Gli 11 ditloidi

un esempio (piuttosto facile) di ditloide, non fatevi distrarre dall’immagine

TL;DR sono usciti i nuovi test dei ditloidi. Questa è la loro storia.

Era un gennaio freddo, ricco di stimoli e scevro di distrazioni. Le piattaforme social, a cui ora siamo abituati, non erano ancora così diffuse. La scena blog italiana era molto attiva e sfornava mirabolanti memi (quelli di Dawkins, per intenderci, alquanto diversi dai paffuti Doge, Forever Alone e Me Gusta…) che si diffondevano senza l’aiuto di profonde profilazioni a la Facebook. C’era più tempo e un po’ più di silenzio… Non siamo però qui per produrre simpatiche lacrimucce, quindi eviterò lo stile troppo nostalgico.

Poco più di un pomeriggio di coding usando AJAX (quando ancora era una novità), un po’ di cura per trasporre un “test di intelligenza” che tutto misurava fuorché propriamente l’IQ (e meno male, aggiungo), un po’ di ironia non celata — tanto la gente ha fretta e fraintende ugualmente — un post su un blog non impopolare, una email a un amico-hub, e il gioco era su. Qualche giorno, e una bella fetta del nostro paese era alle prese con il “Sudoku del duemilasei”. In meno di un mese la popolarità dei 33 ditloidi era alle stelle.

Questo test sta facendo impazzire la blogosfera italiana. [fridaynet]

Poco dopo arrivò il pezzo di Stefano Bartezzaghi, nella sua rubrica Lessico e Nuvole, con tanto di “link” alle pagine dei test (cosa non usuale per la Repubblica); era il battesimo dei ditloidi.

Ogni buona idea è l’evoluzione di un’idea molto semplice: e il ditloide non è una buona idea. E’ un’ottima idea. [la Repubblica]

Poi arrivarono i primi “saccheggi”, con sedicenti inventori che organizzavano sessioni di gioco nei locali, e programmi televisivi (rigorosamente sulle reti Vivendi :wink:) basati sui ditloidi. Ottimo, invero. Mentre qui si restava…

Ai confini della neurobica!

In realtà, questo intrigante word game è stato creato da Morgan Worthy che si inventò il modello e lo descrisse nel famoso libro AHA!, la cui prima edizione risale al 1975. Worthy chiamò gli antenati dei ditloidi Formula Analysis Test.

M. + M. + N. H. + V. + C. + R. I. = N. E.

Will Shortz (supremo enigmista) nel 1981 pubblicò una serie di test su Games Magazine, nei quali i quesiti apparivano per la prima volta in una forma piuttosto simile a quella della MENSA [gioco di parole*].

1B. in the H. = 2 in the B.

Shortz ammise che la fonte di ispirazione per le sue equazioni linguistiche furono le scritte oscene nei bagni dell’Università della Florida.

Di lì a poco la redazione del Daily Express li battezzò ‘ditloid’ (1 DITLOID = 1 Day in the Life of Ivan Denisovich), galeotto fu il libro di Solzhenitsyn…

Malgrado la popolarità acquisita in più di tre decenni, i ditloidi in Italia erano ancora semi-sconosciuti. I test di Tao li portarono alla ribalta.

Come appaiono i ditloidi oggi? La versione di Shortz è stata ulteriormente semplificata, e grazie alle moderne tecnologie l’interazione con i test si è appianata fino a diventare (quasi, perché fanno ancora un po’ soffrire — no pain no gain), a detta dei giocatori, piacevole e divertente.
Tutto questo senza perdere l’effetto aha, cardine del gioco.

Se volete provarli, è appena stato pubblicato il primo test di questa nuova onda, chiamato appunto 11 ditloidi. Non mancheranno presto nuove sorprese…

Misteriosi e intriganti: i ditloidi. [Focus]

Fonti: ripreso in parte da Il Tao dei blog

Riferimenti: la pagina Facebook dei ditloidi