With no reward

A special thanks goes to Stefano Breviglieri for his great help in translating

There was once a pupil who would bring his most prized treasures before his teacher every day.

However, the teacher would never look at those treasures for what they were.

On the contrary, he would often mock them and belittle them, labelling them too many times with words best suited for flaws.

For a long time the pupil didn’t pay heed to what happened, and he liked to think that must be a proof. “If I wait, I will be certainly spared from any further. Then I will receive my reward”.

However, things would keep carrying on in the same way. The pupil would lay all his treasures before his teacher every morning, and the teacher would keep mocking them.

With time, the pupil had become sad. More and more, with every passing day.

Until one day, when he had become too gloomy and heavy-hearted, he decided to go to his teacher and face him.

When they met, one before the other, the pupil said with sincere grief to his teacher “how could you crush everything I gave you? How could you ignore everything I put to your service, my passion, my intelligence, my strength? And how could you reject what mattered most, my beauty and my youth, that I gifted you with all the same?”

The teacher listened to those words, and kept looking at his pupil. Standing before that silence.

At last, he, the teacher, said with sincere grief “I apologise for what was. And, before that, for not being a true teacher. Because I should have rewarded what you gave me with the gold of my coffers. With the dexterity acquired with my long training. With the knowledge implied by my white hair. But the truth is, my coffers are empty. My gait is clumsy and unsteady now. And my hair holds no true wisdom. So, go. You’ll find what you seek elsewhere. Or stay, if you want. And know you’ll still have much to give. With no reward”.

[Italian Version _ Senza ricompensa

Vi era un allievo che ogni giorno portava al cospetto del suo maestro i suoi tesori migliori.

Il maestro, tuttavia, non guardava mai a quei tesori per ciò che essi erano veramente.

Spesso, anzi, costui se ne prendeva gioco, sminuendoli. Chiamandoli troppe volte coi nomi che si è soliti dare ai difetti.

Per lungo tempo l’allievo non era sembrato badare in alcuna maniera a quel che accadeva, avendo anzi e spesso pensato fra sé: “è questa una prova senza dubbio. Se attenderò ancora un poco, ne verrò sicuramente sollevato. E là, dunque, avrò la ricompensa che sarà valutato giusto darmi”.

Le cose, però, continuavano a svolgersi sempre allo stesso modo. L’allievo riversava ogni mattino tutti i suoi tesori al cospetto del maestro e il maestro proseguiva a prendersene scherno. Ignorandoli.

Col tempo, così, quell’allievo aveva cominciato a essere triste e assorto. Ogni giorno un po’ di più. Finché un mattino, quando ormai si era fatto troppo cupo e troppo pesante, aveva deciso ch’era giunto il momento di recarsi dal maestro e affrontarlo.

Quando i due si erano trovati, dunque, uno al cospetto dell’altro, l’allievo aveva detto con sincero dolore al maestro: “come hai potuto calpestare ciò che così generosamente ti ho donato ogni giorno? Come hai potuto trascurare ciò che ogni mattino ho messo al tuo servizio: la mia passione, la mia intelligenza e la mia forza?!? E come hai potuto rigettare ciò che più di tutto questo valeva e vale e, cioè, la mia bellezza, la mia gaiezza e la mia gioventù di cui parimenti ti ho fatto dono per tutto questo tempo?!?!?

Il maestro aveva ascoltato ciascuna di quelle parole, restando poi a guardare l’allievo. Stando innanzi a quello in silenzio.

Infine, dopo aver profondamente meditato, proprio lui, il maestro, aveva detto con sincero dolore: “ti chiedo perdono per quello che è stato. E prima ancora per non essere stato tuo vero maestro. Poiché avrei dovuto ripagare quello che tu hai donato a me con l’oro dei miei forzieri. La destrezza acquisita per via del mio lungo allenamento. La sapienza della mia canizie. La verità, però, è che i miei forzieri sono vuoti. Il mio incedere goffo e impacciato oramai. E il colore dei miei capelli falsa saggezza. Va’ dunque. Troverai quel che cerchi altrove. Oppure, se vuoi, resta. Sapendo che qui dovrai donare ancora molto. Senza ricompensa”]

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