La sottile linea… A

Roma, Ottaviano, ore 19.15.La metto è affollata ma io trovo posto a sedere. Dopo aver sbrigato alcune formalità via cellulare, mi preparo ad aprire la copia di Topolino che mi staziona sempre in borsa, a mettermi le cuffiette e a spingere play sulla prima playlist che trovo (no, non è vero, io non ho playlist…è tipo l’unica cosa al mondo che sono troppo pigra per fare…la verità è che scelgo sempre, banalmente, irriducibilmente su “riproduzione casuale” ma non diciamolo troppo in giro, va).Qualcosa, però, interrompe la mia procedura di rilassamento standard, nota anche come “e mo zitti tutti che stacco il cervello”: è il vociare un po’ sguaiato ma simpatico di una comitiva di adolescenti.Sono da manuale: firmati Hollister, con i capelli alla Errol Flynn (o, come più prosaicamente direbbero loro, co’ ‘er doppio tajo, tipo quello de Florenzi), i tatuaggi e il dilatatore ai lobi delle orecchie. Sia dà il caso che, da qualche anno a questa parte, io abbia sviluppato un’attenzione quasi antropologica per gli adolescenti di oggi, al punto che tempo fa una persona che (grazie a dio) non frequento più ha definito la mia vita “una specie di puntata di One Tree Hill”. Non è quindi troppo strano se inizio ad appassionarmi a quello che dicono, perché da subito mi sembra che ne valga la pena.”Ma che cazzo ci fai con queste? Non vale manco la pena che ti metti a rollare!”Guardo meglio: uno di loro ha in mano dei pacchetti di cartine…e non credo che il problema sia la marca, se Rizla, Ocb o vattelappesca quale, mi sembra che si tratti più del fatto che (come si sarebbe detto di Godzilla nel 1998) sono le dimensioni a contare.Il tipo che pensava di mostrare agli amici chissà quale ritrovato della scienza e della tecnica viene in realtà messo in mezzo e deriso dai suoi compari.”Ma con quelle non ci fai manco ‘na bandiera!””Sè, fai tutto er fico che te sei comprato er truzzo e poi me rolli co’ sti fazzolettini?””È poi ma che non lo vedi che la colla è troppo sottile? Se ce metti l’erba te se apre tutto!!!”Ora: quanto avranno ‘sti baldi giovani d’oggi? Quattordici? Quindici? (Signora mia, non c’è più la mezza stagione…) Ecco, per quanto mi sforzi di apparire anticonformista, devo ammettere che io non solo all’età loro ero convinta che i paradisi artificiali si trovassero facilmente solo nel libro di letteratura alla pagina di Baudelaire, ma se anche avessi avuto le idee più chiare non mi sarei messa a dibatterne a squarciagola in metro. Questi invece hanno la scioltezza e il savoir faire dei figli di Nancy Botwin di Weeds, ma non all’inizio della serie quando non ci capivano un cazzo…direi più della fine…quando ormai gestivano un cartello di spaccio d’erba internazionale, con annessi giri di prostituzione e omicidi plurimi.Pausa pubblicitaria. Al rientro in onda, l’argomento di conversazione cambia totalmente, la vittima del gruppo invece no. È sempre lui, il giovane Florenzi dalle cartine troppo piccole, che — ancora una volta — ha detto qualcosa che io non ho sentito, ma che evidentemente faceva meglio a tenere per sè.”Ahooooo! Ma allora sei popo ‘n cojioneee! O t’azzitti o te faccio pettina’ a furia de cazzotti!”(Eeeeh?)”Si, davero…ce pensamo noi, te famo venì bene quer cazzo de caschetto che te voi fa’ cresce!”(Eeeeeeh?)”Sì, e poi te schiaffamo la testa dentro a ‘n cesso…ma no uno normale, uno de quelli con la tavoletta pelosa anni ‘80…uno de quelli che fa miao quando pisci!”(Eeeeeeeeeeeh?)Se da un lato non comprendo appieno quale sia la loro idea delle tavolette da bagno che usavamo trent’anni fa (o almeno, io miao non l’ho mai sentito…e giuro che non mi sarebbe dispiaciuto), dall’altro mi chiedo cos’abbia fatto di male questo poveretto per meritarsi cotanta zuppa di improperi. Come spesso capita, la risposta non tarda ad arrivare. “Aho accanna! Te lo diciamo n’artra volta e poi basta! Non lo puoi lasciare lì… te lo inculano! Lo vuoi capì che quello per un rom equivale a un’antenna der televisore???”La verità — ahivoi — è che io non vedo l’oggetto di cui stanno parlando, dunque mi rimane una fortissima curiosità di sapere come secondo loro i rom vedono la TV in casa. Di nuovo, però, non posso dedicare troppo tempo ai miei