Dell’impossibilità del dialogo virtuale

Chi di noi non ha mai passato almeno un giorno della sua adolescenza dentro un forum?

Internet ha dato ad ognuno di noi la possibilità di dire la propria. Ma cosa succede quando il luogo per antonomasia dove poter dare sfogo alle idee che ci teniamo dentro (l’internet appunto) diventa sede di circoli in cui l’opinione fuori dal coro viene tacciata e additata come critica inutile, del “a noi va bene così quindi è tutto a posto”?


Una volta ci bazzicavo in quelle piazze virtuali. I forum. Luoghi in cui decine, centinaia o migliaia di persone di qualsiasi paese, lingua, razza o religione si ritrovavano per lasciarsi alle libertà del dialogo sui più disparati argomenti; dove il confronto fra persone diverse poteva avvenire praticamente in tempo reale con l’unica richiesta di possesso di un computer e di una connessione in rete. 
Tali luoghi hanno aiutato la mia formazione su diversi punti di vista e per diversi argomenti, proprio grazie alla grande varietà di confronto che si poteva realizzare in queste piazze virtuali moderate con un giusto quantitativo di norme comunque rivolte a quel confronto pacifico sempre alla base dell’esperienza. Era ancora l’epoca in cui il geek e il nerd erano considerati ancora degli emarginati, quando The Big Bang Theory non andava ancora in onda e quando si stava meglio quando si stava peggio.

Poi cos’è successo? Bang, internet diventa popolare. Riuscire a configurare un account mail non è più tanto una cosa da reclusi e sociopatici, accendere il computer ed avviare il browser web non è più considerato da hacker informatici di alto livello; il forum inizia a popolarsi sempre di più. Ed è abbastanza facile arrivare alla conclusione che più un elemento è pieno di unità, più ne è difficile la sua gestione. Se poi queste unità sono ragazzini cresciuti con uno schermo davanti la faccia piuttosto che un’educazione base da parte delle figure genitoriali ecco che la frittata è pronta. I luoghi di confronto e dialogo diventano una piazza alla mediocrità, all’elogio più spinto o la condanna più dura, spazzando via ogni forma di moderazione e dialogo costruttivo. Sei in un forum di videogiochi e le opinioni cambiano in base al microgruppo in cui finiamo: non puoi apprezzare l’ultimo Call of Duty perché saresti per forza un casual che non conosce la vera realtà di Battlefield (quando vi sveglierete a capire che si tratta di due esperienze diverse magari mi fate un fischio) o che non si può criticare la riedizione di Skyrim perché “a noi diverte, quindi è bellissimo”.

Fatti e opinioni sono diventati sempre più la medesima cosa, non riuscendo ormai a distinguere la soggettività di un’opinione dalla dura realtà dei fatti: cosa serve dunque il dialogo se tanto devo unirmi forzatamente alla corrente dell’opinione generale? Guai ad instillare qualche dubbio, che poi ricevi risposte del tipo “ma lo vedi che siamo in 30 a darti contro?” come se la potenza del numero fosse direttamente proporzionale all’insensatezza del nostro discorso.

Gradualmente il tempo mi ha portato a sentirmi stretto all’interno di un forum, e dire che ne frequentavo parecchi: il cambio generazionale di utenza ha finito per eliminare gran parte della vecchia guardia per lasciare posto ai suddetti ragazzini che sguazzano nella felicità della cieca opinione senza possibilità di dialogo: o sei con loro o contro di loro, e non ci sono cazzi che tengano. Neanche discorsi anche solo semi intelligenti riescono scalfire lo zoccolo duro che permea ogni discussione virtuale, quindi quel ritrovo digitale è diventato una sorta di raggruppamento per microgruppi che si danno manforte a vicenda, magari sentendosi dei galli grazie alla forza del gruppo. Un po’ come i bulli col pisello corto che se non sono in 6 contro 1 non ti si avvicinano neppure.

Nell’era in cui tutti sono in grado di dire la propria abbiamo perso la capacità di ascoltare? E pensare che in questo discorso ho preso solo la decisione di toccare una minima parte del problema, i forum appunto, piuttosto che spostarmi anche solo per sbaglio a toccare i social network, perché in quel caso c’è solo da mettersi le mani nei capelli e pensare che in fondo esistere senza una connessione internet non era proprio il male assoluto.