Contromemetica

gualtiero bertoldi
Feb 25, 2017 · 5 min read

1 — non so con quali armi verrà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma l’attuale conflitto globale è combattuto (anche) con i meme. [2]

2 — accadimenti recenti:
a — Mauro Fillioley si stupisce, in un articolo su IL magazine, di come funzioni la trasmissione di alcune unità di informazione (singoli sostantivi, nomi, modi di dire, frasi fatte, slogan) in una cultura pop prettamente orale, com’è la cultura pop televisiva e internettiana odierna, dimenticandosi, o fingendo di dimenticarsi, di come effettivamente funziona la trasmissione della cultura orale — ovvero in modo anonimo e memetico;
b — la Makers Video (una controllata della Disney) rescinde i propri legami con il noto youtuber PewDiePie, dopo che questi aveva messo on-line una serie di video boutade a sfondo nazista e anti-semita; a nulla valgono i vari tentativi di PewDiePie di spiegare come tali video mirassero in realtà a ironizzare e prendere in giro i veri destroni nostalgici che si aggirano per la rete — anzi, nel frattempo lo youtuber si è alienato una parte della propria base, attirandosi gli strali di numerosi altri internauti;
c — “He will not divide us”, la video installazione engagée di Shia LaBeouf presso il Museum of the Moving Image di New York, viene prima disturbata da una serie di troll 4chaneschi, e quindi invasa da esibizioni a sfondo latteo di veri e propri neo-nazisti; il museo decide unilateralmente di smantellarla , e LaBeouf porta quindi “He will not divide us” a El Rey Theater di Albuquerque, dove viene prima oscurata con dello spray, e, al momento, interrotta dallo stesso LaBeouf dopo che alcuni colpi di arma da fuoco erano stati sparati nelle vicinanze della videocamera;
d — e Trump; Trump e Pepe.

3 — oramai è chiaro come l’uso e consumo dei meme sia entrato in una nuova fase — una fase con delle proprie leggi e una propria economia; e che in questa fase la parte del leone, pardon, del Doge, l’abbia fatta l’alt-right, la quale si è appropriata di un campo apparentemente neutro forgiando una sorta di mistica del meme, una serie di pratiche retoriche, digitali e stregonesche affiliate al caos (ritenuto la nuova igiene del mondo, unico strumento per scardinare un supposto nuovo ordine mondiale basato sul relativismo e il multiculturalismo). [1] [2d]

4 — la situazione è tale che se si decide di prendere sul serio e affrontare queste nuove pratiche senza saperle prima individuare, distinguere e maneggiare, si corre il rischio di autoincastrarsi in un circolo chiuso nel quale ogni successiva mossa, ogni ulteriore spiegazione, ogni nuovo tentativo di giustificarsi e di mettere a nudo il meccanismo della parte avversaria, risulta in una debacle più o meno spettacolare, più o meno caotica, più o meno autolesionista. [2b] [2c]

5 — la forza dell’alt-right sta nell’aver occupato un campo memetico ben preciso, declinandolo nella maniera più opportuna, e nell’aver compreso che se ci sono meme impervi e impermeabili (generalmente i primi o i più antichi, letteralmente fossilizzati e oramai univoci), ci sono anche meme duttili e, a quanto pare, infinitamente reimpiegabili, svuotabili e ridefinibili a seguito di precisi bisogni, con strategie e azioni coordinate. [2d] [3]

6 — la caratteristica fondamentale di questi meme, l’elemento che li rende così preziosi per l’alt-right e per l’impiego fattone, è che i meme non hanno bisogno di alcuna spiegazione, di alcuna filologia; anzi, il reimpiegarli meta-ironicamente, cercando di esporne il meccanismo, rema non tanto contro il meme stesso, quanto chi cerca di illustrarne il funzionamento per smontarne l’effetto. [2b]

