Insonnia e le tredici cose che so

In siciliano si dice: “Aspittari e nun viniri, jiri a tavula e nun manciari, jiri a lettu e nun durmiri su` tri peni di muriri”, ossia aspettare qualcuno che non viene, andare a tavola e non mangiare, andare a letto e non dormire sono tre pene da morire.

Insonnia che mi sveglia alle 3.40, con un pensiero: Cosa so veramente? A poche settimane dal mio 46esimo compleanno, cosa so veramente?
 Allora, ho deciso di cedere all’insonnia e di compilare la lista delle poche cose che credo di sapere.

  1. So che sono nato un giorno di Giugno del 1971, anno in cui John Lennon pubblica Imagine, l’Intel lancia il primo microprocessore, muore Jim Morrison e Louis Armstrong, allo Zecchino d’oro vince il Caffè della Peppina. So che non ho più trent’anni, anche se è l’età che mi sento quando mi guardo dentro e l’età in cui mi piace immaginarmi. Insomma so che mi sento un giovane cresciuto con qualcosa di sbagliato e inadatto dentro e fuori, ma so anche che non ho più trent’anni e tante, tantissime cose sono successe.
  2. So (anzi ho imparato) che tutte le verità, i punti fermi e le certezze che ci creiamo durante la vita sono un terribile paradosso, che prima o poi si manifesta. Meglio essere preparati.
  3. So che il meglio della vita sta in ciò che ancora ci aspetta e che verrà, ma so anche che, alle volte, non abbiamo la forza di riconoscere e affrontare le esperienze migliori. Ci sono momenti in cui non riusciamo proprio a cogliere le occasioni. Quei momenti sono i maggiori sprechi.
  4. So che molte cose (relazioni, amicizie, aziende…) vanno riavviate, proprio come Windows o certi elettrodomestici. Devi spegnere e riaccendere dopo qualche minuto. Tra le cose che vanno riavviate alle volte, ci siamo anche noi stessi. Purtroppo, però non bastano pochi minuti.
  5. So che non si può comprare o imporre il coraggio, la pace e la serenità, soprattutto quando l’inquietudine scuote la tua vita con un rumore di fondo. Sono cose che non si possono ottenere né per sé né per le persone che amiamo di più, se non sono loro stesse a voler trovare le risposte (so che sembra una frase alla Guzzanti, epperò è vero!)
  6. So che se un problema è di qualcun altro, spesso, molto spesso non abbiamo le risposte giuste. L’aiuto che diamo talora non è molto d’aiuto o addirittura è dannoso, soprattutto se chi lo riceve non lo vuole. Non è bene dare, aiutare e disperdere i propri sforzi per chiunque.
  7. So che nonostante le apparenze, tutti siamo complessi, feriti, sofferenti. Tutti abbiamo le nostre fragilità e i nostri punti sensibili. Tutti abbiamo bisogno di abbracci e baci in fronte. Insomma, siamo tutti più simili di quanto crediamo. Se ci confrontiamo con ciò che gli altri mostrano, ci sentiamo spesso peggiori di ciò che siamo realmente. Se poi lasciamo spazio ai giudizi altrui, ci sentiremo ancora peggiori di ciò che siamo veramente. Teniamoci stretti solo coloro che sanno parlare alle nostre fragilità e, pur conoscendo i nostri punti sensibili, non li sfiorano.
  8. So che la versione che ci raccontiamo della nostra vita, la nostra verità è spesso diversa da quello che realmente è LA verità o che gli altri vedono e percepiscono, ma è la nostra verità, va rispettata, è ciò che abbiamo scelto di vivere e forse è ciò per cui siamo nati.
  9. So che crediamo di metterci in salvo dietro semplificazioni, bugie e facciate, ma dentro queste ci perdiamo ancora di più. Arrivano allora momenti in cui ci pare impossibile continuare e dobbiamo decidere se abbiamo il coraggio di cogliere le occasioni che la vita ci offre (è bene ritornare al punto 3), gettare la maschera ed essere chiari con noi stessi e gli altri. Non cogliere questi momenti è uno dei maggiori sprechi.
  10. So che il successo alle volte può danneggiare, cambiare e ferire le persone come poche altre cose. E’ bene tornare al punto 2.
  11. So che se lasci andare un po’ le emozioni, diventi spontaneo. La spontaneità terrorizza gli adulti ma avvicina i bambini e così ti ritrovi abbracciato da un bambino timido e schivo senza che tu abbia chiesto nulla o possa essere minimamente preparato. Allora capisci che puoi andare avanti.
  12. Citando Chiara Gamberale, so che ci sono persone che non dobbiamo sforzarci di fare entrare nelle nostre vite, perchè arrivano senza neanche accorgercene, mentre ci sono altre che non dobbiamo sforzarci di allontanare, perchè di fatto sono già andate via o non sono mai veramente arrivate.
  13. So che la vita è una scuola di perdono, il cui primo esame è anche il più difficile: perdonare te stesso.

Grazie alla mia insonnia, so che è il tempo di metabolizzare un cambiamento forte, in cui inevitabilmente c’è delusione per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, c’è tristezza per chi non c’è, c’è amarezza per come sono andate alcune cose, c’è anche rabbia per la fiducia incautamente riposta, ma c’è anche un po’ entusiasmo e curiosità verso ciò che di nuovo potrà accadere.

Pasolini diceva che cambiare implica sofferenza, per essere migliore. Niente di più vero.

E’ allora il tempo in cui il mondo che mi circonda ha mostrato tutta la sua ferocia contro chi ha deciso di opporre un pensiero o un sentire diverso. Questo è però anche il tempo in cui si riconoscono le persone smarrite, si guarda negli occhi il vuoto altrui e magari ci si ritrova.

Di sicuro è il tempo in cui le mie certezze (dal lavoro in poi) e alcune mie paure non ci sono più. Le une e le altre erano quelle con cui avevo vissuto 44 anni, alla fine erano dolci e, sotto sotto, mi ero abituato. Oggi ho paure nuove, che neanche capisco, e non ho certezze, Sono finiti gli anni sconclusionati in cui la solidità, la concretezza e l’efficienza erano gli unici valori. L’insonnia mi ricorda che forse si cambia pelle e, mentre lo si fa, inizia a fare meno male o ci si abitua al dolore.

No, in realtà, pochissimo, ma meno male là dove faceva tanto male.

Voi, cosa sapete?

Io, dal canto mio, se in una notte d’insonnia dovessi scoprire qualcos’altro vi terrò informati.


Originally published at handsontheground.com on July 12, 2017.

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