Siamo a sette milioni di poveri. Sette milioni.

Giulio Cavalli
Apr 19, 2017 · 2 min read
Image for post
Image for post

A proposito di urgenze. Serie. Ne scrive sul suo blog Pietro Spataro:

​Grave deprivazione materiale: è la condizione in cui vive l’11,9% degli italiani. Si tratta di 7,2 milioni di persone, più di uno su dieci nel nostro Paese è costretto a sopportare questo stato di povertà. Tra il 2015 e il 2016 è peggiorato l’indice di grave deprivazione tra gli over 65 passando dall’8,4 all’11,6. Non solo. L’Italia detiene anche il record europeo del tasso di occupazione più basso degli under 35: nella fascia 25–34 anni non lavora quasi il 40%. E ancora: gli investimenti, nonostante le troppe parole, sono in calo per il settimo anno di seguito. Nel 2016 sono scesi del 4,5%.

È il quadro per niente rassicurante descritto dal direttore del Dipartimento statistico dell’Istat, Roberto Monducci, durante un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in vista dell’esame del Documento di economia e finanza del governo. Ed è la prova che nel nostro Paese le cose non vanno bene e permangono alcune significative e drammatiche criticità che condizioneranno il futuro dell’economia nazionale e del sistema di welfare.

E allora, vogliamo prenderne atto o vogliamo invece continuare a cincischiare sulle riforme fatte, sullo sviluppo impresso, sul progresso attivato, sulle magnifiche sorti future dell’Italia? Qui c’è un problema serio: negli ultimi tre anni la politica economica del governo Renzi è stata completamente sbagliata. Per il semplice fatto che le poche risorse che c’erano sono state utilizzate in modo inefficace: da una parte elargendo bonus che come si è visto non hanno favorito i consumi e quindi la tanto agognata crescita che avrebbe portato nuovi posti di lavoro stabili (non quelli dei voucher per capirci) e dall’altra procedendo a una detassazione erga omnes senza distinzioni di reddito (vedi il caso dell’Imu sulla prima casa abolita anche per i possessori di ville di lusso e attici nei centri storici). Nel frattempo non si è intervenuti sul cuneo fiscale per i lavoratori, che è il vero vulnus da sanare come dimostrano le statistiche europee, e non si è mosso un dito per stimolare gli investimenti anche usando la leva pubblica come ha fatto Obama negli Usa.

In conclusione, è il momento di cambiare schema. O per lo meno cominciare a cambiare schema. Questo è ciò che dovrebbe fare Gentiloni uscendo dal cono d’ombra dei renzisti-leninisti. Sempre che Renzi non riesca, come è nei suoi desideri, a far partire un altro staisereno questa volta mettendo un Paolo al posto di Enrico.


Originally published at Giulio Cavalli.

Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch

Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore

Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store