L’impresa nell'Italia che cambia

“Se uno si comporta con pazienza e con cautela nei tempi che esigono queste qualità, allora avrà successo; ma se i tempi cambiano e non cambiano i suoi comportamenti, allora andrà in rovina”.

Questo passo non è tratto da opere di politologi del nostro tempo, ma da un brano del Principe, del grande scienziato della politica. Niccolò Macchiavelli, cinque secoli prima che venissero coniati e diffusi concetti come globalizzazione e cambiamento epocale. Anticipava, in altre parole, la grande importanza di adattare metodi e mezzi alle caratteristiche dei tempi ed ipotizzava sventure ed insuccessi per tutti coloro che non avessero saputo mantenere una relazione armonica tra il proprio modo di essere e di agire ed il carattere dei tempi in cui vivevamo.

L’epoca in cui viviamo è stata definita l’età del cambiamento, della flessibilità e della comunicazione che si manifesta attraverso una profonda trasformazione degli scenari politici, sociali ed economici.

Globalizzazione, internazionalizzazione e liberalizzazione dei mercati, sviluppo tecnologico ed utilizzo della rete hanno generato nuovi equilibri e nuove dinamiche nelle relazioni nazionali ed internazionali, nell’economia, nel lavoro e nella competitività, sempre più caratterizzata, quest’ultima, da nuove regole. Sfide inimmaginabili fino a qualche anno fa, sono oggi all’ordine del giorno.

Oggi dirigere un’impresa significa incoraggiare una visione rivolta al futuro, attenta ai mutamenti, pronta a modificare strutture, politiche, comportamenti, schemi mentali. Il compito dei manager diviene di conseguenza quello di individuare nuove strade, cogliere i segnali ed anticipare le conseguenze del cambiamento, abbandonare le vecchie strategie ed i vecchi schemi anche se sono stati , nel passato, garanzia di successo.

Il cambiamento è ormai la condizione fisiologica delle organizzazioni ed è sempre meno prevedibile poiché più accelerato, quindi più difficile da gestire.

L’ambiente in cui operano oggi le aziende è caratterizzato da un’elevata instabilità: il quadro competitivo, i prodotti –mercato, le tecnologie, la composizione della forza-lavoro, evidenziano continue mutazioni.

In questo scenario sono richieste prontezza di risposta e flessibilità organizzativa: le aziende devono imparare rapidamente dalle proprie esperienze positive e negative, e questo apprendimento deve essere continuo.

Secondo Tushman e Nadler, due studiosi delle organizzazioni innovative, l’apprendimento avviene per “tentativi ed errori” e perciò le aziende devono essere organizzate e gestite in modo da garantire la capacità di assumere velocemente iniziative, sperimentando nuove idee, imparando dagli errori propri e altrui, cambiando rotta, se necessario, per non perdere terreno.

E’ un fatto culturale e certo il compito non è facile.

Sono pochi gli imprenditori ed i manager che sarebbero rimasti in sella se non avessero capito l’importanza della flessibilità, del continuo adattamento o riadattamento organizzativo e della comunicazione.

Si è passati, col tempo, da un concetto di leadership inteso come capacità di gestire al meglio le situazioni contingenti ad una realtà che obbliga ad anticipare, indirizzare e controllare il cambiamento.

Un’impresa troppo abituata al successo può acquisire un’arroganza pericolosa, la supponenza di essere ormai al di sopra di eventuali disavventure, al sicuro per sempre. In tal modo si rischia di divenire sorsi e disattenti rispetto ai pericoli ed agli incidenti di percorso sempre possibili.

Neppure la più solida delle aziende, una volta raggiunto il successo, può ritenersi in un porto sicuro per sempre, lontano da tempeste e maremoti improvvisi.

Il successo si raggiunge mediante caratteristiche, e capacità che rappresentano, nel loro insieme, il cosiddetto vantaggio competitivo, ma nulla è più aleatorio e nulla è più difficile da mantenere.

Un’azienda è eccellente quando riesce a trasformare vincoli e rischi in opportunità, oppure perché sa fare una cosa meglio delle altre, oppure perché i valori espressi e dimostrati dalle persone che vi lavorano sono riconosciuti e apprezzati dal mercato, o ancora quando è ritenuta dal mercato la miglior azienda per un certo tipo di prodotto/servizio.

Le organizzazioni di successo sono tese al cambiamento, lo accettano, come un dato di fatto. Da ciò deriva l’esigenza della formazione permanente e della comunicazione integrata, finalizzati ad adeguare il sistema attraverso riorientamenti organizzativi e gestionali.

Creatività e propensione al cambiamento sono due valori, divenuti centrali per la gestione dei sistemi organizzativi; il passato, caratterizzato da continuità e standardizzazione, non ne considerava l’importanza.

Il cambiamento si è dimostrato difficilmente prevedibile e programmabile, così come è apparso sempre oltremodo complesso il bilanciamento di innovazione ed efficienza, di evoluzione e consolidamento, di sviluppo e razionalizzazione.

Esiste sempre il rischio che con il migliorare dei conti economici si riducano la tensione, la determinazione e la continuità di azione e si produca un allentamento della presa sui problemi.

Abbassare la guardia non è mai opportuno, nemmeno nei momenti in cui tutto va bene, occorre mantenere costantemente accese le fiamme dell’attenzione e del coinvolgimento attivo del personale.

L’attenzione all’innovazione, alla flessibilità organizzativa e gestionale alla comunicazione va considerata dunque alla stessa stregua di quella riservata ai processi tecnologici e produttivi.

Oswald Spengler è stato il primo a rilevare che le civiltà iniziano il loro decadimento, che le conduce inevitabilmente alla rovina, proprio quando hanno raggiunto lo stato evolutivo più alto. Questo accade perché le civiltà rimanendo ancorate al passato, dominato da esperienze e valori consolidati dalla tradizione, non vogliono o non sanno rompere con le abitudini radicate nel tempo.

La vitalità di ogni cultura dipende dall’equilibrio tra gli elementi che preservano la tradizione e quelli che tendono a demolirla; in mancanza di tale equilibrio si generano situazioni patologiche o in un senso o nell’altro. L’irrigidimento di una cultura, nei suoi usi e costumi fortemente riutilizzati, può avere un effetto non meno distruttivo della perdita di ogni tradizione, e ciò vale per qualunque aggregato sociale.

Anche il progresso è una variabile che va governata; non è infatti sufficiente andare avanti per essere sicuri di andare nella giusta direzione. Non a caso esistono scuole di pensiero che definiscono come “il grande autoinganno di questo secolo” quello che ritiene centrali, mitizzandoli, il cambiamento e l’innovazione per un sicuro successo.

In assenza di sfere di cristallo o di maestri attendibili sul tema della gestione degli eventi imprevedibili è necessario, in definitiva, che l’azienda dal suo interno abbia una forte capacità critica, revisionale e previsionale che, attraverso poche e semplici regole e modalità di gestione, possa supportare il riorientamento necessario di strategie e obiettivi.

Gabriella Rocco

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