John Wick: i miei pancakes

Oggi parliamo di cucina: amo la cucina, ma soprattutto amo mangiare e credo che non ci sia niente di meglio di una bella ricetta. Avete presente quel piatto che vi piace tanto ma c’è sempre un vostro amico che lo sa cucinare meglio di voi? Bene, se di pancakes si parla, sappiate che ho molti amici che mi reputano l’idolo indiscusso dei pancakes e credo che queste cattive persone mi invitino a casa loro solo per cucinargliele; però se c’è una cosa assurda in tutto questo è che la ricetta dei pancakes è semplicissima, ma allora cos’è che rende i miei pancakes, i miei pancakes?

Lo fisserei tutto il giorno ma dovrei anche parlare di John Wick

Facciamo un esempio. La ricetta del cinema “action” è molto semplice: prendi un protagonista e un antagonista, aggiungete un espediente quanto basta o se siete sprovvisti di fantasia puntate a rendere tutti un po’ più folli(funziona sempre), lasciate lievitare lo spettatore in una introduzione di 20 minuti a basso ritmo per poi iniziare una serie interminabile di mazzate. Alla fine avrete il vostro film action. Ma come spesso accade anche per le ricette più semplici, il risultato non è come ve lo aspettavate.

Da accompagnare con del calcestruzzo per mandarla giù

E qui arriviamo a John Wick.

John Wick è una ricetta riuscita, dal primo all’ultimo ingrediente, in grado di sorprendere nella sua prevedibilità. Un film che riscopre un modo di fare action anni ’80, che fa della sua forza la sceneggiatura e una regia che rende il montaggio invisibile anche nei combattimenti più accesi.

E questo è per il mio Beagle!

Il mondo apparirà in un primo momento surreale, con una società criminale estremamente strutturata con leggi, infrastrutture e non di meno una propria moneta; perché se il crimine paga lo fa con il proprio oro, non ci sarà da sorprendersi se montagne di dollari verranno bruciate, quei dollari sono solo carta straccia senza alcun valore nel sottobosco criminale.
Le leggi che regolano il crimine saranno chiare allo spettatore e quel surrealismo iniziale farà spazio ad una realtà alternativa in cui lo spettatore si immergerà per tutta la durata del film.

John in un faccia a faccia con l’unico uomo che lo ha messo in difficoltà

Parliamo un po’ della trama.

Dopo l’improvvisa morte della moglie, John Wick (Keanu Reeves) riceve dalla donna un ultimo regalo: un cucciolo di beagle accompagnato da un biglietto che lo esorta a non dimenticare mai come si fa ad amare. Ma il profondo cordoglio di John viene interrotto quando la sua Boss Mustang del 1969 attira l’attenzione del sadico malvivente Iosef Tarasof. Quando John si rifiuta di vendere la macchina, Iosef e i suoi tirapiedi irrompono in casa sua, rubano l’auto, picchiano John fino a fargli perdere i sensi e uccidono il cucciolo. La banda non sa però di aver risvegliato uno dei più crudeli assassini che la malavita abbia mai conosciuto.

Detto questo, passi i primi venti minuti a vedere questo stronzo perdere la moglie, venire malmenato da russi che gli fottono la macchina e gli ammazzano il cane; e allora ti incazzi non tanto perché a sto qui gli capitano tutte queste sventure, ma perché sai già dove il film andrà a parare: sai che in fondo lui si incazzerà e che deciderà di far fuori tutti. E fino a qui hai ragione! L’unica cosa che ancora non sai è che John è già l’assassino più spietato che la malavita abbia mai avuto e adesso che dei stronzetti russi hanno tolto l’unica cosa lo legava alla promessa fatta alla moglie, non ci sarà niente che lo fermerà, ucciderà chiunque: i russi, me, te e quegli stronzi che mi chiedono i pancakes. Baba Yaga è tornato.

L’introduzione al personaggio di John Wick vale l’intera visione del film: breve, maestosa, quasi musicale con quel ritmo scandito dal martello che si infrange sul pavimento, come a simboleggiare che qualcosa è stato seppellito, qualcosa che solo l’odio e la rabbia potranno riportare alla luce. Adesso non c’è più niente che tiene legato John a quella promessa e non ci sarà più una redenzione, che abbiamo avuto e ci è stata tolta.

Ormai resta lo sprofondare nell’oscurità.

La descrizione di tutti gli altri personaggi è puramente fumettistica, ne risultano da subito stereotipati ma con il proseguire del film non mancheranno le occasioni che andranno ad arricchire ogni personaggio con delle piccole sfaccettature: nello specifico ho amato il personaggio di Marcus (Willem Dafoe). La sua amicizia con John gli avrebbe permesso di completare la sua missione facilmente (“Alla fine siete solo intimi” citazione memorabile) eppure durante il film lo troviamo in scene ambigue, perché se da una parte poteva completare la sua missione, dall’altra rischiava che a completarla fosse qualcun altro. E questo lo ha legittimato a sabotare i suoi stessi piani. Cosa avrebbe fatto se le cose fossero andate diversamente? Sarebbe riuscito a concludere la sua missione? Beh, non lo sapremo mai…

Che dire di più? John Wick non è un capolavoro. È semplicemente quel cinema di intrattenimento che non si arrende a stupide pacchianate, che cerca l’arte aprendosi al fumetto. È un film che vi farà sicuramente divertire e che non mi stancherò di consigliare nelle serate tra amici per godersi anche delle scene d’azione come poche se ne vedono ormai, ma anche per far capire a questi spacconi dell’ action di oggi che se si vuole fare cinema action la ricetta è semplice e come per i miei pancakes basta seguire la ricetta senza perdersi in esplosioni insensate o inutili esagerazioni.

John Wick è essenzialmente questo: una piccola perla del revenge movie, che come ogni film di vendetta va servito freddo.