Il maestro di nodi — Massimo Carlotto

Grazia Palmisano
Aug 27, 2017 · 3 min read

Questo è per me il sesto libro della serie dell’Alligatore.

Ero molto curiosa di leggerlo perché qualche anno fa scoprii l’insolito argomento dello shibari giapponese.

In questo libro non si tratta esattamente di questo; sono sì modelle che si fanno legare ma, essendo un noir, si passa velocemente dai nodi soft allo snuff hard. Era solo per dire che questo come libro lo avrei scelto comunque, anche se non avessi avuto l’obiettivo di ripercorrere la storia di Marco Buratti. Che ho ritrovato con piacere, con il fedele Max e il folle ma affidabile Rossini.

Prima di partire a parlare dell’indagine, volevo fare un piccolo apprezzamento sulla dedica del libro, da parte di Carlotto, a Horst Fantazzini. Lessi della sua incredibile vita qualche anno fa, nel libro Ormai è fatta. Non è una cosa secondaria, dato che Carlotto è sempre molto attento alle vicende carcerarie, in particolare alle ingiustizie che in esso vengono perpetrate e che spesso non ottengono la dovuta attenzione.

L’impegno di Carlotto è un altro dei motivi, insieme al fatto che mi piace il noir, che mi porta a continuare a leggerlo.

Durante l’indagine per rintracciare il Maestro di nodi, che si sospetta abbia ucciso Helena, si inframmezzano le vicende di Genova, dato che Max la Memoria decide, contro il parere di Buratti e Rossini, di andarci. E’ stato doloroso ripensare a quegli avvenimenti, ai soprusi, alle ingiustizie, alla Diaz e a Bolzaneto, alla morte di Giuliani. La vicenda viene ben resa dai personaggi, che la rendono naturale parte integrante della vicenda. Così come diventa naturale parlare delle condizioni carcerarie, dato che oltre a Marco, anche Max ci è finito. Per di più anche Rossini, proprio durante questa indagine, ci rimane per qualche giorno. E’ Max la Memoria in particolare che, sollecitato dall’indagine che gli riporta continuamente alla mente torture e sofferenze, parla e riparla del carcere e delle violenze che in esso accadono. Buratti e Rossini sono in effetti insofferenti, vogliono dimenticare e basta, ma a tratti gli permettono di parlarne.

Lo sfondo è molto cupo, trattandosi dell’ambiente sadomaso che fa abbondante ricorso alla tortura. E’ voluta e cercata, è di base una pratica sessuale estrema, ma sempre tortura è. Già dalla prima scena, i sudori freddi non mancano. La storia è narrata come sempre con la giusta tensione e con il gradevole intreccio fra i tre personaggi, a mio avviso inscindibili. Se Max, o Beniamino o Marco venissero a mancare, sarebbe un bel guaio. Come infatti capita quando Rossini viene arrestato. Marco e Max fanno quel che possono, ma la sua assenza si sente eccome. E oltre tutto Rossini aveva in mente un differente modo di risolvere la questione, ma ormai deve accettare il fatto che Max e Marco, in sua assenza, hanno deciso di farsi aiutare da un poliziotto corrotto e da una prostituta, anch’essa introdotta nell’ambiente sadomaso e che farà da esca.

Insolitamente dolce il finale, con Marco che finalmente parla apertamente con Virna. Non sentiamo tutto ciò che si dicono, ma è dolcissimo lasciarli a quel tavolo, con le dita di lei che sfiorano la mano di lui, in una frase non detta ma ben chiara per entrambi.

Mi sono piaciuti anche gli scenari, dato che a Torino ho vissuto e a Milano vivo attualmente. E’ sempre più facile calarsi nelle atmosfere quando si conoscono vie, piazze, luoghi.

Secondo la cronologia dell’Alligatore fan page, devo ancora recuperare L’amore del bandito e La banda degli amanti.

Gli altri li ho già letti, incluso Per tutto l’oro del mondo, che lessi appena uscì. Ancora due, quindi, e sarò pronta per la nuova uscita di settembre Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane. Spero di fare in tempo.

Serie dell’Alligatore:

La verità dell’Alligatore

Il mistero di Mangiabarche

Nessuna cortesia all’uscita

Il corriere colombiano

Il maestro di nodi

L’amore del bandito

La banda degli amanti

Per tutto l’oro del mondo

Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (26 settembre 2017)

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