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Michele Mostarda
Jun 19 · 9 min read

Negli ultimi giorni i servizi di informazione blockchain e fintech, e poi addirittura i media nazionali, hanno dedicato ampio spazio alla preannunciata crypto valuta di Facebook. Inizialmente nota tra gli osservatori del settore come GlobalCoin, è stata presentata il 18 giugno al mondo con il nome ufficiale di Libra.

Come leggeremo di seguito, non è corretto chiamarla cryptocurrency ne blockchain, quindi la chiamerò semplicemente crypto network.

Le prime indiscrezioni

I primi rumors sono emersi all’inizio di marzo di quest’anno. Si è iniziato a parlare di un cospicuo team di ingegneri in Facebook che stavano lavorando ad una stablecoin ancorata a diverse fiat currency, nel giro di pochi giorni apparsa un’offerta di lavoro per un giurista con esperienza nel settore blockchain, infine una lunga lista di posizioni aperte per un totale di 100 sviluppatori da allocare su un progetto blockchain. Successivamente sono apparse indiscrezioni da fondi di investimento, che sarebbero stati contattati da Facebook per valutare la disponibilità ad investire in un progetto blockchain. Sono infine circolate voci riguardo trattative condotte con Visa e MasterCard sullo stesso progetto, con un obiettivo di raccolta da un miliardo di USD.

Agli inizi di maggio, Facebook acquisisce i diritti del marchio Libra, a quanto pare precedentemente in possesso da una società che (curiosamente) si occupa di sistemi di accountability per crypto assets, che ora ha preso il nome di Lukka.

Verso metà maggio emerge la notizia che Facebook abbia registrato una nuova società fintech svizzera chiamata Libra Networks LLC, quindi su un territorio con una giurisdizione particolarmente favorevole alle cryptocurrency.

Ricostruendo l’intero puzzle, sembra che Facebook abbia lavorato a questa iniziativa da almeno un anno, con un impegno di circa 100 sviluppatori e con ancora 30 posizioni vacanti. Sembra anche che i dipendenti di Facebook potranno scegliere di ricevere parte del proprio salario sotto forma di questa nuova currency.

In particolare nell’offerta di lavoro si fornisce per questo progetto una vision estremamente ambiziosa: “Our ultimate goal is to help billions of people with access to things they don’t have now — that could be things like healthcare, equitable financial services, or new ways to save or share information”.

Nel team sembra siano coinvolte figure di spicco come David Marcus, precedentemente PayPal executive, che come si evince dal suo profilo Linkedin, recentemente aggiornato, sta esplorando soluzioni blockchain per Facebook da maggio 2018.

La Libra Association

Come preannunciato dalla testata The Block, il 18 giugno Facebook ha lanciato pubblicamente la sua iniziativa, chiamata Libra Association, con sede a Ginevra, insieme a diversi partner, listati nell’infografica riportata sotto.

Credits: The Block

Nell’infografica sotto ci sono i vari partner della prima fase, divisi per industria.

Credits: The Block

Come confermato delle prime voci, non si tratta solo di una stablecoin, ma anche di un network decentralizzato dedicato, la cui testnet (ossia la versione sperimentale), sarà lanciata pubblicamente a partire dalla prossima settimana, la main net, ossia il network effettivo, sarà disponibile nella prima metà del 2020.

Inoltre Facebook pianifica di lanciare un secondo token, il Libra Investment Token, un security token distribuito ai partner che partecipano all’associazione, proporzionalmente al loro investimento. Sembra che le questo token distribuirà le revenue generate dagli interessi degli asset fiat depositati come collaterale per il Libra stablecoin, un modello economico semplice ed efficace. Al momento non sembra ci siano piani per la vendita al pubblico di tale security.

La “quota di adesione” al progetto, riservata ad un gruppo selezionato di aziende, è di minimo 10 milioni di USD, e a breve l’iniziativa raggiungerà quota 100 aziende.

Il codice, i vari whitepaper e la documentazione della blockchain sono stati interamente rilasciati open source.

La Libra Currency

Sappiamo ora per certo che la currency che alimenterà questo network è uno stablecoin, ossia un token crittografico collateralizzato al 100% con fiat currency e garantito da banche di rilievo. In particolare questo token sarà agganciato a più fiat currency, EUR, USD, CHF, YEN. Il nome Libra è stato scelto sia per l’unità di misura omonima in uso nell’antica Roma, sia per l’assonanza con la parola francese libre (libero).

Cosa sappiamo tecnicamente di questo progetto?

Come si può osservare dalla lista dei partner, molti di questi sono già nell’industria dei pagamenti digitali (Visa, Mastercard, Paypal), quindi ci si attende una strategia di progetto molto legacy.

Fra queste aziende appare Calibra, che è una sussidiaria di Facebook dedicata al progetto, il cui sito web, calibra.com, e presenta un’applicazione end user che combina un sistema di messaggistica (come Messenger o WhatsApp) con un portafoglio fintech, che consentirà agli utenti Facebook di accedere ai servizi finanziari forniti da questa nuova rete, come lo scambio peer to peer di stablecoin o il pagamento verso merchant.

