«La vita dello scrittore è, nel migliore dei casi, una vita solitaria.»

(il discorso pronunciato da Ernest Hemingway al ricevimento del Nobel per la letteratura)

“Non possedendo le doti per un discorso ed essendo privo di qualsiasi qualità oratoria e tecnica retorica, desidero ringraziare gli amministratori della generosità di Alfred Nobel per questo Premio. Nessuno scrittore, conoscendo quali grandi scrittori non abbiano ottenuto il Premio, può accettarlo, se non con umiltà. Non è necessario elencarli. Tutti i convenuti possono fare la loro personale lista in base alla loro conoscenza e coscienza.
 Sarebbe impossibile per me chiedere all’ambasciatore del mio paese di leggere un discorso nel quale uno scrittore parla di tutte le cose che albergano nel suo cuore. Quel che un uomo scrive può non essere immediatamente chiaro e per questo, qualche volta, può dirsi fortunato; ma col tempo si possono rivelare abbastanza chiare, e grazie a queste parole e al grado di alchimia che lo scrittore possiede, lui potrà resistere al tempo o venire dimenticato.
 La vita dello scrittore è, nel migliore dei casi, una vita solitaria. Le organizzazioni di scrittori alleviano la sua solitudine, ma dubito che riescano a migliorarne la scrittura. Più diventa conosciuto al pubblico, più perde la sua solitudine, e così, spesso, il suo lavoro ne risente, deteriorandosi. Lui lavora da solo, e se è uno scrittore abbastanza bravo deve essere in grado di affrontare l’eternità, o la sua mancanza, ogni giorno.
 Per un vero scrittore ogni libro dovrebbe rappresentare un nuovo inizio, dove cercare qualcosa di nuovo, che va oltre la semplice realizzazione. Deve cercare di realizzare qualcosa che non sia già stato fatto, o che gli altri hanno fallito nel tentativo di realizzare. E prima o poi, con grande fortuna, riuscirà nel suo intento.
 Come sarebbe semplice scrivere se fosse solo necessario riscrivere in altro modo ciò che è stato già ben scritto. Ed è proprio perché abbiamo avuto scrittori così grandi nel nostro passato che uno scrittore deve sforzarsi ad andare oltre, dove nessuno può aiutarlo.
 Ma per essere uno scrittore, ho parlato fin troppo. Uno scrittore deve scrivere quel che ha da dire, non deve parlarne. Ancora grazie”.


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