Cave
Cavità svelate dall’ ironia del Tempo.
Millenarie fucine di civiltà
destinate all’oblio.
Tratti di pieno, forme di vuoto
di-segni
onirici innesti
nelle religiose menti
di uomini forti.
La ferina violenza
si accompagnò
alla grazia pudica.
Così nacque il Mondo.
La presenza umana,
antica figlia rapita
di cui ci si innamora
sulla groppa del toro
che si getta in mare.
Grotte di uomini,
piccoli secoli
che riflettono sempre una sola scena.
Antri di ministri minori
che ebbero tra le mani
la prima matrice di ordine.
Interstizi con il dono del linguaggio,
capaci di produrre le stagioni e gli anni,
di governare le cose visibili e invisibili,
simulacri del reale,
causa stessa del vero.
Grotte cave,
capaci di passare da dimora a prigione,
alla luce del fuoco o del sole
ascesa e contemplazione,
causa di tutto ciò che è bello.
Difficile a vedere, il bene.
Pura intuizione, l’idea sovrana
generò luce, verità e intelletto.
L’uomo si fece paradosso.
Oscurata la visuale,
aggiunto il terribile morbo
dell’abitudine alla tenebra,
venne costretto a discutere,
contendere
in un pubblico
foro
sull’equilibrio delle ombre,
sulla tecnica
della sua riproducibilità,
interpretando senza aver visto
con occhio nudo
la giustizia in sé.
Il sentimento venne vietato,
non per morale,
ma poiché varco per il pensiero.
In onda
senza saperlo,
privo di patogeni,
l’ultimo ambiente naturale.
Renovatio.
Sistema olografico.
Visione di un mondo perduto
nel difficile esercizio di conservare la sua dignità.