Vedi al capitolo «riflessioni»

Ieri sono accaduti tre episodi, tre vicende che mi ronzano in testa da ore e soltanto poco fa ho capito cosa le univa così fortemente nei miei pensieri.

Il primo, Beppe Grillo che durante uno spettacolo ha detto «in sala ci sono i giornalisti che prendono appunti, guardateli in faccia e ricordatevi di loro». Il secondo, l’ex Presidente dell’VIII Municipio di Roma, Paolo Pace, dimessosi a causa di una faida interna al Movimento dopo solo nove mesi, afferma in una conferenza stampa che uscirà dal M5S perché, tra le altre cose, «gli ideali e principi del Movimento, legalità, trasparenza, onestà, sono propaganda, parole vuote di cui gli attivisti si riempiono soltanto la bocca». Infine, la vicenda dei 20 dipendenti della Multiservizi di Roma che hanno subìto un provvedimento di espulsione, un vero e proprio «daspo», dall’Aula Giulio Cesare per i prossimi 60 giorni, rei di aver protestato per i possibili tagli al personale che potrebbe subire l’azienda. Una follia, un provvedimento che mi sento di bollare senza mezze misure come «fascista» e che fa ancora più effetto se si pensa al sostegno che hanno avuto questi lavoratori dal M5S quando protestavano contro l’ex Sindaco Marino. Addirittura il prode De Vito manifestò e occupò proprio l’Aula Giulio Cesare con loro, la stessa aula interdetta oggi a 20 lavoratori.

Ecco, ad una prima analisi possono sembrare tre cose distinte tra loro, ma in verità non lo sono affatto. È proprio da questi tre fatti, casualmente avvenuti a poche ore di distanza tra loro, che emerge con chiarezza la fotografia di quello che è realmente il Movimento 5 Stelle: una setta eterodiretta dall’alto, con un manipolo di uomini proni al padrone, tutt’altro che trasparente, aperto al dialogo e al confronto. Uno vale uno? Ma quando mai, al limite, uno decide per tutti.

Un esercito di automi, una brigata di personaggi improbabili pronti a cavalcare proteste (alcune al limite dell’assurdo, vedasi alla voce vaccini e scie chimiche), pronti a seguire il vento dell’antipolitica. Peccato che al momento di amministrare, di dare risposte concrete ai cittadini al di là degli slogan e della propaganda, l’unica reazione che hanno è quella dell’arroganza, della violenza verbale e del rancore. Proprio come avviene nei confronti dei giornalisti, colpevoli di amplificare per esempio lo scandalo delle firme false su documenti ufficiali oppure nei confronti di alcuni lavoratori che, nella casa di tutti i Romani, sono colpevoli di portare la loro protesta. Insomma, come i fascisti, forti coi deboli e deboli coi forti.

Certe accuse non vengono dal nemico “piddino”, bensì da un loro ex attivista ed ex presidente di Municipio, Paolo Pace, che spiega molto tranquillamente, quasi a togliersi un peso, quanto tutto sia finto, anzi costruito ad arte. Se regge, funziona, per poco ma funziona. Se non regge, i mattoni della casa crollano e il castello di bugie si sgretola sotto gli occhi di tutti.

Accade quotidianamente sotto ai nostri occhi, da Parma, passando per Genova, fino a Palermo. E’ accaduto a Livorno, sta accadendo a Roma. Speriamo che almeno l’Italia si salvi da una sciagura simile.