Intergruppi parlamentari: tentativi di lobbying. O la politica ai tempi delle mailing list
Sono parte integrante dell’attività parlamentare italiana, ma si presentano come una nebulosa. Poche informazioni, scarsa trasparenza, impatto difficile da valutare. E le spinte verso una regolamentazione sono ancora deboli.

Gli intergruppi esistono da anni all’interno del sistema parlamentare italiano, ma nelle ultime legislature sono diventati una realtà sempre più diffusa. Nascono come libere associazioni, luoghi informali di discussione e promozione di iniziative legate a temi specifici o generali. Un intergruppo è promosso da uno o più parlamentari che propongono ad altri colleghi, spesso attraverso una comunicazione via e-mail, di aderire a un progetto comune, al di là dell’appartenenza partitica. I lavori si sviluppano sovente in un ambito virtuale (piattaforme condivise, mailing list, social network). Fatte salve poche eccezioni, si tratta di formazioni intercamere. Non hanno dotazione economica, o non la dichiarano.
Si costituiscono idealmente come gruppi di pressione che possono essere numerosi, come l’intergruppo Cannabis legale (112 componenti) oppure l’intergruppo Innovazione (94), o che riuniscono pochi parlamentari: l’intergruppo sui Tfa ne conta 18, quello E-cig, per la promozione delle sigarette elettroniche, appena 11.
Le istanze, come in quest’ultimo caso, possono essere molto mirate, oppure di interesse più ampio: si pensi all’intergruppo Parlamentari per la pace, a quello dedicato al terzo settore o alla cooperazione. Talvolta si possono riscontrare collegamenti evidenti con realtà esterne al parlamento. Come per l’intergruppo Spazio, nato su spinta di Asas, un’associazione di imprese legate alla produzione di tecnologie Ict, o per l’intergruppo Eutanasia legale, legato a doppia corda con l’associazione Luca Coscioni, o ancora l’intergruppo Mobilità nuova / mobilità ciclabile, concepito all’interno dell’associazione Fiab, federazione italiana amici della bicicletta.

Gli intergruppi di cui si trova traccia sui media — siti internet dedicati e rassegna stampa — sono una ventina. Individuare quelli attivi è già più complicato. Alcuni intergruppi, come quello chiamato I costi del non fare, nato nel 2014 su iniziativa dell’istituto di ricerca privato Agici per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture, è naufragato in silenzio pochi mesi dopo la sua costituzione. In genere, la valutazione della produttività degli intergruppi, da un punto di vista sia quantitativo sia qualitativo, è ostacolata dall’assenza di una griglia normativa che spinga queste libere associazioni a rendere conto pubblicamente della loro attività.
Il caso dell’intergruppo parlamentare sui temi del gioco d’azzardo
L’intergruppo parlamentare sui temi del gioco d’azzardo, nato nel luglio del 2013 su iniziativa del deputato Pd Lorenzo Basso, è quello che conta il maggior numero di adesioni: 118, di 81 deputati e 37 senatori, in gran parte legati a partiti di maggioranza. Solo 12 componenti si collocano in opposizione. (vedi grafici 1 e 2).


Obbiettivi dell’intergruppo sono “affrontare il tema del gioco d’azzardo in modo più sistematico e costruttivo, mettendo a confronto idee e proposte di riforma; costituire un gruppo di pressione all’interno del Parlamento per cambiare la normativa vigente; creare un rapporto privilegiato con le tante realtà della società civile impegnate sul tema”. Così si legge sul sito www.noneungioco.it, il mezzo attraverso il quale l’intergruppo fornisce informazioni e documenti relativamente a: componenti, iniziative in Parlamento, dossier sui temi dell’azzardo, campagne supportate. Pur essendo uno dei portali-vetrina più completi fra quelli creati dagli intergruppi parlamentari, non è aggiornato. L’elenco dei componenti include nominativi di parlamentari non più attivi o che hanno cambiato partito. Anche la sezione dedicata alle iniziative intraprese in Parlamento è congelata al 2013. D’altronde il sito è curato dai volontari di uno dei tre movimenti con cui l’intergruppo condivide campagne: No slot, Slot mob e Mettiamoci in gioco, tutte legate all’associazionismo cattolico e di sinistra.
Dalle mailing ai ddl: quali risultati per l’intergruppo sui temi del gioco d’azzardo?

