Mi piace averla intorno, mi piace vivere ogni suo progresso, mi piace fare le pause di lavoro con lei giocando a nascondino.
Perché lavorare da remoto non è da “sfigati”
Emanuela Zaccone
32344

Manuela, ‘santa subito’. 
Un articolo che ci voleva. Grazie.
Provengo da aziende. E lavoro ora in ufficio a casa. 
Mio personale parere?: non siamo ancora per nulla pronti a comprendere il valore aggiunto di cui parli e non l’abbiamo inserito nel ‘concept di lavoro’ non solo dello strato manageriale aziendale, ma anche nel ‘sociale’, per mia esperienza, s’intende. 
Mia figlia 13enne dice che non dice più ‘mia mamma lavora a casa’ perché i compagni pensavano io fossi una domestica. 
Senza nulla togliere, solo job differente. 
Inoltre ad un articolo così per me di valore avrei solo omesso la visione donna/mamma/lavoro/figli. Perché lavorare a casa (o da casa) condensa capacità/saperi/concentrazione/risultati di cui riccamente tu parli e, secondo me, inserendo l’elemento ‘baby’ offre così un ‘gancio’ ad una visione di poco spessore manageriale (assurdo ma è cos’) di noi donne a chi già fa fatica a percepire il significato di ‘remote working’. Un manager uomo non direbbe mai, neppure sotto tortura, che lavorando da casa riesce ad accudire ai figli e a stendere il bucato. Non so se sono riuscita a spiegarmi. Grazie, Cristina