A Siteria

Girolamo da Schio
Apr 23 · 2 min read
Photo by Finding Dan | Dan Grinwis on Unsplash

A Siteria il viaggiatore arriva dopo tre giorni e tre notti di cammino nel deserto. Per superare le mura non c’è portone, bloccato da offensive e violente lame rotanti ma pozzo, botola, cunicolo, tunnel e una lunga scala di corda.

Tutti al suo interno indossano una benda, e così farà il viaggiatore, quando sarà accolto dal vecchio sultano che vorrà dimostrargli come molte e interessanti cose sono comprensibili non dai documenti, dal colore della pelle o dalle decorazioni della giubba, ma dalla lunghezza della barba, dalla forma delle mani, dai rumori della sacca.

Inestricabile labirinto di vie, potrei raccontare ogni istante a Siteria come intensa fatica o festa duratura. Seppure l’uomo può memorizzare il tragitto che lo porta dalla casa propria a quella dell’amata, del lavoro, o dello svago, ogni incontro è un imprevisto e come tale va trattato.

Se si incontra un bruto, allora il rischio è alto, dalla morte per accoltellamento, alla perdita dei propri vestiti che costituiscono forma tattile e materiale che permette la differenziazione e l’accumulo dei propri ricordi. Se si incontra un fratello, colui che si crede tale, o colui che all’occasione potrebbe diventarlo, si discute del meteo, dei ricordi, di come viaggiare e di come, grazie ad una toppa sui pantaloni, ritrovarsi. Ma se incontrandosi, ci si innamora, si celebra una grande festa ed il matrimonio è immediato poiché senza l’aiuto della vista è più facile perdersi e non ritrovarsi, ed il tempo è infinito, ma non va sprecato.

Arrivai a un matrimonio seguendo i rumori delle campane, percorsi vie ricoperte di sabbia, orientandomi grazie a corrimani di pietra resi lisci dall’uso continuo, interrogando vecchie segnate dalle rughe e giovani con lunghissime unghie. Là dove il rimbombo delle campane era più forte superai una ripida collina e mi unii al popolo in festa. Gonne setose e veli porosi portavano a capelli lunghi e guance dolci. Il rumore dei passi suggeriva un ritmo di danza a cui l’intreccio dei corpi dava sostanza.

Potrei raccontarti, o Kublai, di come gli abitanti di Siteria erano felici e prosperosi grazie alle novità che ogni giorno la città riservava, o di come dalla cima della collina, al suono di campana, la testa di ogni uomo senza benda, lentamente, rotolava.

Girolamo da Schio

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Autore e producer, entusiasta della realtà virtuale. @robatonda & girolamodaschio.it

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