Il Passato, il mio miglior nemico.

L’altro giorno, girovagavo su Internet e mi sono imbattuta in una poesia scritta da Emily Dickinson che mi ha colpito molto. Di solito, non mi entusiasmo facilmente davanti ad un testo poetico. Forse, questa volta è successo, perché mi ha fatto riaffiorare esperienze passate. Parla proprio di questo. Del Passato (uso la lettera maiuscola, perché ormai lo considero un’entità).

“é una curiosa creatura il passato
Ed a guardalo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla Disperazione.
Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!”

è quello che mi è accaduto proprio poco tempo fa. Il passato mi perseguitava e non mi lasciava andare, mi aveva imprigionata. Ma perché? Dopo essere riuscita a disfarmi delle mie ossessioni per un passato che avevo idealizzato perfetto, (da un punto di vista non condiviso dalla persona con cui volevo condividere anche il futuro) sono arrivata a varie conclusioni:

1.Spesso ci ancoriamo al passato, perché rappresenta un porto sicuro. Non siamo esposte alle incertezze e ai cambiamenti che può portare il futuro.

2. In realtà non viviamo il presente, perché ci piace continuare a stare nella nostra “comfort zone” senza sforzi.

3. Bisogna saper riconoscere quando il passato è passato (strano, eh?). Altrimenti, si sconfina nell'autolesionismo.

E come farlo?

In fondo, il presente e il nostro futuro sono il frutto del nostro Passato. E allora, perchè disfarcene se doloroso o poco piacevole? Le esperienze che ho avuto, più o meno memorabili, alla fine hanno fatto di me quella che sono oggi. E ancora sorrido al pensiero di come mi sarei comportata o come avrei agito poco tempo fa.

Il Passato è anche questo. La nostra evoluzione. Il Passato serve e non dobbiamo cancellarlo.

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