A Singapore ho visto il futuro

…ed ho praticamente smesso di usare i social.


Lo scorso autunno, dopo ruggenti anni di scorribande sui social network, ho chiuso tutto. Mi sono disconnesso da Facebook, ho tolto l’app di Twitter dal telefono. Viaggiavo ad una media di 5 tweet al giorno da circa 4 anni. Meno male che ho smesso... Sono impressionato.

Motivo numero uno per il quale ho chiuso tutto: i social si erano presi la mia vita.

Avevo seguito il boom degli smartphone e senza rendermene conto condividevo tutto. Troppo… e si sa, quando condividi tutto, ad un certo punto arriva lo stronzo semi-sconosciuto che ti scrive:

“Hey, ti ho scritto su Facebook, ho visto che sei sempre online, perchè dopo tre gg non mi hai ancora risposto?”

Probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con ampio ritardo, mi ero accorto, che avevo sbagliato qualcosa di basilare nell’uso dei social. Ero ubriaco di sharing, di like, di tweet e di notifiche. Ero dipendente.

Stay offline e stai felice, mi son detto. E così ho fatto.

Probabilmente se non fossi stato a Singapore, il messaggio ricevuto del semi-sconosciuto mi sarebbe scivolato via, non lo avrei letto veramente. Mi sarei limitato ad un wink ;) e diplomaticamente avrei condiviso un altro tweet o un’altra foto. Inutili, ma sempre buone per tirare su likes in qualche social network.

Motivo numero due. Singapore appunto. Una città di automi. Ne avevo sentito parlare, della pulizia, della sicurezza, della perfezione, di quanto fosse fica e futuristica. Ok. Mettiamo da parte la pulizia, mettiamo da parte i grattacieli e i centri commerciali. Tutte figate spaziali.

Persone nella metro di Singapore. — copyright Giorgio Fochesato

Parliamo delle persone di Singapore o parliamo dei loro telefoni o dei loro smartphone. Perchè tanto non fa differenza. A Singapore ho visto il futuro e ho rabbrividito. E’ sufficiente fare un giro in metro per capire quanto i telefoni abbiano rovinato la gente. Ho visto gente camminare per strada tenendo un tablet a due mani, senza guardare dove camminava pur di non perdere l’ultima puntata di The Voice. Non importa se devi scontrarti con qualcuno, l’importate è non togliere mai lo sguardo dal tuo amico rettangolare, meglio se da 10 pollici.

Ho visto gente scorrere pagine dello smartphone per minuti interminabili, senza fare nulla, senza aprire nessuna app. Semplicemente fare avanti e indietro con il pollice e lo sguardo perso sul monitor del telefono. Avanti e indieto. Avanti e indietro, senza fare nulla. Ho visto gente giocare a Candy Crush in ogni angolo della città, in qualsiasi momento. In fila al McDonalds, sulle scale mobili, salendo sulla metro. Dire “Hi” all’amico, abbassare lo sguardo, esplodere tre bolle, tirare su gli occhi e dire “How are you”, abbassare lo sguardo ed esplodere altre tre bolle. Via così, una conversazione fatta di bolle esplose, più che di concetti espressi.

A Singapore non fai nulla senza interagire con lo smartphone. Ho visto scene sui treni dove eravamo in trenta persone e gli unici che si guardavano attorno eravamo io e la mia ragazza. Tutti gli altri avevano lo sguardo verso il basso e via di internet, in rigoroso silenzio. Tombale. La gente a Singapore non usa il telefono per telefonare, non ho visto nessuno telefonare. Ho visto solamente gente sfondarsi di Facebook e giochini cretini. Non parliamo dei libri o dei giornali. Cinque giorni a Singapore e abbiamo visto solo una persona con un libro. Ho ancora il dubbio che fosse un’allucinazione.

Ecco. Mi sbaglierò e sembrerò poco aperto di mente, ma molto meglio i treni italiani dove a quattro file di distanza c’è quello che urla al telefono parlando del piatto di lasagne con la madre. Almeno comunichiamo. Evviva la caciara.

Quindi “grazie Singapore” per avermi dato la consapevolezza che smartphone e tablet ci stanno rovinando, non parliamo più, ma digitiamo un casino. Ho visto il futuro e ora so che si vive meglio nel passato.

Stay offline.

(ma prima retweeta questo post)

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