Così ho trascorso la mia vita da solo, senza nessuno con cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente con la mia auto sulla strada per Leningrado. Qualche cosa si era rotta nel motore e siccome non avevo con me né un meccanico, né dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto.

Era una questione di vita o di morte perché avevo una sola pelliccia di renna.

La prima notte dormii dentro l’auto, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato di Cuba del Compagno Fidel dopo il 1962.

Potete…


Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste siberiane, intitolato “Storie vissute per finta”, vidi una magnifica fotografia.

Rappresentava un traditore della patria nell’atto di lavorare.

Eccovi la copia della fotografia.

C’era scritto: “I traditori della patria lavorano, senza riposarsi. Dopo di che non riescono più a muoversi ma non possono comunque dormire, durante tutto il tempo che la riabilitazione — o la morte — richiede”

Meditai a lungo sui campi correttivi della Siberia.

E a mia volta riuscii a scattare la mia prima fotografia.

La mia fotografia numero uno. Era così:

Andrea Gabrielli

Allevato a terra.

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