Celiachia e sensibilità al glutine: disturbi sempre più comuni




Celiachia e Glutensensitivity

La parola celiachia deriva dal greco κοιλιακός, che significa “addominale”; si tratta di una patologia autoimmune che colpisce l’intestino tenue e che si può verificare in individui di tutte le età, predisposti geneticamente. Solitamente i primi sintomi insorgono precocemente, al momento dell’introduzione dell’alimentazione complementare nel neonato. Diarrea cronica, ritardo della crescita e uno stato di continua stanchezza sono i sintomi più evidenti; tuttavia la sintomatologia può essere assente o colpire organi differenti.

La celiachia è un‘intolleranza permanente del sistema immunitario nei confronti del glutine. L‘assunzione di glutine, anche in quantità minime, provoca nelle persone geneticamente predisposte l’infiammazione cronica dei villi intestinali e la loro conseguente involuzione.

Il glutine è una proteina contenuta nei cereali come frumento, avena, orzo, farro (spelta), segale, kamut e triticale. Sebbene il glutine abbia un valore nutritivo quasi nullo, possiede proprietà utili per la lavorazione ottimale della farina.

Un‘attenta alimentazione senza glutine favorisce la remissione dei sintomi della celiachia.

La sensibilità al glutine (o Glutensensitivity) invece, si manifesta come un’ipersensibilità nei confronti del glutine senza che la persona sviluppi celiachia o allergia al frumento. La sensibilità al glutine può dare sintomi come mal di testa, nausea, disturbi digestivi, stanchezza, dolori muscolari che, dopo un periodo di dieta senza glutine, si attutiscono fino a svanire.

La sensibilità al glutine è un problema più diffuso di quanto si pensi; secondo autorevoli studi, sempre più italiani soffrono di disturbi che potrebbero essere riconducibili alla sensibilità al glutine.

Essere sensibili al glutine significa avere sintomi simili a quelli della celiachia e dell’allergia al grano senza essere affetti da nessuna delle due patologie.

Potrebbe trattarsi di una situazione transitoria che può risolversi dopo un periodo di alimentazione senza glutine non inferiore a 1–2 anni.

La sensibilità al glutine è causa di mal di testa, nausea, irritazione intestinale, stanchezza, dolori muscolari e molti altri problemi a cui, se si ignora la propria condizione di sensibilità, non si sa dare spiegazione.

Prima di cominciare la dieta senza glutine è necessario consultare il proprio medico.




Quanti soggetti sono coinvolti?

Si ritiene che la malattia possa interessare da 1 su 1750 a 1 su 105 persone negli USA. La celiachia è causata da una reazione alla gliadina, una proteina del glutine presente nel grano e da proteine simili che si trovano in altri cereali comuni.

La prevalenza della malattia clinicamente diagnosticata è tra lo 0,05 e lo 0,27%. Tuttavia, studi sulla popolazione indicano che la prevalenza nei bambini può essere compresa tra lo 0,33 e l'1,06% e tra lo 0,18 e l'1,2% negli adulti.

Nelle popolazioni che ricevono cure primarie quando accusano i sintomi gastrointestinali, la prevalenza della malattia celiaca sale a circa il 3%.

Secondo dati pubblicati dall'Associazione Italiana Celiachia, in Italia si stima la presenza di circa 380.000 persone celiache, l'85% dei quali (323.000 individui) asintomatici non diagnosticati, mentre solo il 15% dei malati (57.000 pazienti) soffrirebbe quindi di una forma di celiachia sintomatica. Secondo la Relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia del 2011, a cura del Ministero della Salute, in Italia 135.800 persone si sono sottoposte ai test e sono risultate positive, ma in realtà sono solo un quarto dei celiaci stimati.

Agli individui di origine africana e asiatica raramente viene diagnosticata la malattia, questo mostra una prevalenza molto bassa dei fattori genetici che ne sono responsabili.

