La rivoluzione dimagrante — Alberico Lemme

La sufficienza è dovuta al fatto che, a modo suo, introduce un concetto nuovo, quello dell’interazione ormonale tra il cibo e l’organismo. L’insufficienza la assegno invece per lo stile, aggressivo per quanto mi riguarda, a tratti sfociante nell’insulto. Certo, l’autore lo ripete a più riprese che lo si ama o lo si odia. Personalmente nessuna delle due, gradisco però un approccio quantomeno educato. Riguardo il contenuto del libro, è solo sufficiente e non buono, perché alla fine mi sono sciroppata pagine e pagine per arrivare alla fine a un esempio di menu da sperimentare per una settimana, dove al mattino ci sono solo cipolle. Ora, io amo sperimentare, ma cipolle? Non mi piacciono proprio. Ci sono altri tre menu, ma idem. Va bene anche qui che l’autore ha già prima messo le mani avanti dicendo che è solo un esempio, che la sua non è una dieta è una filosofia alimentare, mi sta bene tutto. Ma alla fine insomma per provare a vedere se funziona, bisogna ricorrere alla personalizzazione. Quindi mi indispone il fatto che il libro sostanzialmente sia una manovra pubblicitaria. Mi interesso di alimentazione da qualche anno, ho letto molto e sperimentato altrettanto, ma negli altri testi, a fine lettura, si poteva essere d’accordo o meno, ma si poteva in autonomia sperimentare. Con questo testo non si diventa autonomi, perché a detta di Lemme, detto anche in malo modo, ogni persona è unica (sacrosanto) e quindi ogni metodologia alimentare a sua volta è da personalizzare. Col suo intervento. Nella sua accademia. Dove i cadetti vengono accolti a suon di “benvenuto ciccione/a”.
Mah, decidete da soli, per quanto mi riguarda, non mi piace l’approccio e non mi è piaciuto arrivare a fine libro con un pugno di mosche.
E’ prodigo di box di spiegazioni chimiche, perché è in chiave biochimica che intende l’alimentazione, essendo un farmacista, ma quindi? Quindi alla fine ho nuovi concetti, un nuovo approccio, ma non lo posso mettere in pratica.
Buona lettura. Tenete uno scudo a portata di mano, ogni tanto arrivano improperi. Lui è un genio (lo dice ripetutamente, in quasi ogni capitolo).