7 — c’è purtroppo una cecità ingenua, la stessa cecità di Fillioley su di un procedimento lampante come quello della trasmissione di chunk lessicali in una cultura orale (Walter J. Ong, vivaddio Fillioley, Walter J. Ong), che alimenta e ingigantisce il focolaio dei meme caotici, facendo il gioco se non dell’alt-right, almeno del gestore appena appena accorto di una qualsiasi pagina facebook con più di 10000 iscritti — si chiami essa pastorizia, o squilibrati, o compagnia briscola varia; e sono proprio questi iscritti, più o meno anonimi o identificabili, ma per la maggior parte distratti e svogliatamente ignari, a costituire e alimentare al tempo stesso le parti più ramificate e minute del circuito memetico programmato a monte da alcune singole unità coordinate fra di loro. [2a]

8 — altri accadimenti recenti:
a — il piccione viola, esploso su Facebook nel giro di pochi giorni, viene cooptato da alcuni gruppi in sintonia con l’alt-right che cercano, tramite una campagna coordinata di pubblicazioni su varie piattaforme, di trasfigurare la Trash Dove in Pek, ovvero un simbolo fintamente nazista; alcune pagine facebook abboccano all’amo, mettendo in guardia i propri iscritti sull’uso di tale meme;
b — nel viterbese, un ventiquattrenne viene pestato da un gruppo di esponenti di estrema destra dopo aver condiviso sul proprio profilo facebook un meme sulle scritte di CasaPound.

9 — non possiamo farci scippare così i meme; non possiamo cadere vittima di esche di tale fattura; dobbiamo definire una risposta, una nuova prassi, una controguerriglia memetica che non sia ingenua, rabbiosa o improvvisata. La tentata trasmutazione alchemica di Trash Dove in Pek è un esempio chiaro e utile dal quale partire per sviluppare una memetica antagonista, ma quali piattaforme usare per ritrovarsi e organizzarsi? In Italia la sottocultura delle board anonime, lungi dall’aver mai raggiunto una massa critica, ha sì segnato alcuni punti notevoli (soprattutto per quanto riguarda le board chiuse e a invito), ma da tempo langue oramai esanime ai bordi dei grandi circuiti social; restano le pagine (non così tanto) segrete su facebook, e differenti gruppi sparsi sulle diverse app di messaggistica per smartphone. Senza scomodare il deep web, cos’altro potrebbe tornare utile per delineare i primi fondamenti condivisi di controguerriglia memetica? [2a] [2c] [7] [8a]

10 — c’è, fra questi punti, la possibilità di creare una alt-left a livello memetico? No, perché sarebbe già una sconfitta, una risposta ritardataria e di retroguardia; e poi, chi vorrebbe veramente essere il corrispettivo dell’alt-right? [11]

11 — in un campo più ampio, l’alt-right ha trovato il candidato ideale, un eccentrico business-showman esterno al sistema politico (ma non economico e finanziario) al quale si potesse far incarnare tutta una serie di idee e concetti; un personaggio svuotabile e ridefinibile alla bisogna, un meme vivente, un contenitore che canalizza, invece di un leader che gestisce e dirige; in Italia a fare ciò, in questo momento, è Grillo o, meglio, la Casaleggio Associati, la quale si configura come una alt-right ante-litteram che ha fondato in Grillo il proprio Trump contestualizzato alla biosfera politico-economico italiana; ci sono figure di centro o di sinistra di questo tipo in Italia? In Europa? E se anche ci fossero, converrebbe utilizzarle, passare attraverso di loro per far incarnare e imprimere forza a determinate idee e concetti? [2d] [5] [10]

12 — le scritte di CasaPound modificate hanno dimostrato come sia possibile far saltare i nervi (triggerare) anche chi si considera incrollabile e monolitico, meta-ironico e post-veritiero. La strada pare quella giusta, ma l’obiezione potrebbe essere che è difficile satireggiare dei tizi con le svastiche o i fasci addosso: e se poi questi menano? [8b] [10]

La risposta si trova, come sempre, in una gif:

Written by

maître giffeur, teacher, pixel-waster

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Ed Yong
Mar 25 · 22 min read

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