Secondo un report pubblicato da CNBC sembra anche che si stia valutando l’opzione di distribuire questa cryptocurrency attraverso degli hardware device simili ad ATM.

Leggendo il whitepaper tecnico emergono le informazioni più interessanti. La nuova rete di Facebook sara’ all’inizio permissioned, ma ambisce a diventare completamente permissionless. Permissioned significa che alle attività di consensus (e di conseguenza ai reward generati) possono partecipare solo un numero selezionato di nodi, permissionless significa invece che chiunque può partecipare al processo di consensus senza autorizzazioni (come ad esempio in Bitcoin).

Architettura

Dal punto di vista architetturale Libra riprende molti spunti da Ethereum, per la parte di programmabilità delle transazioni, e da EOS per la parte di gestione del consensus.

Il consensus, gestito dal pool di validatori, è una sorta di Proof of Authority. Una caratteristica interessante è che non ci sono raggruppamenti di transazioni in blocchi (curioso quindi definirla catena di blocchi o blockchain), ma una concatenazione continua di transazioni operata estendendo e collegando Merkle Tree.

Come per Ethereum le transazioni sono account centric e programmabili, gli account sono pseudo-anonimi. Libra recupera il concetto di gas fee da Ethereum, impostabile dall’utente, e supporta anche il concetto di on-chain storage, come Ethereum e EOS.

Come per EOS le transazioni sono gestite da un pool di validatori (100 fissi contro i 21 a turno di EOS), consentendo un throughput iniziale di circa 1000 transazioni al secondo, contro le diecimila supportate da EOS, e con un tempo medio di conferma di transazione di 10 secondi. Ci si aspetta comunque un incremento di performance nelle successive release.

Infine il network ha un meccanismo di governance nativo nel protocollo, come Tezos, per l’evoluzione dei rilasci software.

La Libra Association dichiara che la blockchain è considerata irreversibile, concetto non scontato in una permissioned blockchain, il che significa che al verificarsi di transazioni “contestabili” queste potranno essere al limite bloccate in fase di exchange, ossia di conversione da token a fiat, come già accade con i principali exchange internazionali.

Come riportato dal whitepaper la soluzione permissioned è considerata temporanea, la ricerca si orienta verso una soluzione Proof of Stake, ma al momento non si conoscono algoritmi affidabili in tal senso, quindi le tempistiche per la migrazione verso una soluzione del genere sono ignote.

La generazione (minting) di Libra coin, essendo un stablecoin, è uncapped, quindi se ne possono generare un numero arbitrario, in quanto collateralizzate sempre 1:1 con fiat currency. In fase di cambio da token a fiat, il relativo token viene bruciato (burn).

Lo storico delle transazioni, come può essere fatto con alcune configurazioni di nodo in Ethereum (e in volendo anche in Bitcoin) è prunable, quindi le transazioni spent (o esauste) possono essere smaltite se necessario. Questo garantirebbe a tutti i Validator di poter continuare ad operare anche se gli stati persistiti dai nodi dovessero diventare troppo voluminosi.

Infine Libra presenta un nuovo linguaggio di scripting on-chain: Move. Riconoscendo i limiti di sicurezza degli attuali linguaggi on chain lanciati da progetti come Ethereum, il team di Libra ha deciso di ripartire da zero, introducendo un linguaggio che tipizza nativamente gli asset, piuttosto che rappresentarli come dei dizionari di integer, introducendo dei meccanismi che prevengono la creazione di pool di asset, con conseguente rischio di sicurezza per questi ultimi. Ogni asset è rappresentato nativamente, deve essere creato individualmente e le operazioni su di esso devono essere autorizzate dal suo owner.

Move è ancora in sviluppo, al momento è stato rilasciato il supporto per Move IR (Intermediate Representation), la versione finale del linguaggio Move tradurrà in Move IR che sarà poi convertibile in bytecode per l’engine dei nodi del network.

Community

Il software del network, come ci si aspetterebbe da un’iniziativa del genere, è stato completamente rilasciato open source con licenza Apache 2.0, ed è realizzato principalmente in Rust e C++. Sono in corso di definizione le linee guida per contribuire al code base e per sottoporre improvement proposal, come già funziona per Bitcoin (BIP) e Ethereum (EIP).

Contributors

Tra i contributor che hanno firmato il whitepaper di Libra ci sono personalità rilevanti nel mondo accademico che si occupano di cryptocurrency sin dagli inizi, fra questi si riconoscono i nomi di:

  • Christian Catalini, professore al MIT, è stato tra i primi a studiare gli aspetti economici delle cryptocurrency, del crowdfunding e della tokenizzazione. I suoi articoli sono stati pubblicati nella Harvard Business Review ed in altre prestigiose riviste;
  • George Danezis: esperto di security, ricercatore presso lo University College of London, creatore di Chainspace e del protocollo Coconut che ha fortemente ispirato il protocollo di Libra, la sua startup è stata acquisita da Facebook nel febbraio 2019;
  • Ben Maurer, inventore di reCAPTCHA, acquistato da Google nel 2009, è leader del team del linguaggio Move.

