Belfagor… a quattro ruote (da Giulia sotto la metro)

Mattinata lavorativa come tante, per me. Non è così, invece, per la ragazza che in piedi accanto a me aspetta l’87 mentre chiacchiera al telefono. Silvia, dice di chiamarsi.

Siamo in pochi alla fermata, quindi se sento tutto quello che racconta alla sua amica direi che non è certo colpa della mia tendenza a origliare (…per scrivere storie, naturalmente).

A quanto dice, Silvia deve fare con una certa urgenza delle commissioni in centro e sta aspettando l’87 per arrivare a San Giovanni, dove poi prenderà la metro A.

Sticazzi, direte voi.

E invece no, uomini di poca fede! Il bello arriva proprio adesso.

Perché davanti a noi passeggeri in attesa, in effetti, c’è un autobus in rampa di lancio, con la porta centrale aperta, ma inspiegabilmente con il motore spento. Situazione tetra e a dir poco indecifrabile.

Attendiamo. Attendiamo un bel po’, in realtà. Qualcuno fischietta, qualcuno passeggia, qualcuno batte nervosamente il piede, frustrato dall’immobilità della scena.

Dopo diversi minuti appare un tizio agghindato da dipendente ATAC eppure privo del savoir faire dell’autista.

“Oh!”, esclama Silvia, che ormai non è più al telefono. “Ecco il conducente!”

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