A Rho la mafia non esiste ma ne hanno arrestati 36

(da Legnanonews)

Duro colpo inferto dalle forze dell’ordine alla locale di ‘ndrangheta di Belvedere Spinello, uno dei gruppi più famelici del panorama italiano. L’operazione, scattata nella notte del 18 ottobre, ha toccato da vicino anche Rho. Oltre centocinquanta i carabinieri e gli agenti della Polizia Di Stato impegnati in questa indagine che li ha portati a setacciare i territori calabresi e altre località delle province di Milano, Monza e Brianza, Pavia e Varese.

Trentasei le persone che hanno ricevuto un provvedimento di custodia cautelare. Cinque di esse, Francesco Adamo, Cristian Decicco, Maria Caterina Di Biase, Maurizio Fontana e Carmine Ventrone, si trovano agli arresti domiciliari. Luigi Buono, Angelo Oliveri, Giovanni Spadafora e Pietro Tassone, invece, erano già reclusi nelle case circondariali di Bollate e di Opera per altri reati. Ventidue le persone che sono state condotte in carcere: Domenico Bitonti, Saverio Bitonti, Antonio Blaconà, Valentino De Francesco, Salvatore De Marco, Claudio Fortugno, Saverio Gallo, Giovanni Madia, Agostino Marrazzo, Sabatino Domenico Marrazzo, Carlo Oliverio, Vincenzo Oliverio, Silvana Pagliaro, Antonio Parise, Rosario Parise, Mario Rizza, Francesco Rocca, Vittorio Spadafora, Giovanni Spina Iaconis, Pasquale Torromino e Antonio Tursi. Cinque, infine, i malviventi ancora a piede libero.

Gli arrestati dovranno rispondere delle accuse di associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno), omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, favoreggiamento nei confronti di alcuni latitanti come Ugo Vallone, ricettazione e violazioni in materia di armi.

La ‘ndrina di Rho — Importante, in questo panorama malavitoso, anche il ruolo svolto dai malviventi di Rho. La città era il centro del mercato locale dello spaccio gestito dagli appartenenti della Ndrina rhodense. A Rho, infatti, arrivavano cocaina e hashish da Belgio, Olanda e Spagna e la marijuana che veniva coltivata a Castelsilano, in Calabria. Alcuni degli arrestati, inoltre, risiedevano nella città o ci hanno vissuto per diversi anni. Anche essi dovranno rispondere delle accuse avanzate nei confronti degli altri arrestati.

L’indagine — Le indagini, condotte dai Pm Vincenzo Uberto e Domenico Guarascio, dal Procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia Nicola Grattieri, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone e dalle Squadre Mobili della Polizia Di Stato di Catanzaro e Crotone, hanno quindi smantellato una pericolosa e potente locale di Ndrangheta, quella di Belvedere Spinello che vantava addentellati anche di altre località calabresi e alcune propaggini operative in Lombardia, come la Ndrina distaccata di Rho. Il gruppo malavitoso di Belvedere Spinello era capeggiato dal 53enne Agostino Marrazzo. I suoi luogotenenti erano invece due suoi famigliari: il fratello 59enne Domenico Sabatino e il 60enne cugino Giovanni. Le indagini hanno poi individuato in Francesco Rocca, Giovanni Spadafora e Saverio Bitonti i capi delle Ndrine di San Giovanni In Fiore e Castelsilano.

L’indagine, resa meno complessa dai racconti di alcuni collaboratori di giustizia, aveva preso il via dopo il duplice omicidio di due importanti esponenti della Ndrangheta calabrese, Tommaso Bisiano e Gaetano Benincasa, avvenuto a Rocca Di Neto nel luglio 2008. Agli indagati, però, vengono anche contestati gli omicidi di Francesco Ionae Antonio Silletta risalenti, rispettivamente, al 1999 e al 2006.

Gli altri reati contestati riguardano le estorsioni ai danni di imprese multinazionali e di imprenditori locali. I malavitosi pretendevano infatti il pagamento di alcune tangenti in relazione ai lavori pubblici di cui questi imprenditori avevano ottenuto l’appalto o l’esecuzione in tutto il territorio di influenza della locale calabrese. Molto remunerativa anche la ricettazione che riguardava le macchine agricole rubate in Toscana e poi nuovamente immatricolate e vendute dopo un passaggio in Calabria.


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