La libertà di parola e altre fiabe

Esiste davvero la libertà di espressione?

Ho sempre amato scrivere.

Lo trovo uno dei modi migliori per buttare fuori, per liberare spazio e per togliersi pesi dalle spalle e sassi dalle scarpe.

Ho avuto un blog per tanti anni. Era molto letto e conosciuto, ho vinto anche dei premi, forse ero una blogger quando ancora questa parola non esisteva.

Ci mettevo molto di me, perché tanto nessuno sapeva chi fossi, o lo sapevano in pochi.

Stavo con un ragazzo al tempo, le cose andavano male, ma io ero ancora nella mentalità del “L’amore è sacrificio” e quindi soffrivo, mi struggevo e andavo avanti.

Non ne parlavo sul blog, mai. Una delle tante sere in cui ero uscita con mia sorella incontrai un suo amico, il giorno dopo scrissi sul mio blog un dialogo che noi tutte adoranti fan di Grey’s Anatomy conosciamo bene:

Derek: “Ho incontrato una donna ieri sera.”
Meredith: “Hai incontrato una donna ieri sera…”
Derek: “Sì, da Joe. Non è successo niente, era molto carina, l’ho notata e abbiamo parlato.”
Meredith: “Hai incontrato una donna ieri sera...”
Derek: “Si.”
Meredith: “Dovrei preoccuparmi per questo?
Derek: “Preoccuparti perché ho incontrato una donna? No. Dovresti preoccuparti perché per me è stato il momento migliore della settimana... per questo dovresti preoccuparti.”

Ed era vero. Proprio come per Derek, non successe niente, ma era stata una serata bellissima.

Qualche giorno dopo, amici di amici fecero notare al mio allora ragazzo che quella frase aveva sicuramente dei doppi sensi se non dei tripli.

Lui se la prese a morte, io mi sentii violata. Perché qualcuno si era preso la briga di frugare tra le mie parole e di riportarle o interpretarle a suo piacimento.

Perché è vero, il blog era pubblico, ma i pensieri erano privati, e una frase di un film, non dovrebbe generare in te così tanti dubbi, se tu fossi a posto con la coscienza (NDR Quella che scrive è l’Elisa di oggi, frutto di un anno e fischia di coaching, quella di allora era un briciolo più malconcia emotivamente e sentimentalmente).

Smisi di scrivere. Dopo un po’ chiusi definitivamente il blog. Tristezza infinita.

Sono poi rimasta anni senza scrivere, per varie ragioni. Ci ho riprovato saltuariamente, ma era più la gente che voleva manipolare quanto scrivevo, o quanto scrivevano le mie amiche di blog, che non il vero interesse.

Per cui tutti i tentativi sono andati buchi.

Tre anni fa avevo riaperto un blog, l’ultimo, me lo ero creato e gestito, ci scrivevo, lo leggevano in pochi, ma scrivevo da sempre per me, più che per i clamori della folla.

Nessuno dei miei conoscenti, amici e parenti sapeva nulla della sua esistenza.

Era un momento difficile. Vivevo a casa dei suoceri da mesi dopo oltre 12 anni di vita nel mio appartamento, da sola.

Non stavo bene, era una situazione che gestivo a fatica e quindi lo scrissi.

Di quanto dovevo a quelle persone che mi stavano ospitando, di quanto però mi pesasse non avere più la mia libertà.

Male. Male.

Qualche tempo dopo, ricevetti un messaggio “Dobbiamo parlare”.

La suocera era venuta a conoscenza del mio blog da una tizia che aveva riconosciuto una mia foto nel suo telefono e aveva ricondotto a me quella faccia e quindi anche al blog. Nemmeno la CIA.

Insomma lei si offese perché io in casa loro non stavo bene. Chiaramente del fatto che a me mancasse la mia libertà, non fregava niente a nessuno, no, dovevo essere riconoscente e non sbandierare in rete il fatto che in una casa non mia, fosse anche stata quella dei miei genitori, io non ero a mio agio.

Non si fa.

Insomma chiusi anche quel blog e dissi: Mai più.

Ma scrivere mi piace, è terapeutico, avrei da scrivere di mille cose, di pensieri che ho, di cose che vivo e che vorrei condividere, perché sono certa che ci sono altre donne che possono dire “Ci sono passata, io ho fatto così…

Non ho mai scritto per diventare famosa o per essere ammirata o per mettermi in mostra.

Scrivo perché qualcuno può essere nella mia situazione e non sapere come uscirne, o esserne uscito e poterlo spiegare a chi ha ancora i piedi nel pantano.

E poi mi piace il rumore dei tasti della mia tastiera. Quando vado nei vari Euronics e Unieuro, provo tutte le tastiere sempre alla ricerca del suono perfetto.

Dai, non vi pare una fissazione da ossessivo compulsiva da condividere?

Quanti di voi lo fanno e leggendolo qui sorridono pensando “Anche iooo!

Ecco, scrivo per questo. Per quel “Anch’io” che magari non sentirò mai.

Ma le persone là fuori sanno far male, e quindi mi chiedo:

Ce la possiamo prendere davvero la libertà di scrivere?