La celiachia è una condizione più frequente nelle donne che negli uomini. Altri gruppi di individui che presentano un aumentato rischio di sviluppare malattia celiaca, sono gli individui con sindrome di Dawne di Turner, diabete mellito di tipo 1 e con altre patologie autoimmuni.




Le cause del problema

Tra le cause della celiachia rientrano sia fattori ambientali sia fattori genetici. I fattori ambientali sono rappresentati dal glutine, ovvero la componente proteica delle farine di frumento, orzo, segale ed avena. Il glutine di frumento è a sua volta costituito da gliadine, che sono proteine solubili in alcool, e glutenine, proteine alcool-insolubili. L'importanza dei fattori genetici nella patogenesi della celiachia è testimoniata da studi condotti su familiari di pazienti celiaci che hanno rilevato una prevalenza dell'intolleranza pari al 10% tra i familiari di primo grado e del 30% se si considerano fratelli e sorelle HLA identici.

Segni e sintomi

I sintomi in casi di celiachia grave sono:feci biancastre, sciolte e grasse (steatorrea) e perdita di peso o mancato aumento di peso.

Le persone affette da celiachia lieve possono avere sintomi minori che si possono presentare in organi differenti dall’intestino. È anche possibile essere affetti da celiachia ma non soffrire di alcun sintomo.Molti adulti con la malattia, accusano solo stanchezza.

I cambiamenti che avvengono nell'intestino, a causa della malattia, lo rendono meno capace di assorbire i nutrienti, i minerali e le vitamine A, D, E e K.

L'incapacità di assorbire grassi e carboidrati può causare una perdita di peso; mentre il cattivo assorbimento del ferro e dell’acido folico può portare ad anemia. Il malassorbimento di calcio e vitamina D può causare una diminuzione del contenuto minerale delle ossa e osteoporosi.




I cereali differenti

Il riso è ritenuto sicuro nella dieta senza glutine mentre le sottospecie di grano come farro, semola e grano duro o le specie affini, come orzo, segale e kamut, possono indurre i sintomi della malattia. Una piccola minoranza di pazienti celiaci reagisce anche all'avena.

Altri cereali come mais, miglio, teff, quinoa, amaranto e grano saraceno sono invece privi di glutine.




Diagnosi di celiachia

Gli esami ematici possono essere utilizzati per fare diagnosi di celiachia. Il livello dei sintomi può determinare l'ordine degli esami diagnostici, ma tutti perdono la loro utilità se il paziente sta già assumendo una dieta priva di glutine. Il danno intestinale comincia a guarire in poche settimane, dopo che il glutine è stato rimosso dalla dieta, mentre la diminuzione dei livelli di anticorpi avviene nel corso di alcuni mesi.

I risultati degli esami vengono utilizzati per determinare se vi sia o meno la necessità di ricorrere alla biopsia endoscopica. Questo procedimento ha dimostrato avere una sensibilità del 100%. I pazienti ad alto rischio dovrebbero sottoporsi a biopsia endoscopica della seconda parte del duodeno. Sono considerati ad alto rischio i pazienti che presentano sintomi come la perdita di peso, anemia e diarrea.

Al momento della diagnosi, ulteriori indagini possono essere effettuate per identificare le complicanze come la carenza di ferro e acido folico, vitamina B12 e di vitamina D.




Come affrontare la celiachia

Ad oggi la dieta senza glutine è l'unica terapia per la celiachia ma si stanno studiando altre strategie terapeutiche. La dieta priva di glutine deve essere molto rigorosa poiché bastano minime quantità per impedire il miglioramento e questa deve essere seguita scrupolosamente per tutta la vita. La stretta aderenza alla dieta permette la risoluzione di tutti i sintomi. Si consiglia la consulenza da parte di un dietista per conoscere gli alimenti permessi e quelli invece non sicuri, e per programmare una dieta equilibrata.

Link utili


A cura della Dr.ssa Ost. Giulia Colombo