The Design Necessity

Gianni Sinni
Sep 30, 2018 · 4 min read

Il design come risorsa strategica: il Federal Design Improvement Program (1972–1981)

La discussione sulla necessità da parte degli stati di adottare un’immagine visiva efficiente è stata, negli ultimi decenni, dirottata in buona parte sul dibattito relativo al nation branding, ma la ricerca di un sistema di comunicazione strategico nazionale è ben precedente. La costruzione dell’identità nazionale, d’altra parte, è passata spesso attraverso una vera e propria “invenzione di una tradizione”, dice Hobsbawm, e non c’è pertanto da meravigliarsi se il sistema di segni di riferimento si sia indirizzato preferibilmente al recupero di elementi grafici storicizzati, per una sorta di atavismo visivo o “inerzia storica”. Non sono molti i paesi nei quali lo stato ha scelto di rappresentarsi con la “modernità” di un progetto di design coordinato.

“There should be no doubt that the Federal Government has an appropriate and critical role to play in encouraging better design”, è la dichiarazione con la quale il presidente statunitense Richard M. Nixon dà il via, il 16 maggio 1972, al Federal Design Improvement Program (FDIP), il più vasto programma di design per la pubblica amministrazione mai intrapreso fino ad allora da un governo. In quel mese di maggio del 1972 viene infatti lanciato dall’amministrazione Nixon il progetto del FDIP, con la direzione di Nancy Hanks e gestito dall’agenzia National Endowment for the Arts, allo scopo di coordinare tutto ciò che nelle agenzie federali afferisse al design: dall’architettura e dal design degli interni (Federal Architecture Project, attivo fino al 1977) fino alla comunicazione visiva (Federal Graphics Improvement Program, attivo fino al 1981).

Il FDIP ebbe un enorme impatto sul progetto d’identità pubblico, pur non riguardando strettamente il governo centrale, con progetti che sono rimasti pietre miliari nella storia della grafica, tra i quali possiamo ricordare l’identità visiva per il National Park Service progettata da Massimo Vignelli, quella della NASA realizzata da Danne & Blackburn, lo standard dei pittogrammi per il Department of Transportation realizzati da AIGA, il nuovo logo dell’U.S. Postal Service e la standardizzazione della segnaletica autostradale. In totale, ben quarantacinque agenzie federali rinnovarono la loro identità e la loro comunicazione nel periodo di attività del programma.

Lo stato del redesign grafico delle agenzie federali nel 1975 (“Federal Design Matter” n. 4, luglio 1975, pp. 3–4)

All’imponente sforzo progettuale corrispose anche una copiosa produzione editoriale, con pubblicazioni affidate agli stessi nomi d’eccellenza del design chiamati a collaborare, a scopo divulgativo e formativo per promuovere la “necessità del design” presso le amministrazioni federali. The design necessity è infatti il titolo del primo volume della serie, curato da Chermayeff e soci e uscito nel 1973, che riporta la dichiarazione d’intenti sui benefici del design per la pubblica amministrazione elaborata dalla prima Federal Design Assembly. Si tratta di un decalogo che, non possiamo fare a meno di notare, mantiene a oggi del tutto inalterata la sua attualità:

  1. Che ci sono criteri validi e comprovati da applicare nel giudicare l’efficacia del design.
  2. Che il design è un requisito urgente, non un’aggiunta cosmetica.
  3. Che il design può far risparmiare denaro.
  4. Che il design può far risparmiare tempo.
  5. Che il design migliora la comunicazione tra le persone.
  6. Che il design semplifica l’uso, semplifica la produzione, semplifica la manutenzione.
  7. Che la necessità del design è riconoscibile in progetti che variano in scala e complessità da un francobollo a un sistema autostradale nazionale.
  8. Che l’assenza di design è un pericoloso tipo di design. Non progettare significa subire le costose conseguenze del progetto predefinito.
  9. Che, in ogni progetto, designer e funzionari governativi si impegnino a raggiungere lo stesso obiettivo di base, la prestazione.
  10. Che la progettazione efficace dei servizi pubblici è essa stessa un servizio pubblico essenziale.

A questa prima pubblicazione si aggiungeranno, fra le altre, Grids di Massimo Vignelli (1978), Design Standard Manual di Bruce Blackburn (1977), Managing Facts and Concepts di Aaron Marcus (1983), Graphic design for Non-Profit Organizations (Laundy & Vignelli, 1980) e la rivista “Federal Design Matters” di cui uscirono una ventina di numeri dal 1974 al 1981.

Il programma, che sarà finanziato dalle successive amministrazioni Nixon, Ford e Carter, cesserà definitivamente nel 1981 con l’inizio della presidenza Reagan. A qualche decennio di distanza possiamo vedere come l’eredità più significativa lasciata in dote al paese dal FDIP non riguardi solo il lascito progettuale, ma piuttosto, pur con i suoi alti e bassi, il processo stesso di introduzione del design all’interno dell’amministrazione federale.

Una versione di questo testo è pubblicata in Gianni Sinni, Una, nessuna, centomila. L’identità pubblica da logo a piattaforma, Quodlibet, 2018, pagg. 176. ISBN 978–88–229–0165–1

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