Un posto da scoprire: l’Irlanda

A distanza di un anno dalla mia partenza, ho sentito il bisogno di cominciare a scrivere di questo viaggio che mi ha dato così tanto, nonostante sia ancora difficile mettere in ordine i pensieri legati a quest’esperienza.

Ho vissuto a Dublino per sei mesi durante lo scorso anno. Quando ho deciso di partire non avevo idea di cosa avrei trovato lì, le uniche immagini nella mia mente riguardo all’Irlanda risalivano ad un film guardato in adolescenza; ricordo che fu la prima volta che cominciai a pensare a quel posto come se avesse qualcosa di speciale. E in effetti, una volta partita, le mie aspettative non sono state per niente deluse.

L’Irlanda è esattamente come ce la immaginiamo. Tutti quei bellissimi paesaggi naturali, quei prati verdi, il tempo uggioso, la pioggia così fine da non percepirsi neanche, e quelle scogliere, le cliffs, che si stagliano sul mare con un’incredibile imponenza. Quel mare perennemente agitato, freddo. I miei piedi non avevano mai sentito qualcosa di più freddo dell’acqua dell’Oceano Atlantico. Non avevo mai sentito così tanto vento sulla pelle, eppure quel freddo non mi ha impedito di camminare, di esplorare, di ammirare il mondo con stupore e meraviglia. E’ stato assolutamente catartico. Altitudini che mettono i brividi, luoghi così completamente naturali ed incontaminati da farti provare una sensazione di cui spesso ci dimentichiamo: quel senso profondo di connessione con tutte le cose, con noi stessi e con la nostra esistenza in questo mondo.

L’Irlanda è un paese poco abitato, conta meno di 5 milioni di abitanti per un territorio abbastanza esteso. Due terzi del territorio sono occupati da immense distese di prati, tanto che quest’isola si è meritata l’appellativo di “Isola di smeraldo” o “Paese verde”, proprio per il colore che caratterizza i suoi paesaggi. Probabilmente, questa scarsa densità di popolazione è dovuta al clima e agli inverni rigidi ma, al di là delle mie interpretazioni personali, questo è uno di quegli aspetti che contribuisce a rendere questo posto magico. Ho attraversato l’Irlanda in pullman in lungo e in largo e, spostandosi da una città all’altra, non si può fare a meno di notare l’immensità della natura attorno a sé. Poi nient’altro. Solo il verde. E qualche casetta ogni tanto, sparsa qua e là.

La popolazione si concentra, ovviamente, nelle più grandi città, le quali però non hanno niente a che vedere col nostro concetto di “grande città”. Persino Dublino, la più grande delle città irlandesi, può essere considerata una città a misura d’uomo: basta spostarsi di pochissimo dal centro, anch’esso abbastanza piccolo, per ritrovarsi in zone che hanno proprio l’aria di essere dei piccoli paesi: vi è il macellaio di fiducia, la bottega vicino casa, la scuola in cui si ritrovano tutti i bambini del quartiere… A Dublino non c’è la metropolitana, vi sono soltanto due linee di tram che collegano la città da nord a sud e da est a ovest, per il resto vi sono soltanto autobus di linea. Eppure non c’è mai traffico, non c’è mai rumore. E’ tutto molto rurale. Anche in pieno centro storico, seppur questo sia indubbiamente più caotico e moderno rispetto alle periferie, l’atmosfera rimane comunque molto familiare.

Passeggiando per le vie del centro, l’attenzione è continuamente catturata dai musicisti e cantanti che allietano le passeggiate di abitanti e turisti. Questa è una delle cose più belle di Dublino e dell’Irlanda: vi sono musicisti ovunque, ogni giorno e ad ogni ora. Sembra quasi che questa gente abbia una predisposizione particolare per la musica. Non so se si tratti di talento naturale (hanno delle voci pazzesche) o di una particolare attenzione culturale, sta di fatto che la musica fa proprio parte di loro, della loro vita e della loro storia, non si riduce a un passatempo a cui dedicarsi soltanto a fine giornata, ma rappresenta una ragione di vita: gli irlandesi vivono di musica. Si pensi al sound della musica irlandese, a quanto questo sia particolare e inconfondibile in tutto il mondo. Per quel che mi riguarda, avrei perso delle ore ad ascoltare cantanti, violinisti, chitarristi e varie band che si fermano agli angoli delle strade e cominciano a suonare melodie coinvolgenti, con costante stupore e ammirazione da parte dei passanti.

