La culla

Guardo la culla, quella che hai costruito nei nove mesi in cui aspettavo Emanuele. 
Coi polpastrelli seguo la linea liscia e arrotondata della testiera.
Diciassette anni ed è ancora bella, come appena terminata. Sembra non abbia subito lo scorrere del tempo. 
Sembra si sia fermata alla sua prima nanna.

Ricordi?
Avevo all'incirca sei o sette anni.

Eravamo "giù in cascina", come di abitudine si diceva. Il periodo in cui tu e papà la curavate. Era una vecchia signora, bisognosa di piccole attenzioni, per non sfiorire definitivamente. 
Ti seguivo come una gattina incuriosita dalla tua abilità manuale nel sistemare, riparare, creare. Adoravo essere la tua piccola apprendista. 
Gremivo il tuo tempo con domande, passandoti questo o quell'attrezzo, dipendeva dal tipo di lavoro che stavi eseguendo.
Ti ho raccontato dei bambini che volevo dal mio principe azzurro, proiettandomi, con innocenza infantile, nel futuro. 
È stato allora che ti avevo detto con fare deciso:
"Quando mi sposerò e avrò il mio primo bambino, mi costruisci la culla. Ok? La voglio tutta di legno scuro e deve essere bella resistente perché io voglio 6 bambini." 
Tu sorridendo, con una mano posata affettuosamente sulla mia testolina riccia, mi avevi risposto: 
"Certo che te la costruirò".

La guardo. Sfioro coi polpastrelli il legno liscio e scuro. 
Una sensazione di vuoto nel petto. 
Un altro piccolo pezzo si è incamminato nella stanza dei ricordi.
Ti troverò lì. Accanto a papà.

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