Il piacere secondo Duddy Wonders

Gianfranco Massa
Aug 27, 2017 · 5 min read

Mi piacerebbe svegliarmi e avere una persona che riposa accanto a me.

Mi piacerebbe guardarla e sapere che quel riposo è quello che ha lungamente inseguito. Così com’è stato per me. Che in quel riposo centriamo noi. E quello che di buono ci stiamo facendo.

Mi piacerebbe andare in cucina e scoprire che non c’è cosa più desiderabile che preparare il caffè. Per me e per lei. Perché lei riposa e deve continuare a farlo. E io sono sveglio per godermi questa consapevolezza.

Mi piacerebbe camminare per le vie di un paese dove ci si saluta. Non si conversa. O almeno non per forza. Ci si saluta, invece, e lo si fa sorridendo. Sempre. Anche così si riesce a capire di essere approdati a un luogo di pace.

Mi piacerebbe parlare con Dio. Sapere che cosa ne pensa. Sentire se ha dei buoni consigli da dare. Domandargli le prime cose che mi passano per la testa. Ad esempio su quale pianeta gli piacerebbe villeggiare se venisse a stare per un po’ nella nostra galassia?

Mi piacerebbe chiamare Theodor Loving quando entrambi avevamo 15 anni ed eravamo migliori amici. Chiedergli di andare insieme verso le montagne che si vedono sullo sfondo di Market Avenue a bordo di quella specie di trabicolo-motociclo che gli aveva regalato suo padre, Mr. Loving. Saltare su a bordo. Provare insieme ad arrivare a quelle montagne, sapendo di già che alla fine di Market Avenue o poco dopo torneremo verso casa senza averle raggiunte. Che amico grande sei stato Theodor. Quanto mi sono sentito sicuro assieme a te.

Mi piacerebbe una volta o l’altra fare ritorno a Monterey. Sulla spiaggia. A pochi passi da dove s’incontrano le foche. Con l’Oceano Pacifico di fronte e una stuoia sotto al sedere. Attorno a me i compagni di gioco di sempre. Marc, Albert, Theodor, John, Luke, Vincent. All’improvviso qualcuno tra loro, forse Albert, mi chiama da lontano. Vuole sapere se mi va di unirmi agli altri per una partita di football sulla sabbia.

Mi piacerebbe salire un’altra volta su quella bicicletta da donna che noleggiavamo al mare in Florida quando ero ragazzino. Mi piacerebbe pedalare dal campeggio dove stavamo assieme ai miei genitori e a mia sorella Carol, arrivando dalla sbarra metallica del camping fino al mare. Una volta arrivato a mare, poi, mi piacerebbe ritornare indietro. E dal campeggio, un’altra volta, andare sempre con la bicicletta fino all’imbocco dell’interstatale 75. Precedere ogni via che incontro alla mia destra, gridando spensierato il nome del personaggio storico a cui è dedicata. Accorgermi che mi ricordo tutti i nomi delle vie in ordine. Tranne quella dedicata al Presidente Truman.

Mi piacerebbe vivere per un po’ in un luogo di sole. Dove se piove si è felici, perché accade raramente. Se c’è il sole si è felici uguale, perché su quello ci si può contare.

Mi piacerebbe ritornare nel Maine, dove sono stato una volta soltanto con mio cugino Vincent. Allora avevamo entrambi 19 anni e lui si era preso una cotta marcia per Dorothy Livingstone: una ragazza di quelle parti, figlia del reverendo avventista di Ogunquit. Allora mi recherei alla casa d’aste che c’è poco più a nord di Casco, sopra il lago Sebago, per fare una piccola offerta segreta per quella vecchia casetta in riva al lago dove mi pare di ricordare vivesse un falegname. Aspettare in silenzio il momento in cui si aprono le buste per valutare l’offerta migliore. Sperare, sperare, sperare di aggiudicarsi quella casetta, fantasticando nel frattempo sul titolo del primo racconto da scrivere lì dentro, mentre osservo placido il lago Sebago dalla finestra a bovindo in salotto.

Mi piacerebbe avere una moto di piccola cilindrata. Anche un po’ sgangherata. Come quella di Theodor Loving, perché no? Con quella andare in giro per Boston, la città dove abito adesso, e sentirmi di nuovo libero.

Mi piacerebbe andare a piedi in un posto lontano. Fermarmi a parlare con le persone che incontro lungo la strada. Sapere che cosa pensano della vita. Sapere che cosa attendono ancora che accada.

Mi piacerebbe guardare a tutto quello che mi è successo, compresa quella storia d’amore e veleno con Diane, e scoprirmi capace soltanto di sorriderne. Diane, ovunque tu sia, spero sinceramente tu stia ridendo. Di già. Da un pezzo. Di gusto.

Mi piacerebbe sentire qualcuno dire che qualunque cosa dovrà ancora venire .. Beh non potrà che essere meravigliosa.

Mi piacerebbe entrare in un saloon e scoprire che là dentro stanno girando un film. Anche se da fuori non si sarebbe detto affatto. Mi piacerebbe guardarmi tutt’attorno, osservare le persone impegnate nelle riprese dallo specchio dietro al bancone del saloon. Scoprire all’improvviso che la protagonista di quel western è mia madre da ragazza.

Mi piacerebbe fermarmi a parlare con un giovane insicuro e dargli qualche consiglio sincero, senza mai utilizzare il verbo dovere. Né la parola responsabilità. Accorgermi, poco dopo averlo congedato, che quel ragazzo somiglia tremendamente a come mi sentivo io a quell’età. A come ricordo di essermi sentito.

Mi piacerebbe ballare una volta ancora con quella donna incontrata per caso in una milonga a Buenos Aires. Ballare di nuovo con lei un tango. Uno soltanto. Chiederle nuovamente come si chiama, dopo che abbiamo finito di ballare. Trovare il coraggio di dirle, mentre si appresta a uscire dal locale “Rocio lei è stata senza dubbio una delle donne più importanti della mia vita” (scoppiare a riderne insieme. Abbracciarla e in segreto piangere sulle sue spalle in movimento, mentre accennano un ultimo dolcissimo lento di commiato).

Mi piacerebbe gridare a quella ragazza coi capelli neri e gli occhi verdi che incontro ogni tanto giù al bar vicino alla fermata dell’overground “Hey tu! Possibile che non hai ancora capito che t’amo?”

Mi piacerebbe abbandonare tutto quello di cui mi occupo per vivere. Trovare il coraggio di farlo anche soltanto per qualche ora. Comportandomi, però, come se lo stessi facendo per sempre.

Mi chiamo Duddy Wonders. Vivo a Boston. E sì. Credo proprio che tutte queste cose, che non sono affatto cose, mi piacerebbero parecchio. Mi renderebbero, a modo loro, felice.

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