Palestre per gli Artigiani Digitali: l’innovazione TechShop

Ti sei mai chiesto perché vai in palestra? Per allenarti dirai tu, certo, ma allora perché non fai gli esercizi a casa?

Probabilmente perché al costo di una fee mensile puoi utilizzare macchinari costosi, socializzare e farti dare coraggio da un coach.

Alla fine non è poi tanto male, ma pensa quanto sarebbe più divertente se invece che avere a che fare con un tapis-roulant potessi andare in palestra per allenare la creatività e mettere mano a nuove tecnologie.

TechShop: i bicipiti si fanno alla stampante 3D

TechShop è nato con l’idea di essere il regno del DIY (Do It Yourself) e oggi è una catena di grandi laboratori-community che si estende tra costa e costa degli USA invitando a “costruire i propri sogni” attraverso l’accesso a strumenti, macchinari, risorse e informazioni condivisi.

Ogni TechShop, è dotato di attrezzature e software del valore di circa $1 milione ed è aperto a tutti gli individui, team e piccole aziende che necessitano di costruire prototipi, dare forma fisica a un’idea o un progetto.

Oltre a offrire i servizi di un normale coworking (spazio), più nello specifico mette a disposizione una serie di strumenti: tagliatori laser, stampanti 3D, officine per la lavorazione di metalli e legno, dipartimenti per la lavorazione dei tessili, postazioni per la saldatura e altro ancora. Inoltre tutti i membri hanno accesso a software per il design, servizi personalizzati di fabbricazione digitale, enormi aree progetto da condividere e una forte comunità a supporto con la quale confrontarsi.

Chi c’è dietro l’idea di TechShop?

TechShop nasce da un’idea di Jim Newton e Ridge McGhee che il 1 ottobre 2006 aprono la prima “fabbrica dei sogni” a Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley.

“Ho fondato TechShop perché avevo bisogno di un posto dove poter costruire da me le mie invenzioni e i miei progetti. È così che ho scoperto che tante altre persone volevano la stessa cosa”
Jim Newton, founder e chairman Techshop

L’intuizione iniziale dei fondatori ha portato a creare un’impresa a sfondo sociale che ha sviluppato il The Maker Movement, una vera e propria Community di Creatori (o Artigiani Digitali come sono spesso chiamati in Italia).

Secondo Matthew Crawford, filosofo che ha abbandonato un lavoro “white collar” per fare il meccanico di motociclette, “ci siamo convinti che i cosiddetti lavori di concetto siano più gratificanti sul piano sociale e intellettuale” e ciò ci ha privato “della possibilità di toccare con mano i benefici concreti della propria attività”.

TechShop è diventato il punto di riferimento proprio di coloro che si vogliono riappropriare della propria artigianalità, ma su scala tecnologicamente avanzata. Un luogo di ritrovo (“Makerspace”) in cui le persone possono sperimentare e concretizzare assieme i loro progetti, pagando una fee di circa €140 al mese per poter accedere a macchinari per la manifattura e così risparmiare il 98% dei costi di avviamento di una startup.

TechShop ha letteralmente reso mainstream il “The Maker Movement” tanto che l’autore del manifesto del movimento è Mark Hatch, l’ex CEO della società. In sintesti questi i punti principali del movimento:

  1. Make Fare ci fa sentire completi
  2. Share Condividere con gli altri ciò che si è creato e imparato
  3. Give Dare ciò che si è creato è donare un pezzo di sè
  4. Learn Per Fare e migliorare è necessario imparare in continuazione
  5. Tool Up Accedere agli strumenti che ti servono
  6. Play Divertiti mentre fai e sarai orgoglioso di ciò che scoprirai
  7. Partecipate Sii parte della comunità
  8. Support Aiuta e sii responsabile del futuro
  9. Change Il Fare ti cambierà, sii pronto al cambiamento

Dall’Idea al business: Technology as a Service

Dal 2006 ad oggi il modello di business di TechShop ha intercettato vari trend positivi. Il principale è stato il cambio culturale verso il “Leveraged Asset”, ovvero verso il non possesso degli asset.

Abbiamo già parlato di come “le persone preferiscono accedere ad un prodotto piuttosto che possederlo” e di come il concetto di AAS (As A Service) potesse essere integrato come modello di vita e di business. TechShop ne incarna un perfetto esempio, essendo riuscito a democratizzare la tecnologia rendendola accessibile come “Technology As As Service”, su base di una sottoscrizione mensile.

Tutto molto bello, ok, ma i risultati? Ci sono.

Grazie ad una forte community, TechShop ha visto nascere molti casi di successo. Ha abilitato la creazione del primo prototipo di Square che rende smartphones e tablet dei lettori di carte di credito (all’età di 6 anni, nel 2014, la compagnia cofondata da Jack Dorsey valeva $6 miliardi) e ad oggi conta 10 shop negli USA, uno a Parigi, uno ad Abu Dhabi e uno Tokyo. Proprio a Tokyo l’iniziativa “TechShop Inside! — Powered by FUJITSU” ha incoraggiato la Community dei Makers locali, facendo sperimentare il “creare” agli studenti di tutte le età all’interno di un furgoncino tecnologicamente attrezzato.

Innovazione a misura di furgoncino per i ragazzi del TechShop Inside! Powered by Fujitsu

Ma non solo.

Il TechShop di Detroit è stato finanziato da Ford Motor Company che, attraverso il “Ford’s Employee Incentive Program”, ha dato la possibilità ai suoi collaboratori di usufruire dello spazio gratuitamente, notte e giorno, per lavorare ai loro progetti sia lavorativi che personali. Esternalizzando e liberalizzando la R&D, Ford ha beneficiato di un aumento dei brevetti di componenti automobilistici del 30% e di un team più coeso e motivato.

In modo simile anche General Electrics ha creato degli spazi di creazione e accrescimento delle competenze in un format di innovazione operato da TechShop: i “GE Garages”.

Europe here we come!

E per gli Artigiani Digitali europei? Buone notizie, TechShop sta per incrementare la sua presenza in Europa.

Il primo aprile è prevista l’apertura parigina del più grande incubatore del mondo: Station F.
Station F è stato voluto e realizzato da Xavier Niel ed è un vero e proprio startup campus che tra i cofounding partners vanta Facebook, vente-privee.com e la business school Hec. Oltre alle 3.000 postazioni lavoro, Station F prevede al suo interno un fablab che sarà operato proprio da TechShop.

Con un modello di business consolidato ed efficiente, TechShop potrebbe vedere una possibilità di espansione in Europa mettendo in relazione i tanti fablab esistenti ed energizzando la Community dei Makers: vedremo anche noi il moltiplicarsi delle palestre degli Artigiani Digitali?

Leggi l’articolo su Market Revolution http://marketrevolution.it/techshop/