La prima azione dell’intergruppo è stata il supporto alla proposta di legge C.574, presentata alla Camera il 23 marzo 2013 da 23 deputati, divenuti successivamente componenti dell’intergruppo stesso. Il testo è stato assegnato alle commissioni riunite VI Finanze e X Attività produttive. L’iter non è andato oltre questa fase. La legge proponeva, tra le altre cose, il divieto della pubblicità dei giochi, sotto qualunque forma, anche sul web, e l’attribuzione ai sindaci di specifiche competenze in materia di apertura di sale da gioco e di installazione di slot machines.
Esito negativo anche per l’impegno a dare forma al Testo unico delle disposizioni sui giochi che il Governo, su delega del Parlamento, avrebbe dovuto varare entro il marzo 2015, in base alla legge 11 marzo 2014, n. 23 “Delega fiscale”. Obbiettivo dell’intergruppo, come si legge sul sito www.noneungioco.it, era anticipare la redazione del testo al mese di gennaio. In realtà il Testo unico non ha mai visto la luce.
Nell’ottobre 2013 i deputati componenti l’intergruppo azzardo Lorenzo Basso (PD), Stefano Quaranta (SEL), Mario Sberna (DS-CD) e Rosanna Scopelliti (AP), insieme a Girolamo Pisano e Daniele Pesco, entrambi M5S, presentano un’altra legge: C.1759, “Disposizioni per il contrasto del gioco d’azzardo patologico e per la tutela dei minori e dei soggetti deboli” con cui si punta a rendere obbligatorio l’uso di strumenti di pagamento elettronico mediante carte nominative per l’accesso a qualsiasi tipo di gioco. Anche questa proposta è ferma all’assegnazione in commissione, tuttavia è un esempio significativo di un lavoro condiviso fra parlamentari di diversi gruppi.
Nel luglio 2015 Lorenzo Basso presenta la proposta di legge C.3234 “Divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi con vincite in denaro”. Il testo — composto da due soli articoli — è accompagnato dalle firme di 205 parlamentari, fra cui quasi tutti quelli che fanno parte dell’intergruppo. Non sottoscrivono la proposta, però, i componenti di Forza Italia Elio Massimo Palmizio e Luca Squeri. Il testo è in corso di esame in Commissione permanente VI Finanze.
Vale la pena sottolineare che dalla costituzione dell’intergruppo (luglio 2013), tra Camera e Senato sono state presentate 24 proposte di legge legate al tema dell’azzardo. Di queste soltanto tre hanno visto il contributo diretto di senatori o deputati legati all’intergruppo. La novità più recente è stata l’approvazione, nell’aprile scorso, di una proposta di indagine conoscitiva in commissione Finanze, per l’istruttoria legislativa sul disegno di legge n. 2000, “Disposizioni in materia di riordino dell’gioco d’azzardo” presentato nel luglio 2015 dal Senatore Franco Mirabelli. Fra i cofirmatari, tutti esponenti PD, anche 7 componenti dell’intergruppo sull’azzardo (Laura Cantini, Nerina Dirindin, Donatella Mattesini, Pamela Orrù, Stefania Pezzopane, Angelica Saggese, Stefano Vaccari).
Alla ricerca di un quadro normativo. L’esempio di Bruxelles.
«Servirebbe un regolamento chiaro legato, a partire dall’obbligo di comunicare se si ricevono finanziamenti privati». A suggerirlo è proprio Lorenzo Basso, il promotore dell’intergruppo sui temi dell’azzardo. La necessità di dotare questo fenomeno di un quadro normativo, tuttavia, non sempre essere una priorità. Il Parlamento europeo, invece, dedica una sezione specifica del suo regolamento a questi gruppi di influenza, anche con la creazione di un apposito registro pubblico di dichiarazioni finanziarie. Un intergruppo, per essere costituito, deve ricevere il sostegno di almeno tre gruppi politici, ma ogni gruppo può sceglierne un numero limitato. All’inizio di ogni mandato parlamentare, gli intergruppi devono formarsi ex novo prima di ricevere il benestare del Parlamento.