Legge elettorale: l’essenziale per orientarsi

Dal 25 gennaio, giorno della sentenza di incostituzionalità parziale dell’Italicum, si è rinfiammato il dibattito sul sistema elettorale. Termini come Porcellum, Mattarellum, Consultellum, Italicum, Rosatellum, Consultellum bis e Mattarellum 2.0 hanno invaso giornali, televisioni e social network, complicando la comprensione di un tema base della democrazia.

Tessera elettorale. Credit: possibile.com

Quali sono, e come funzionano, i sistemi elettorali

Per far chiarezza, è necessario partire con un paio di “dritte” teoriche. Il territorio può essere diviso in collegi uninominali (si elegge un unico rappresentante) o plurinominali (si eleggono più rappresentanti). I sistemi elettorali (modalità che regolano l’attribuzione dei seggi in parlamento in base ai voti) si distinguono in sistemi maggioritari, sistemi proporzionali e sistemi misti (che combinano caratteristiche dei primi due).

I sistemi elettorali nel mondo. In blu i sistemi proporzionali; in rosso quelli maggioritari. Credit: ilpost.it

Nel sistema maggioritario uninominale (Treccani), detto anche first-past-the-post (il primo prende tutto), il numero di collegi è pari ai seggi in parlamento. È eletto il candidato che ottiene la maggioranza, assoluta (50% dei voti più uno) o relativa (è sufficiente ricevere più voti degli altri candidati), dei voti all’interno di ciascun collegio. Se prevista, e non raggiunta, la maggioranza assoluta, è molto probabile che il sistema elettorale predisponga un secondo turno tra i candidati che hanno ricevuto più voti (ballottaggio).

Il sistema maggioritario plurinominale, utilizzato raramente, assegna un forte premio di maggioranza (percentuale di seggi che garantisce la maggioranza) alla lista di candidati che ha ottenuto più voti.

Nel sistema proporzionale i collegi sono obbligatoriamente plurinominali, in quanto si attribuiscono i seggi in base alla percentuale di voti ottenuta dai partiti. Rispetto al sistema maggioritario, garantisce la piena rappresentatività, in quanto garantisce la possibilità di ottenere seggi anche alle forze politiche minori. Per attenuare la possibile frammentazione, possono essere previsti sistemi come la soglia di sbarramento (chi non supera una certa percentuale di voti non è ammesso alla ripartizione dei seggi) o il premio di maggioranza.

Le liste di candidati, inoltre, possono essere bloccate, in cui la gerarchia dei candidati è scelta dal partito, o aperte, entro la quale l’elettore esprime la propria preferenza.

Una rapida sintesi dei tipi di sistema elettorale.

Dal Mattarellum all’Italicum: i sistemi elettorali italiani

Il sistema elettorale vigente in Italia, dal 1994 al 2005, fu il cosiddetto “Mattarellum”, denominato così dal politologo Giovanni Sartori, in riferimento a Sergio Mattarella, attuale presidente della Repubblica e, ai tempi, membro del PPI che propose la legge elettorale. Il Mattarellum, valido sia per la Camera, sia per il Senato, rientra nella categoria dei sistemi misti, con il 75% dei seggi assegnato attraverso un sistema maggioritario uninominale e il 25% attraverso il proporzionale. Dividendo il territorio in 475 collegi uninominali per la Camera e 232 per il Senato, questo sistema incoraggiava i candidati a intrattenere rapporti stretti all’interno della propria circoscrizione. In questo modo si avvicina il politico al cittadino, ma contemporaneamente si alza il rischio di favoritismo e corruzione. Essendo sostanzialmente maggioritario, favoriva i grandi partiti e di fatto costringeva quelli più piccoli a coalizzarsi per non rimanere esclusi.

Nel 2005 il Mattarellum fu accantonato e sostituito dal Porcellum, la legge Calderoli. Questo sistema elettorale proporzionale introdusse le liste bloccate, soglie di sbarramento differenti (4% singolo partito, 10% coalizione) e un premio di maggioranza di 340 seggi (su 617) al partito o coalizione che ha ricevuto il maggior numero di voti. Nel gennaio 2014 fu dichiarata parzialmente incostituzionale: la Corte Costituzionale annullò il premio di maggioranza in quanto, non prevedendo una soglia minima di voti raggiunti da una lista, rappresentava una «grave alterazione della rappresentanza democratica» (sentenza 1/2014). Fu inoltre contestata l’ampiezza delle liste bloccate, che rendeva impossibile «l’effettiva conoscibilità degli stessi [i candidati] e con essa l’effettività della scelta e la libertà di voto».

