La vita che cambia e altre storie.

Il Master in Coaching che ha cambiato tutto.

Immagine rubata da internet.

Sono arrivata ad iscrivermi al Master in Coaching nel più casuale dei modi.
Uno scambio di persona per l’invio di una tessera per posta (e meno male che c’è chi ancora usa la posta ordinaria, con internet, forse non sarebbe successo), questa persona mi contatta, ci sentiamo per lo scambio e scopro che collabora con questa Accademia della Felicità.

Sul subito il nome un po’ fricchettone ti spiazza, poi scopri di cosa si tratta e ti si apre un mondo. Io sono dell’idea che niente succeda per caso e che si arrivi nei luoghi e alle persone per un motivo preciso.

Il mio motivo preciso era fermarmi, ricordarmi che nella mia vita c’ero anche io, e che addirittura ero la persona più importante in essa, e cambiare strada.

Mi sono iscritta al Master quasi senza aspettative, sapevo mi sarebbe servito a fare chiarezza, a capire delle cose di me e del mio lavoro, soprattutto.
La vedevo una cosa molto business e poco personal.

Brava. Complimenti.

In quel luogo ho trovato una nuova famiglia. Ho conosciuto le persone di cui avrei sempre voluto circondarmi. Quelle persone che arricchiscono la tua vita e non hanno il tempo nè la voglia di parlar male, meditare vendette, sminuire chi hanno attorno.

Mi ritrovavo a vivere da un po’ in questo brodo primordiale di falsità congenita, di gente che per darsi un tono, doveva sminuire gli altri.

Che donna!

Ed ecco che vengo catapultata invece tra persone che gioiscono dei successi altrui, che co-creano. Che parola bellissima: CO — CREARE.

Per me è stato tutto una sfida, dalla prima volta all’ultima. 
E’ stata una sfida prendere il treno alle 6 del mattino per essere a Milano alle 10, perchè vivo in the middle of nowhere. E’ stata una sfida decidere che le volte dopo avrei preso auto e metro. La prima volta in metro da sola.

E’ stata una sfida presentarmi a 20 persone mai viste, dire chi sei sembra facile, ma è un gigantesco punto interrogativo in certi momenti della vita. 
E’ stata una sfida aprirsi, lasciare che queste persone ti guardassero dentro mentre lo facevi anche tu. Senza corazze, senza stare dietro uno schermo, dal vivo. Lasciar cadere le barriere. Ridere. Piangere. Ammettere di fronte al mondo e a degli sconosciuti che hai dei sentimenti e che il più delle volte escono sotto forma di lacrime.

Mi sono lasciata abbracciare, tantissimo. Che spesso è la terapia migliore e più gli abbracci sono stretti più riattaccano insieme i mille pezzetti in cui ti sei distrutta chissà quanto tempo fa.

Ho fatto un viaggio. Dentro di me, nella mia famiglia, tra gli amici, tra i conoscenti e i colleghi. Ho imparato a guardare la bottiglia da lontano, perchè come dice Giusi “Se la tieni vicino al naso, vedi a mala pena che è una bottiglia, ma solo se la allontani un po’ vedi addirittura tutta l’etichetta”.

Ho re-imparato tante cose, forse alcune le ho imparate per la prima volta, mentre invece credevo di saperle. Ho imparato a scegliere per me e a non viverlo come un senso di colpa nei confronti degli altri. Ho imparato a mettere me per prima, senza passare sopra agli altri, ma semplicemente perchè me lo merito.

Ho imparato che se sorridi e ti poni nel modo migliore possibile, anche gli altri cambiano di conseguenza. Non è facile eh, anzi. Specie se non sei abituata e vivi sulla difensiva. Aprirsi al mondo, e vedere un po’ cos’ha il mondo da offrire. E credetemi, ha davvero tanto.

Ho imparato come si ama, come amarmi, proprio per quella che sono.

Ho imparato ad ascoltare, che nella vita tutti sentono sempre tutto, ma pochi ascoltano.
Ho capito che dare è meglio che ricevere, sul serio, non solo perchè fa figo dirlo.

La mia vita è lentamente ma incredibilmente cambiata nel giro di un anno.

Ho iniziato a fare coaching su di me, a trovare la mia consapevolezza e perseguire i miei obiettivi.

Ho iniziato poi a fare coaching agli altri, ed è l’esperienza più gratificante del mondo.
Ascolti, comprendi, sproni, fai scoprire alle persone che quello che vogliono raggiungere non è impossibile, che gli strumenti li hanno tutti, solo che non ci hanno mai fatto caso. E il bagliore nei loro occhi, quando arrivano al loro obiettivo o quando Capiscono di poterci arrivare e che non è così difficile, beh, ti ripaga di tutto. 
Ad ogni loro “Grazie per avermi ascoltato, i tuoi esercizi mi hanno davvero aperto gli occhi” ti senti una persona utile in un marasma di persone che vivacchiano.

E vorresti urlare a tutti che “SI PUO’ FARE!” come in Frankenstein Jr.

Ti senti parte di qualcosa di più grande.

Non sarò mai abbastanza grata per questo regalo enorme che mi è stato fatto e che mi sono fatta.

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