dubbi.Alla fermata di Repubblica, vedo entrare un gruppetto a dir poco particolare, dai vestiti stravaganti e di cui non riesco a riconoscere nemmeno la lingua parlata. Tempo un istante, ed ecco arrivare il noto grido che saltuariamente risuona per i vagoni della metro romana.”Occhio ai portafogliiii! Occhio a quella col cappello bluuuu!” Manco a dirlo, quella col cappello blu fa parte del gruppetto che aveva attirato la mia attenzione. E grazie ar cazzo che non capivo la loro lingua: sono zingari! O meglio, rom…ovvero il popolo che per vedere la televisione utilizza l’oggetto misterioso del pargolo sfigato. Che, peró, non c’è più.Non so se sia un caso o se davvero Repubblica sia la loro fermata, fatto sta che i fanciulli tossici se la sono data a gambe non appena sono arrivati i rom di cui sopra. Questi tra l’altro, ignorando sfacciatamente il tipo che al di fuori del vagone sta continuando a lanciargli contro improperi, se la ridono della grossa con l’aria di chi ha appena sottratto la marmellata dalla dispensa.Strano, eh? Ci sarebbe da riflettere…Per la terza volta di fila, comunque, non faccio in tempo a trarre le mie conclusioni (oggi il tempo scorre in fretta, sotto la metro…) che vedo irrompere dalla porta centrale quattro persone in divisa.Vorrei tanto dare loro un nome ma non ci riesco… è la prima volta che vedo degli SWAT con la sigla ATAC cucita sul taschino , quindi non saprei — abbiate pietà di me — a che vocabolo appellarmi.Dei Marines non hanno solo l’abbigliamento, ma anche il savoir-faire: entrano schierati in una falange macedone del tipo che gli mancano solo gli scudi e poi all’Alexander di Colin Farrel gli fanno una pippa (…non azzardatevi a pensare che magari gli sarebbe pure piaciuto…l’avete già fatto? Vabbè, pazienza: Sarà per la prossima volta).Spintonano gente a destra e a manca, circondano il gruppetto di rom, abbrancano la sospettata con il cappello blu e iniziano ad urlare in maniera talmente convincente che non si sente neanche la necessità di impostare l’audio in lingua originale.”T’ho preso!””E mo’ hai finito de rompe er cazzo!””Tutti fuori, che mo a voi ci pensiamo noi!” La scena è talmente d’impatto che nessuno, a bordo del vagone, può rimanere indifferente. “Mi perdoni avvocato, la devo richiamare…stanno arrestando degli zingari.””No, non scendo alla prossima…scendo subito, visto che qui c’è l’esercito.””Oh finalmente, giustizia è fatta! Ma cor propano je dovrebbero da’ foco… Cor propanoooo!”Mente il convoglio riparte, l’intero vagone bonificato saluta con fare entusiasta i Marines dell’ATAC che spingono via i ragazzi rom. Il momento, però, dura poco. Una fermata e siamo a Termini, schiacciati tra una muraglia umana che vuole a tutti i costi entrare e una che cerca disperatamente di uscire.Partono subito i primi insulti, le battute di insofferenza e le constatazione retoriche di circostanza, sospese tra il “signora mia non c’è più la mezza stagione” e il “piove governo ladro”.Ma come, amici? Avete già dimenticato il corpo d’assalto senza nome che applaudivate entusiasti per l’arresto dei rom colpevoli? Siete già pronti ad inveire contro il sindaco, la giunta e nonno in carriola (…il tutto senza ovviamente muoversi di una briciola per fare posto a chi entra e ritardando di conseguenza la chiusura delle porte, ma tant’è)?Eh, poi però se dicono che a noi romani non ci sta mai bene niente hanno ragione… Il mio senso civico indignato tuona silenziosamente, i miei occhi inquisitori rilucono di disprezzo, il mio sopracciglio alzato se la canta e se la sóna…ma ci pensa un signore a rimettermi a posto come si deve: “E che vóle, signorì…sembra che chissà che hanno fatto… Sembra che era Guerre stellari… E invece che non ce lo sa come finisce? Che li portano su per strada e li lasciano andare, ecco come finisce! E noi qua a a fà la muffa…” (Ecco perchè amo la mia città: per i suoi abitanti, che si esaltano quando serve, che si incazzano non appena ne hanno l’occasione, ma che mai e poi e mai ti daranno la soddisfazione di farsi trovare impreparati. Il romano lo sa sempre prima. Al romano, non lo freghi. Al romano, come al cavaliere nero, nun je devi cacà er cazzo.)
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