Politici per necessità

E’ brutto iniziare uno scritto con una parolaccia, ma quando ci vuole ci vuole:

“Politica”

Ecco l’ho detto.

Non c’è parola infatti in questi giorni che susciti nella maggioranza della popolazione italiana più diffidenza, disprezzo, rancore e alle volte del vero e proprio odio di questa.

L’ultimo sondaggio di Demos che dà la fiducia complessiva nello Stato da parte degli italiani al 20% e nei partiti al 6% è solo l’ennesima prova di un fatto ormai evidente: gli italiani non credono più nella politica. E a giudicare da quanto poco i politici si stiano interrogando su questi dati verrebbe da dire che il sentimento è reciproco.

E così capita spesso di sentir dire da persone di tutte le età, ma specialmente giovani, che dal mondo politico bisogna stare lontani perché pericoloso, ambiguo e che lì dentro sono tutti ladri e se ci entri diventi come loro.

“Come loro” quasi ormai si stesse parlando di una razza a parte, di un mondo alieno alla vita quotidiana che vive sulle nostre spalle e che si spera un giorno di poter scacciare, magari a furor di blog e sondaggi web che permettano al popolo di riprendersi ciò che gli è stato per troppo tempo sottratto: il proprio futuro.

Sì questa politica ci ha tolto il futuro e per riprendercelo dobbiamo sotterrarla, abbatterla con la scure della cosiddetta anti-politica. Ovvero la dottrina politica (da notare il paradosso già insito nella questione) secondo cui non deve essere la politica a guidare i cittadini, ma i cittadini , possibilmente comodamente spaparanzati sul proprio divano di fronte a uno schermo, a decidere il destino del proprio paese.

E’ come se di fronte alla distanza considerata ormai incolmabile tra paese e governanti si volesse rimediare azzerando del tutto la distanza e mettere tutti sullo stesso piano.

Eppure se per scegliere il vincitore di Sanremo basta ascoltare di sfuggita (resistendo stoicamente alla tentazione di cambiare canale) le canzoni in gara purtroppo per decidere al meglio il tasso d’interesse della banca centrale di un qualsiasi paese, come la recente crisi ha dimostrato, non basta spesso neanche un Nobel all’economia.

Cosa fare dunque? Lasciarsi andare a deliri alla Napalm51 interpretato da Crozza e rimanere in fin dei conti inerti sula sedia con la scoliosi che avanza?Oppure fregarsene, far finta che ciò che succede in Parlamento non ci riguardi direttamente?

La tentazione di fare il gufo appollaiato che critica e basta o lo struzzo che schifato e impaurito nasconde la testa è forte questo è innegabile.

Ma in questo caso facile non significa giusto.

La vita che viviamo infatti anche se spesso non ne abbiamo pienamente coscienza è politica. Sarà lei un domani a decidere se potremo far nascere nostro figlio nel paese dove viviamo, se potremo esprimere liberamente il nostro orientamento sessuale o anche banalmente se potremo girare con una macchina stravecchia per il centro di Milano e lo farà, lo fa lo ha fatto sia che a prendere parte in questa decisioni siano milioni o poche decine.

Proprio oggi che la maggior parte di loro la fissa inorridita gli italiani hanno bisogno di politica, hanno bisogno di essere politica. Ma non tramite facili scorciatoie del finora è stato tutto sbagliato né con l’immobilismo che per anni ha caratterizzato la classe dirigente del nostro paese bensì informandosi e agendo per ciò che si crede più giusto.

Sembra facile, ma in realtà informarsi, farsi una coscienza critica propria, ma condivisa è sempre più difficile in un mondo dove ci si trova sempre più soli nel mezzo di tante amicizie virtuali bisogna avere il coraggio e la forza di dire che un click non basta, ma andare oltre fare azioni magari banali o noiose alle volte, ma concrete.

Così come concreta è la vita che ognuno vive, concreta come è la politica che la determina ecco perché oggi più che mai non possiamo che dirci per costituzione, per necessità politici.

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