Un euro, solo un euro

Cocco Belo — Cocco Fresco. Ma chi gliel’ha insegnato, mi viene da pensare mentre lo vedo, da lontano, arrancare sulla sabbia bollente. Negli ultimi quindici anni l’avrò sentito dire a boh, cinquemila mediorientali. Cocco Belo — Cocco Fresco: una formula unica, sempre la stessa. Cosa fanno, se la insegnano a vicenda? Fanno prima un sopralluogo, osservano come si comportano gli altri Venditori di Cocco Belo e poi, una volta pronti, entrano in azione? Oppure c’è una enorme setta di egiziani o di marocchini che accoglie le nuove reclute e insegna loro le tecniche per far colpo sugli italiani?

Immagino dicano: devi chiamare il tuo Cocco Belo, li farà sorridere. Poi aggiungi Cocco Fresco. Loro, gli italiani, arrivati al quarto o quinto dei loro quindici giorni di ferie, ti troveranno buffo, un po’ ridicolo, magari ti faranno anche il verso alle spalle: ah-ah, il Cocco Belo. Poi però ti fermeranno. Un euro. Cos’è un euro per loro che sono al quarto o quinto dei quindici giorni di ferie. Me ne dai un po’?, ti chiederanno. Un euro, risponderai. A quel punto tieniti pronto, arriva: Minchia!, subito seguito da: addirittura!. Deve fare un po’ di scena, l’idiota italiano. Ma tu ormai avrai imparato e glielo lascerai fare. Un euro, solo un euro. Ti pigli l’euro, gli dai un po’ di cocco e ti allontani dall’ombrellone.

Ho immaginato ben poco, a dire il vero: fatta eccezione della parte sulla setta e via dicendo, lo scambio tra l’idiota e il venditore l’ho visto svolgersi davanti ai miei occhi: lui, il marocchino, ora è a qualche metro da me, ha già ricominciato a cantilenare Cocco Belo — Cocco Fresco; l’altro, l’idiota, era mio fratello. Ah ah ah, Cocco Belo, qualcuno lo deride, pare un’eco di quelli messi nei film per rendere l’idea di distanza. In effetti è distante, ormai, non so neppure chi sia stato a fargli il verso. Punto l’orizzonte, lo cerco con lo sguardo: è fermo di nuovo davanti ad un altro potenziale cliente: me ne dai un po’? Gli chiedono. E poi un altro Minchia, un altro Addirittura! e un altro euro per il marocchino.

Così, per chissà quante ore. Io nel frattempo sudo da fermo.

Facciamoci una passeggiata sulla battigia, mi dice mio fratello mentre ancora mordicchia il pezzo di Cocco Belo pagato un euro. Non ne ho voglia ma gli dico lo stesso di sì.

- “Sai che hanno studiato un fenomeno chiamato Summer Sad?”;

- “E che è?”, risponde lui;

- “La depressione estiva: quando si allungano le giornate e si alza la temperatura, a parecchia gente va via la fame, aumenta la stanchezza e se ne va il sonno. L’estate di merda, insomma. Non sono l’unico a pensarlo”;

- “Perché, l’estate per te è una merda? Da quando?”;

- “Io l’estate sono sempre triste”, sottolineo, ma lui un po’ ride, un po’ minimizza;

- “Ah, pure questa. Questa ci mancava”, dice;

Vorrei strabuzzare gli occhi e dirgli ma come, ma in che senso pure questa; quindi sei così distratto, siete così distratti, che nessuno si è mai reso conto che d’estate a malapena riesco ad uscire da casa, fiato il necessario e perdo dieci chili? Glielo vorrei dire ma taccio, meglio così: meglio che nessuno si sia mai reso conto di un cazzo. Dopotutto è quello a cui ho sempre aspirato: illudere il resto del mondo che io partecipi al loro stesso grande gioco: la tranquillità, la quiete di un rapporto privo di quesiti è molto più importante.

Prendimi in giro ma poi dammi un euro. Sì che lo so che Belo fa ridere, so anche che il Cocco è buono, è fresco, ma Belo non si può sentire. L’euro però me lo dai o no, brutto idiota? E allora sia pure che d’estate siamo stati sempre tutti felici, tutto sotto controllo, restiamo qui sulla battigia e facciamoci una risata per l’ennesima scemenza che ho detto. Ma comunque quest’estate ho molta più voglia di uscire: sto andando anche al mare; il mio euro me lo sono guadagnato seppure tu, voi, non ve ne siate accorti.

Tutto questo gli vorrei dire ma taccio. Anzi, qualcosa dico. Dico:

- “Io torno sotto l’ombrellone, mi sento le spalle andare a fuoco. Quasi quasi lo spendo un altro euro, quel pezzo di cocco non era male per niente”.

- “Coco Belo!”, risponde lui.

- “Ah-ah-ah”.

- “Ah-ah-ah”.

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