Carissimo nipote,

ho letto con commozione e interesse il tuo articolo. Mentre l’estate scivola lentamente verso l’autunno e si avvicina il periodo delle più importanti e sentite ricorrenze ebraiche, Rosh ha Shana, l’Anno Nuovo,e Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione, proprio il tuo scritto mi ha spinto a una riflessione. Tra le mitzvot, le prescrizioni, relative a questo periodo, quello dei Yamim Noraim, i Giorni Terribili, c’è quella della Teshuvah. Letteralmente la parola significa “ritorno”, da un punto di vista liturgico è la presa di coscienza dei propri peccati e del pentimento per averli commessi. In relazione al tuo articolo darei a questa parola anche il significato di “recupero dell’equilibrio”. Anche in una connotazione laica, quello che definiamo come peccato possiamo intenderlo come la “rottura di un equilibrio” (personale, collettivo, sociale, ecologico eccetera). Colgo l’occasione per augurarti che l’ebraico (e l’ebraismo) siano per te lo strumento efficace per il conseguimento di quell’equilibrio che distingue la persona saggia (che credo tu sia) da quella stolta e per augurarti, anticipatamente, Shanah Tovah Umetukah.

Zio Kuki

)

    Giuseppe Ivan Lantos

    Written by