Interessante notare anche i grandi assenti: probabilmente per motivi strategici Facebook non ha coinvolto i principali ingegneri dietro alle blockchain di Bitcoin e di Ethereum.

Confronto con le altre blockchain

Dal punto di vista tecnico il network Libra, è al momento distante dalla definizione di blockchain, ossia un network aperto, pubblico, neutrale, borderless, e censorship resistant.

La soluzione individuata da Facebook, è un permissioned ledger, con forti elementi di centralizzazione necessari per la gestione di fiat currency e per raggiungere alti livelli di scalabilità. Insomma, un network tutt’altro che decentralizzato, più simile ad un circuito di pagamento internazionale.

Per gli aspetti di neutralità e di censorship resistance, dovremo aspettare casi reali per vedere come si regoleranno i vari partner quando si verificheranno situazioni politicamente scomode come l’uso criminoso del network o l’inserimento di informazioni discutibili o socialmente inaccettabili.

Per quanto riguarda il collocamento sul mercato, dato l’investimento minimo iniziale di 10 milioni di USD per partner per 100 partner iniziali, partirebbe con una evaluation di 1 miliardo di USD, collocandosi come market cap intorno al diciottesimo posto nella classifica generale delle coin esistenti.

Ragionando sull’impatto di questa nuova network sull’ecosistema blockchain, possiamo affermare che:

  • Ripple è in diretto pericolo, in quanto presenta una value proposition che è un perfetto subset di Libra e non è sponsorizzata da player del calibro della Libra Association;
  • EOS potrebbe altrettanto essere intaccato, in quanto presenta un modello di consensus peggiore, 21 validatori senza una reale reputation contro 100 big player internazionali;
  • Ethereum ha dalla sua una blockchain fully permissionless decentralizzata (almeno teoricamente) ed un layer applicativo molto presidiato, ha ancora delle carte da giocare;
  • Bitcoin, con il suo posizionamento come store of value puramente permissionless è ancora un player molto interessante, anche se deve risolvere assolutamente i suoi problemi di centralizzazione del mining.
  • TON: tra i player che in questi giorni stanno scoprendo le proprie carte in ambito crypto fintech, non possiamo di certo ignorare TON, la blockchain network su cui sta lavorando Telegram, che ha raccolto un investimento privato di 1.5 miliardi di USD e che almeno dal design originale dovrebbe somigliare di più ad una blockchain, in stile EOS. Al momento però è disponibile solo il codice di una versione semplificata del client e non è chiaro se l’azienda manterrà la strategia originale presentata in un dettagliato white paper tecnico di 130 pagine.

Conclusioni

Quello che possiamo dire per ora è che questo progetto sicuramente porterà il grande pubblico ad una conoscenza più intima dei temi legati a blockchain e crypto currencies.

Molti esperti del mercato fintech, come il CCO di PayPal concordano che progetti come la coin di Facebook e quella di Telegram aumenteranno il valore delle cryptocurrency “tradizionali” come Bitcoin.

Ci saranno sicuramente delle sfide demografiche, legate alla confidenza e all’usabilità, da affrontare per tali progetti, come emerso dalla recente ricerca di Diar Demographic Challenges for Facebook Cryptocurrency

Comunque sembra delinearsi un pattern vincente, peraltro già ipotizzato da diversi player, che combina le applicazioni di messaggistica con i sistemi di pagamento.

Esiste tuttavia il rischio che coloro che si avvicinano per la prima volta all’argomento blockchain e cryptocurrency possano costruirsi un’informazione distorta e “corporativa” della tecnologia blockchain e delle cryptocurrency in generale.

Per chi ancora si stesse chiedendo quale sia la soluzione ottimale da utilizzare per il proprio business aziendale, una blockchain permissionless come Bitcoin o Ethereum, o la nuova proposta di Facebook, lo invito a riformulare il suo dilemma nei seguenti termini:

preferisci affidare il tuo business ad un network gestito dall’oligarchia finanziaria internazionale, costituita da un pool di aziende ben note ed in caso di necessità legalmente perseguibili, o preferisci invece affidare il tuo business ad un numero imprecisato (e imprecisabile) di miner anonimi, potenzialmente cinesi? Non esiste una risposta ovvia.

Vale sicuramente la pena concludere con una delle opinioni più autorevoli a riguardo, espressa da Michael Novogratz, hedge-fund manager multi milionario e da sempre sostenitore delle tecnologie blockchain, secondo cui una delle cryptocurrency lanciate dai social media necessariamente avranno successo.

Michele Mostarda

Written by

Blockchain advisor and entrepreneur, software engineer with strong experience in startups, crowdfunding, big data and machine learning.

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