E piove piove… (da #siamotuttigiulia)

E poi arriva la volta che rimpiangi di non aver preso la metro. Roba da non credere, eh? Eppure è così.

È un giorno di diluvio universale a Roma, di quelli che per prendere la metro devi portarti il canotto da casa perché i binari sono allagati e i viaggiatori si confondono tra anatre, pantegane e castori.

In redazione — proprio oggi, guarda caso — decidono che devo andare di corsa alla Biblioteca Nazionale per prendere un libro senza il quale — proprio oggi, ripeto — non si può portare avanti la scrittura del documentario che stiamo realizzando.

Provo a risparmiarmi l’incombenza, adducendo il classico campionario di scuse: nonni in fin di vita, urgenti telefonate da fare prima dell’imminente fine del mondo, le mitologiche cavallette di John Belushi.

Ovviamente, è tutto inutile.

Arraffo cappotto, galosce, ombrello e tutta la pazienza che riesco a trovare in giro per l’ufficio; dopodiché chiamo il taxi e vado ad aspettarlo in strada, nella speranza di non inzupparmi completamente ancora prima di partire.

A sorpresa, il tassista arriva entro i tre minuti promessi dall’operatrice telefonica:
 “Ndo ’nnamo, signorì?”.

Avrei voluto dirgli “Buongiorno”, ma a questo punto passo direttamente alla risposta: “Biblioteca Nazionale, per favore.”

Ma sbaglio.

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