Credit: cambiailmondo.org

Il sistema elettorale che derivò da questa sentenza prese il nome di Consultellum (in quanto risultato della sentenza della Consulta), e fu sostituito nel luglio 2016 dall’Italicum, valido solo per la Camera. A oggi, l’elezione dei componenti del Senato è ancora regolata dal Consultellum. L’Italicum, entrato in vigore nel luglio 2016, era un sistema proporzionale che prevedeva un premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40% (o, nel caso nessuno arrivi al 40%, al vincente del ballottaggio), una soglia di sbarramento del 3% e i capolista bloccati. Nei 100 collegi plurinominali, il capolista era eletto direttamente, mentre le preferenze valevano solo per i candidati successivi della lista (la scheda, a fianco del simbolo del partito e del nome del capolista bloccato, presentava uno spazio per esprimere due preferenze, un uomo e una donna). A gennaio 2017, anche l’Italicum fu dichiarato parzialmente incostituzionale a causa del ballottaggio (che consegnerebbe un premio di maggioranza anche a partiti che avrebbero raggiunto un consenso esiguo al primo turno, stesse motivazioni del Porcellum) e dei capolista eleggibili in più collegi (il candidato, se eletto in più collegi, poteva scegliere il collegio d’elezione).


I sistemi elettorali attualmente in vigore

Attualmente, il Consultellum regola l’assegnazione dei seggi al Senato: un sistema proporzionale puro, su base regionale, con la possibilità di un’unica preferenza, senza premi di maggioranza e senza capolista bloccati, con una soglia di sbarramento al 3% per le liste coalizzate (se la coalizione supera il 20%) e dell’8% per quelle non coalizzate.

Alla Camera vige il Consultellum bis”, l’Italicum modificato dalla consulta. Questo sistema assegna alla lista che supera il 40% un premio di maggioranza di 340 seggi, con una soglia di sbarramento del 3% e senza possibilità di coalizzarsi per le liste. Nel caso una lista non raggiunga il 40%, i seggi sono ripartiti tra i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento. I capolista bloccati possono essere candidati in un massimo di 10 collegi ma, se vincente in più di uno, il collegio d’elezione sarà sorteggiato.

Fanpage.it illustra come funziona attualmente il sistema elettorale italiano.

Modello tedesco, Mattarellum 2.0 e Rosatellum: il dibattito

Tirando le somme, i due sistemi che attualmente regolano lo svolgimento delle elezioni sono il risultato di due leggi dichiarate parzialmente incostituzionali. Una nuova legge elettorale è più che necessaria, e le discussioni sul sistema da adottare sono sempre più accese.

La minoranza bersaniana del PD — ora Articolo 1 — propose poco prima del referendum il Mattarellum 2.0, senza lo scorporo tanto contestato della prima versione.

Forza Italia, invece, propone il modello tedesco: metà dei parlamentari eletti col maggioritario a turno unico, l’altra metà con liste bloccate, ma col totale dei seggi di ciascun partito attribuito proporzionalmente e con una soglia di sbarramento al 5%.

La Lega Nord si è resa disponibile a trattare qualsiasi proposta, purché di riesca ad andare al voto il prima possibile.

Il Movimento 5 Stelle, dopo aver espresso più volte l’intenzione di estendere il Legalicum (il Consultellum bis) al Senato, si è recentemente dichiarato favorevole a un dialogo col PD, a patto di tralasciare un eventuale premio di coalizione e di votare subito.

Grillini che, con Forza Italia, si sono inutilmente opposti all’adozione del Rosatellum come testo base della nuova legge elettorale. Il Rosatellum, proposto dal capogruppo del PD alla Camera Ettore Rosato, incrocia il sistema tedesco col Mattarellum. La metà dei parlamentari viene eletta in collegi uninominali a turno unico, l’altra metà col proporzionale attraverso liste di 2 o 4 candidati in 100 circoscrizioni, con una soglia di sbarramento al 5%.

Il Rosatellum spiegato da Repubblica.

Ma la decisione di impiegare il Rosatellum come testo base non implica che la decisione finale verterà su questo modello. Molte testate hanno ipotizzato un Nazareno bis, un altro patto tra Renzi e Berlusconi sul modello tedesco. Dall’altra parte, Romano Prodi definisce qualsiasi proporzionale, tedesco compreso, un sistema incapace di dare stabilità in un sistema così frammentato come quello italiano: la questione pare ancora lontana dall’essere risolta. Gli emendamenti devono essere presentati entro venerdì 26 maggio e, il lunedì successivo, avranno inizio le votazioni sul prossimo sistema elettorale.


Sette giorni dopo

Dopo una settimana di animate discussioni, l‘asse PD-Forza Italia-Movimento 5 Stelle sembrerebbe aver trovato l’accordo sul modello tedesco, un proporzionale con la soglia di sbarramento al 5%. Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, suggella così l’accordo su Facebook: «Approviamo subito la legge elettorale che chiedono le opposizioni. Anche perché basta con questi tecnicismi: per vincere servono i voti, non le formule».

Come sottolinea l’ex Presidente del Consiglio, fondamentale per l’accordo è stata la soglia di sbarramento al 5%, che eviterebbe «i ricatti dei partitini». L’Huffington Post, in un video su Facebook, spiega quali fazioni rimarrebbero fuori dalla ripartizione dei seggi attraverso il modello tedesco.