Carissimo Giovanni se un po’ leggi la mia narrazione e quello che ho fatto e detto da attivista…
Matteo Tempestini
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Evidentemente non sono riuscito ad esprimere quello che volevi dire, e avevo capito il tuo pensiero che, in buona parte, condivido. La critica di base che sollevo al civic hacking è il fatto di vedere lo strumento tecnologico come elemento prioritario e sine qua non per poter affrontare le sfide della nostra società. A mio avviso, anche per le esperienze di cittadinanza che ho potuto conoscere più da vicino, le priorità sono altre. C’è bisogno soprattutto di fornire strumenti critici, di lettura della complessità, e metodologici per poter partecipare proattivamente alla sua gestione. C’è bisogno di capacità di dialogare, di condividere idee e punti di vista diversi, di affrontare e gestire positivamente i conflitti, di sintetizzare proposte e soluzioni condivise. C’è bisogno di imparare ad essere cittadini attivi e preparati a comprendere e gestire il “bene comune".

Senza nulla togliere al valore e alla bontà di tante iniziative di civic hacking, mi auguro che crescano le comunità di persone in grado di creare sin-tesi di idee sul merito delle questioni, oltre che sugli strumenti per poterle gestire.

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