Hijab e sneakers è il girl power delle A-Wa

Tair, Liron e Tagel sono tre sorelle ebree di origini yemenite che riempiono i club di Tel Aviv. Con i loro pezzi fra tradizione e hip-hop fanno ballare la gioventù israeliana cantando in arabo

S i scrive A-Wa, si pronuncia Ay-Wa e in slang arabo significa “sì”. Ma soprattutto A-Wa è il nome del trio composto da tre sorelle ebree yemenite, Tair, Liron e Tagel Haim (rispettivamente 32, 30 e 26 anni), che con i loro ritmi arab folk e hip hop riempiono i club di Tel Aviv e fanno ballare migliaia di ragazzi nei vari festival del globo. Hijab e djellaba ricamati da vere regine del deserto, tute hip-hop con motivi optical e sneakers, si presentano così le A-Wa ai loro concerti. E ad ascoltarle ci sono folle altrettanto composite per stili, gusti estetici e provenienze. Hipster, famiglie con bambini, giovani, vecchi, polacchi, francesi, israeliani, marocchini, non ha molto importanza chi tu sia e da dove tu venga. L’unica cosa che conta è che ti piaccia la musica.
 E il métissage che carattarizza le A-Wa ha conquistato anche i media internazionali. Magazine e quotidiani francesi come Le Monde hanno già pubblicato recensioni entusiastiche del primo singolo “Habib Galbi” (quasi 4milioni di visualizzazioni su YouTube), mentre, dall’altra parte dell’Oceano, Rolling Stones Usa le ha indicate fra i dieci artisti da conoscere e tenere d’occhio. Un ottimo risultato per essere solo il primo album. 12 tracce — oltre ad “Habib Galbi” che dà il nome all’intero disco e a due remix di P.A.F.F e Kore — che Tair, Liron e Tagel hanno recuperato dai canti della tradizione yemenita e contaminato con sonorità elettroniche, dance e ritmi hip hop. Un viaggio sonoro e culturale che presto farà tappa anche in Italia, all’Ariano Folkfestival, dove le A-Wa si esibiranno il 19 agosto nell’unica data italiana del loro tour europeo estivo realizzata in collaborazione con FramEvolution — World Music Management.

Che Tair, Liron e Tagel siano israeliane di origini yemenite e cantino in un dialetto arabo, è molto più di una scelta artistica. La loro identità è il frutto 50 anni di cambiamenti storici. Tra il 1949 e il 1950, infatti, dopo la nascita di Israele, ci fu una massiccia immigrazione di ebrei dai Paesi arabi. Più di 200mila persone provenienti dal Marocco, dall’Algeria, dalla Tunisia, dalla Libia, dall’Egitto, dal Libano, dall’Iraq, dalla Siria e dallo Yemen lasciarono le loro case per trasferirsi nel nuovo Stato. Di queste circa 50mila erano ebrei yemeniti arrivati in Palestina per via aerea grazie a un’operazione denominata Tappeto Volante. I loro antenati avevano vissuto nelle lande meridionali della penisola arabica per circa duemila anni, e molti di loro, provenendo da comunità poverissime, prima di quel momento non avevano mai visto un aeroplano.

Dallo Yemen a Tel Aviv. Ci raccontate qualcosa di voi e della vostra famiglia?
 Tutto inizia nel 1949 quando i nostri nonni emigrarono dallo Yemen e si trasferirono in Israele. Per la precisione a Gedera, una città nella zona centrale del nuovo Stato. Ebbero dieci figli, uno dei quali era nostro padre. Noi invece siamo cresciute in un piccolo villaggio della Valle di Arava chiamato Shaharut, nel sud di Israele, non troppo lontano dal confine egiziano. Shaharut è un posto bellissimo, magico, vivevamo circondate da animali, cavalli, cammelli, polli, anatre. La nostra infanzia nel deserto è stata meravigliosa… (l’intervista continua su left.it)

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