Galeotta fu la fanfiction

#lamiastoriaconinternet — un po’ come tutte quelle che scrivo — è d’amore ed è infinita.

Ricordo bene quando in prima media andai da mio padre, chiedendo: “Papà, a Natale mi regali un computer? Mi servirebbe per fare ricerche in Internet per la scuola” e poi tornata dalle lezioni, restavo a giocare a The Sims fino a mezzanotte.

Ricordo le conversazioni di Messenger con il nickname a caratteri minuscoli e maiuscoli alternati (perché tutto minuscolo era da sfigati) e i post di 4chan che i miei amici sfogliavano furtivamente il pomeriggio, invece di fare i compiti.

Ma soprattutto ricordo bene la prima sera in cui scrissi la mia prima fanfiction per un sito web. Era il lontano 2004, ogni settimana divoravo decine di puntate di telefilm assieme alle Wacko’s e avevo già la penna facile.

Buttai giù la sceneggiatura di un episodio, poi di un altro, fino a mettere insieme diverse stagioni. Forse non si tratterà di un gran esordio letterario, eppure è da lì che sono partita per arrivare alla poesia e alla narrativa.

Non da un diario custodito nel comodino ma da Microsoft Word.

Da Myspace e da WordPress.

La rete è lo strumento che mi ha permesso di coltivare la mia passione per la scrittura. Di aprire il mio blog.

Di lavorare come Copywriter e di farmi conoscere come autrice.

Certo, all’inizio non è stato facile: tra un imprevisto e l’altro ci ho messo quasi dieci anni per trovare la mia strada. Ma ora che finalmente credo di averla imboccata, mi chiedo: sarebbe stata la stessa, se mio padre non mi avesse comprato quel computer? Se non avessi scritto quella fanfiction?

Probabilmente, no.

E allora pazienza se ogni tanto mi arrabbio perché c’è chi legge i libri sul Kindle (mentre io non so rinunciare all’odore della carta) o se, quando devo compilare dei documenti, mi rendo conto che la mia calligrafia è peggiorata a furia di digitare lettere su una tastiera.

Perché a discapito del mio animo vintage e della vistosa libreria che ho in camera da letto, oggi più che mai posso dire di essere un’orgogliosa figlia (e professionista) del Web anch’io.

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