Webeti: la W è muta

L’umanità che popola la pagina Facebook di Enrico Mentana è desolante: truppe cammellate di complottisti, fascistelli che votano per Salvini, tristanzuoli leoni da tastiera che ruggiscono punti esclamativi, analisti politici della domenica. Io non so perché tutta questa gente avverta il bisogno impellente di accedere a Facebook allo scopo di sottoporre la propria opinione non già all’esigua platea degli amici e conoscenti, bensì all’autorevole giudizio di Enrico Mentana, eppure accade ed è forse da annoverare tra tutti quei comportamenti inspiegabili e di nessuna utilità che però adottiamo lo stesso, come quando sbraitiamo contro i politici alla tv (o lo fa solo mio padre?) oppure come quando Gasparri risponde ai tweet di Obama. Insomma, sono sfoghi estemporanei che alla fine ci fanno sentire baldanzosamente convinti di non aver parlato invano. Per fortuna i politici non rispondono a mio padre né Obama ha mai risposto a Gasparri e forse fa parte del gioco: vuoti il sacco, ti senti meglio e non c’è nessuna conseguenza.

Mentana invece risponde, e pure qui mi tocca strabiliarmi di fronte alla quantità di tempo che una persona di mezza età nonché di professione suppongo assai impegnativa non ha ancora capito di non dover perdere dietro ai commenti su Facebook. Io ho un pugnetto di follower su Twitter e quando mi capita di essere in attrito con qualcuno di loro mi stanco alla terza interazione, soprattutto se non fa parte della mia vita e non ci ho mai parlato prima; Mentana, al contrario, ha energie inesauribili quando si tratta di arginare la valanga di commenti offensivi o più spesso banalmente sciocchini che gli arrivano. Che avverta un afflato filantropico che gli impone di tentare di correggere anche le teste più dure? Che provi un sincero amore per il confronto e ami mettersi sullo stesso piano dell’uomo di strada? Questi sono gli epiteti che l’uomo di strada si sente rivolgere.

  1. Incapace di intendere e di volere

2. Asino

3. Fesso

4. Represso

5. Ignorante

6. Fino al celeberrimo webete

Da questi screenshot sono evidenti tre cose: la prima è che spesso e volentieri Mentana ha ragione a spazientirsi, la seconda è che è un gran maleducato e la terza è che proprio la sua cafonaggine gli ha permesso di diventare un idolo delle masse, come dimostra appunto la creazione della sdilinquita pagina Enrico Mentana blasta lagggente (che ringrazio per il materiale).

Sul primo punto c’è poco da dire. La rete, come la vita, è piena di gente che parla per dar fiato alla bocca. Talvolta lo fa in modo aggressivo, spesso invece dà semplicemente voce a opinioni che non sono vere opinioni (perché le opinioni richiedono che l’opinionista si informi, analizzi, rifletta, conosca l’ambito nel quale si sta esprimendo) ma parole in libertà. Nel primo caso la rispostaccia potrebbe essere meritata, nel secondo si tratta piuttosto di persone che com’è ovvio che sia si aggregano sotto il profilo del giornalista famoso e cominciano a sbattere le dita sulla tastiera. In entrambi i casi la soluzione elegante sarebbe ignorare o chiudere i commenti, visto che gli danno così fastidio, quella sacrosanta e su cui nessuno troverebbe nulla da ridire sarebbe invece bannare gli autori di commenti particolarmente spiacevoli.

Ma Mentana non si rifugia nelle soluzioni comode o eleganti: lui risponde con insulti più o meno velati e secondo me lo fa perché gli piace. La soddisfazione di sé che prova quando apostrofa come fesso un tizio che gli ha chiesto come mai non stia più parlando della Muraro è così evidente che quasi esce dallo schermo del pc e ti investe. Gode come un matto a insinuare con una stanca perifrasi che qualcuno non abbia studiato abbastanza. Si crogiola nella scelta della parola webete. Ci sguazza come ci sguazzano tutti questi sconfortanti cattivi del web, applauditi da un pubblico incapace di distinguere una risposta arguta da un insulto.

Quello stesso pubblico, non più di sei mesi fa, si lasciava conquistare da Gianni Morandi e dalla gentilezza con cui è pronto a distribuire abbracci perfino a chi gli insulta la mamma. Oggi invece elegge Enrico Mentana, uno che si è trovato a suo agio nella Rai dei socialisti e in Mediaset alle dipendenze di Berlusconi, dapprima a paladino dell’informazione (si vedano le isterie intorno alle sue maratone basate sullo schiaffare esponenti di un po’ tutto l’arco parlamentare sulle sue poltroncine e tenerli inchiodati lì a cianciare del nulla) e di recente a eroe del web. E perché? Perché blasta laggente. E quanto ci vuole? Le parolacce le impariamo tutti tra l’ultimo anno di asilo e il secondo anno di elementari.

Quello che Mentana attua coi suoi fan è un espediente vecchio quanto la nascita delle prime tradizioni orali che ora è stato probabilmente mutuato in un giochetto di marketing o propaganda o qualcosa di quell’ordine di bruttezza: si prende gioco di A per far sentire superiore B e creare con quest’ultimo una complicità. Nella fiction questo trucco funziona a meraviglia perché avvince il lettore o lo spettatore non solo alla storia e ai personaggi ma anche a quella rassicurante sensazione di essere migliore di loro e di poterli giudicare. Nelle opere di satira sociale questo ha un risvolto particolarmente interessante: spesso il lettore o lo spettatore è lui stesso il bersaglio della critica, ma se ne sente al riparo perché la vede deviata verso un terzo soggetto. In questo modo l’autore della satira ride del suo pubblico dandogli a intendere di ridere con lui.

Se Enrico Mentana avesse voglia di leggere le bacheche dei suoi adoratori, troverebbe un appiglio per blastarli nel giro di dieci secondi e saperli dalla sua parte non gli farebbe venire nessuno scrupolo, ma a questo gli adoratori non pensano mai. Pensano di essere allo stesso livello in cui ritengono si trovi Mentana (leggasi: di gran lunga superiori alla massa) e in fondo gli analfabeti funzionali sono sempre gli altri. Ed ecco che ci sembra legittimo puntare il dito insieme a Enrico ed esplodere di gioia quando s’inventa il neologismo webete. E forse abbiamo ragione: finalmente disponiamo di una parola che designi le masse che s’infuocano per il nulla e si rovesciano su internet a farcelo sapere. Abbiamo la parola perfetta per quelli che aprono la colonna destra di Repubblica perché gli interessa davvero. Abbiamo perfino una definizione calzante per quelli che saltabeccano con entusiasmo canino da una moda di internet all’altra. Senza una vera ragione, solo perché in quei giorni va così. E in questi giorni va Enrico Mentana.