La mia esperienza con il crowdfunding

Avrei voluto scrivere sul crowdfunding qualche tempo fa, ma ho avuto l’ispirazione solo ora. Sì, ho provato ad utilizzare questa metodologia per finanziare lo sviluppo di Corso JavaScript e ho fallito. 
Tuttavia non è stato un fallimento totale, anzi, è stata una bella esperienza per validare un’idea con un soggetto terzo ed imparare qualcosa di nuovo.

Nello storytelling di qualche hanno fa sembrava che lanciare il proprio progetto o la propria idea tramite una piattaforma di crowdfunding fosse un “must” per trovare nuovi clienti e vendere qualcosa prima di averla prodotta. Nella realtà non è proprio così, quindi provo a riassumere per punti alcune suggestioni che in modo più o meno voluto potrebbero essere fraintese.

La “community del crowdfunding”

Se pensate che ci siano delle persone con i soldi in mano pronti a finanziare la vostra idea, partite già col piede sbagliato. Se qualcuno decide di donarvi o acquistare in prevendita qualcosa è perché si fida di voi e della vostra storia pregressa, no perché ha trovato qualcosa di vagamente interessante che vuole finanziare.

Il fatto che vi troviate in mezzo a Nmila progetti su una piattaforma tipo Kickstarter, Eppela, Indiegogo, è irrilevante. Nel mio caso il traffico interno dovuto alla piattaforma è stato del 10% e ha generato lo 0% di conversioni.

L’altro punto è che potreste non essere presi da una piattaforma, e pazienza, c’é chi si è fatto una landing page crowdfunding da solo e ha avuto successo lo stesso.

Prezzi e correttezza

Pensate che alcuni deal, finanziamenti, sono finti? È così, le piattaforme privatamente o velatamente incentivano i creatori ad auto-acquistarsi delle offerte. Dopotutto voi sareste disponibili ad aderire pagando anche solo 10€ per un progetto che fino a quel momento ha raggiunto 0€? 
Il “network effect” non è facile, soprattutto se non sei nessuno o quasi, e anche se lanci un progetto su una nicchia che ti compete e c’é un mercato, non è detto che riuscirai a raggiungere le persone interessate in tempo utile per la durata della campagna. 
Ho visto gente pagare pubblicità su Facebook per portare traffico alla propria campagna di crowdfunding (e poi non riuscire comunque a raggiungere l’obbiettivo). 
Le persone fanno acquisti online per soddisfare un bisogno specifico, urgente o perché trovano “un affare” e nel crowdfunding ci sono tempi incerti e riguardo il prezzo, nessuno ti può garantire che se aderirai alla campagna nel frattempo non esca un prodotto innovativo analogo a un prezzo migliore.

Il mio consiglio sulla questione è prevedere diversi deal per attrarre gli “early adopters”, ma allo stesso tempo non svendere troppo il prodotto (anche se è solo in via di sviluppo).

Se state sviluppando un software, libro ebook, videogioco,.. mettete diversi scalini, ma dall’offerta più conveniente (quella che esaurirà subito) a quella più cara non dovrebbe esserci un divario di più del 50%. Altrimenti si innesca uno strano meccanismo psicologico a quelli che arrivano dopo. Ovvero, l’invidia di quelli che l’hanno acquistato prima, il pensiero che quelli che l’hanno acquistato prima hanno fatto un’affare, mentre l’ultimo arrivato, no. 
Anche se magari l’offerta più cara è comunque un buon prezzo.

Conclusione: il crowdfunding serve?

Se lo vedi come un facile modo per trovare del capitale per la tua startup che giustifichi il tuo progetto.. NO.

Se lo vedi come un modo per fare marketing, validare l’idea e trovare i tuoi primi clienti.. Può servire
Può servire, come può servire un frigorifero agli eschimesi, si tratta comunque di un modo per aumentare la propria autorevolezza (è ad ogni modo un soggetto terzo che parla del tuo progetto), e insieme a una landing page, un video promozionale e una strategia di marketing social, può aiutarti a trovare nuove nicchie e clienti.

Happy experiments :)