Per non parlare dei pub: l’atmosfera nei pub irlandesi è quanto di più festoso e caloroso si possa mai vivere. Spesso ci sono delle band che suonano dal vivo, sempre e comunque vi è musica. La gente siede in larghissimi tavoli che condivide con sconosciuti e, molto frequentemente, si finisce per conversare, bere e cantare insieme a persone che probabilmente non rivedrai mai più, ma che ti faranno tornare a casa col sorriso sulle labbra e con quella sensazione di aver trascorso il tuo tempo con delle belle persone. Gli irlandesi sono così: molto scherzosi (a volte, è un tipo di umorismo difficile da comprendere) e si auto-definiscono friendly, ovvero amichevoli. Personalmente, li ho trovati particolarmente gentili e aperti, anche nei confronti di chi non conoscono, e soprattutto appaiono molto sereni e sorridenti, come se prendessero la vita con leggerezza e potessero affrontare ogni problema con una pinta di birra e una chiacchierata in più.

Ecco un altro tasto da dover toccare assolutamente: la birra. Anzi, le birre. Tutte diverse, tutte buone, ovviamente artigianali e molto, molto corpose. In ogni pub si trova l’imbarazzo della scelta. Gli irlandesi amano bere; la festa di San Patrizio è un onore alla birra. Ho sentito dire che in quel giorno gli irlandesi inizino a bere sin dalla mattina, facendo colazione con beer and cereals. Tutt’ora non so se crederci realmente.

Il mio Saint Patrick’s day è stato particolarmente freddo. Mentre ero in giro ha cominciato a nevicare, la gente si riscaldava nei pub e, al solito, la cosa più bella era sempre quella: la calorosità della gente. Non soltanto degli irlandesi, ma anche di tutti coloro che vi abitano, perché Dublino è multiculturale, pienissima di immigrati provenienti da ogni parte del mondo, persino da Paesi di cui non sapevo nemmeno l’esistenza. Migliaia di stranieri vivono e lavorano lì, tra cui tantissimi italiani. L’integrazione, in Irlanda, è qualcosa di concreto, di possibile, che si attua senza troppi problemi.

Ho sentito irlandesi definire “bellissima” questa multiculturalità ed essere felici di come questa realtà fosse in continuo aumento; ho sentito dir loro quanto fosse bello vedere “facce diverse” per le strade; ho conosciuto genitori che hanno scelto appositamente di mandare i figli in scuole multiculturali perché in questo modo i bambini sarebbero cresciuti senza stupidi pregiudizi sullo straniero.

L’accoglienza è senza dubbio l’aspetto più bello dell’Irlanda: la sensazione di sentirsi accolti, che tu sia un turista, una persona di passaggio o qualcuno che ha deciso di stanziarsi lì a vita. Inoltre, ascoltare storie di persone provenienti dall’Egitto, dalla Russia, dalla Korea, dal Sud America, dalla Grecia, dal Brasile (e chi più ne ha, più ne metta), è stato l’aspetto più arricchente di quest’esperienza in questo posto meraviglioso, qualcosa a cui noi, qui in Italia, non siamo abituati. Seppur gli stranieri che vivono in Italia siano molti, vi è una netta separazione tra noi e loro, separazione che è prima di tutto nelle nostre menti. Noi non rendiamo possibile una “mescolanza”, non c’è integrazione: qui è ancora qualcosa di molto lontano e forse non si concretizzerà mai davvero.

Ritrovandomi qui a scrivere, ho spontaneamente omesso quelli che a mio avviso sono gli aspetti negativi e ho scelto di soffermarmi su quanto di bello ci sia; sarà perché, col tempo, le nostre memorie tendono ad affievolirsi e tendiamo a ricordare soltanto alcuni aspetti, tralasciandone altri; ma soprattutto sarà perché questo momento è dedicato alla mia nostalgia. Consiglio a tutti di programmare un viaggio e andare e constatare quanto ho scritto.

Io, sicuramente, tornerò.