Incontrare Margherita. (Il Maestro e Margherita, M. Bulgakov)

In una viottola della Russia, ad aspettarmi con un cesto di fiori gialli pieni di luce, ho incontrato Margherita Nikolaevna. Lei, da parte sua, non stava aspettando me, ma il Maestro, ma questa è un’altra storia.

Ciò che è importante raccontare adesso è come Margherita abbia incontrato me e, soprattutto, di come sia pronta ad incontrare tutti voi. Forse potrete capirmi quando parlo di opere o personaggi che sembrano approdare nella vostra vita proprio al momento giusto. Che questa sia un’idea romantica di cui ci persuadiamo o che esistano realmente “incontri letterari” organizzati da un destino che non gioca con le coincidenze, ha poca importanza, perché ciò che ne deriva non cambia. La sensazione che l’autore non ci stia semplicemente parlando, ma abbia scrutato la nostra anima ancor prima di noi, e ci abbia messo di fronte a verità che ignoravamo o preferivamo non vedere, resta impagabile. E anche un po’ fastidiosa, a dire il vero.

Per me, incontrare Margherita, tra le pagine del romanzo Il Maestro e Margherita, frutto della sconfinata fantasia di Michail Bulgakov, è stato, debbo ammetterlo, un po’ fastidioso, ma senza alcun dubbio quanto di più liberatorio e rassicurante ci possa essere. Margherita è una giovane donna a cui apparentemente la vita ha dato in dono tutto ciò che servirebbe per essere felici: una vita agiata, un marito innamorato, una palazzina col giardino nella capitale russa, con annessa servitù. Non le mancano denaro, una buona posizione sociale, un amore duraturo. Eppure “dacché si era sposata, a diciannove anni, ed era capitata in quella palazzina, non aveva mai avuto un momento di felicità”. Margherita non riesce ad essere felice, e il pensiero che “dovrebbe” esserlo non può mutare il suo sentimento. La felicità non è la somma aritmetica di un’equazione composta da precisi e determinati fattori, e se volessimo proprio parlare di fattori, non potremmo pretendere che questi siano gli stessi per sette miliardi di persone sulla Terra. Nessuno nega che si possa essere felici in una palazzina col giardino al centro di Mosca ed un matrimonio tranquillo, semplicemente Margherita non lo è. Semplice, se si considera come la felicità sia qualcosa di forse realmente impossibile da poter descrivere in parole, e che non può autenticamente ancorarsi ad una palazzina o al denaro, ma ai soli desideri del cuore. Volendo citare Donna Tartt, “il cuore non si sceglie”, e fin qui nessuna obiezione, ma come la stessa Tartt ci fa notare nel suo capolavoro Il Cardellino, il vero problema è quando il cuore ci mette di fronte a scelte difficili, scelte che forse potrebbero portarci dritto verso un falò di rovina o, nel caso di Margherita, al ballo di Satana. Ed allora, che fare? Riconoscere, per quanto scomodo possa essere, il proprio io più profondo e seguirlo, nonostante tutto? La scelta è ad ognuno, ogni giorno, e sarà sempre diversa, sempre difficile; tuttavia Margherita dà la sua risposta. E la sua risposta è un semplice e meraviglioso sì, un volo (letteralmente parlando) in cui lanciarsi senza timore, perché una volta che si è scelti la propria risposta, quale essa sia, la strada è dritta in discesa. O in salita verso il cielo stellato, nel caso di Margherita, a cui Bulgakov fa impugnare una scopa magica, diventare una strega e spiccare il volo verso il suo vero amore, il Maestro. La sua non è follia d’amore, Margherita non è una giovane infatuata disposta a tutto, a sacrificare se stessa, pur di raggiungere l’amato ma, in un certo senso, è l’esatto contrario. Margherita è invece una donna consapevole dei suoi desideri, e disposta a tutto per realizzarli e raggiungere la sua di felicità, insieme a quella del Maestro. Ci sarà forse una punta di egoismo in questo amore, ma è tutto meno che vero egoismo; è invece una visione dell’amore forse più pura, in cui per amore si decide di essere liberi e si è liberi perché si può finalmente amare, e in cui l’amore non si fa pretesto di sacrificio, ma di ribalta. Di desiderio di cambiamento e di abbracciare una nuova realtà, la realtà che realmente ci renderebbe felici, e non sentirci in colpa se questa non comprende palazzine e mariti amorevoli.

La più profonda poesia dell’essere di Margherita non sta solo nella sua risposta, ma anche nel modo in cui ella abbandona la sua vecchia realtà, sta nel modo in cui la sua anima legge il mondo. Con la leggerezza che così bene descriveva Calvino, “la capacità di planare sopra le cose, non avere macigni sul cuore”. E’ questa la leggerezza che avvolge il cuore di Margherita, che la rende capace di volare planare sopra le cose, sopra il suo presente e la sua realtà, guardando all’immenso di cui la sua piccola esistenza è parte, ma senza per questo perderne l’essenza. E’ difficile spiegare in parole una leggerezza che forse non è mai realmente raggiungibile, ma a cui possiamo ambire e guardare con speranza, e che forse è il solo elemento che può aiutarci a riconoscere i desideri del nostro cuore in modo pacifico, di abbracciare con più serenità la felicità che il nostro cuore ha conosciuto prima di noi. Tra il tanto, è anche di questo che Margherita si fa voce, della “possibilità di rivoluzionare la propria vita ogni minuto che passa”, usando Vanilla Sky, seppur nel nostro piccolo, seppur non decidendo di diventare streghe o partecipare al ballo di Satana.

Nel momento in cui leggendo vi renderete conto di aver fatto luce anche solo tiepidamente su angoli della vostra anima che, come la nostra giovane strega, potevate beatamente ignorare o non voler conoscere, sarete già andati incontro a Margherita, che è solo uno degli infinitesimali infiniti microcosmi di bellezza e interpretazione che Bulgakov offre nel suo capolavoro.

Ed allora vi auguro di incontrare presto la vostra di Margherita, che sia tra le strade della Russia, di questo mondo o di qualsiasi universo le pagine di un libro possano ingabbiare, quando meno ve l’aspettate, pronta a leggere la vostra anima, dispiegando dinanzi a voi, ancora una volta, l’universale potenza della letteratura.

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