Sociale ad impatto turistico, si può fare?

Sì, si può fare. A testimoniarlo sono le tante esperienze che già oggi potrebbero riconoscersi in questa categoria: storie e persone che lavorando a progetti di innovazione sociale finiscono col diventare vere e proprie “destinazioni” turistiche.

Conosciamo bene le categorie che ci permettono di individuare i tantissimi esempi di turismo ad impatto sociale, ma quali sono gli aspetti essenziali che devono esiste perché sia possibile parlare — invece — di sociale ad impatto turistico?

Sono stato invitato a parlarne alla prima edizione di Destination Matters, una due giorni dedicata al mondo del traveling e dello sviluppo locale: alle persone che cambiano le destinazioni “eroi di tutti i giorni impegnati a vario titolo nella cura, nella gestione e nel marketing del proprio territorio”, si legge nel sito ufficiale dell’iniziativa.

L’evento, organizzato da Destination Makers in partnership con Airbnb e BTO, ha portato a Matera storie incredibili di realtà che hanno contribuito a rilanciare una destinazione con idee innovative e dirompenti.

La Silent Academy

L’esperienza da cui sono partito per raccontare la mia idea di turismo ad impatto sociale è stata quella della Silent Academy, progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 che seguo con la cooperativa sociale il Sicomoro.

Un’accademia nata per ridare voce al talento di chi scappa da fame e guerra, talento di cui erano maestri nei loro paesi, ma che spesso — arrivati in Europa — non viene riconosciuto. Perché non è funzionale alla ricerca di un lavoro immediato, perché è difficile spiegarlo o, più banalmente, esser creduti.

Ancor prima però il talento può essere strumento di cittadinanza attiva, partecipazione e voice all’interno di una comunità. È quello che è accaduto con la Silent Academy, che ha fatto incontrare il saper fare delle persone migrate con l’arte pubblica, portando le storie e il talento di, Edrisa, Tresor, Kingsley, Savane, Absa e tanti altri nelle piazze, tra le strade, nel cuore del grande cambiamento che stava investendo la città con Matera 2019. Che altrimenti li avrebbe lasciati ai margini.

La Silent Academy è stata premiata tra gli 8 progetti più innovativi in Italia nel settore delle migrazioni da Ashoka Italia nell’ambito di Hello Europe il 12 aprile alla Scuola Holden.
La Silent Academy tra le esperienze presentate nel Ciclo di incontri: La strada: pratiche e politiche per l’inclusione sociale, promosso dalla Fondazione Feltrinelli

Sono nate così le installazioni e le performance che hanno acceso l’attenzione della città e dell’Europa sulla Silent Academy, ribaltando — anche solo per qualche minuto nei tg, nei giornali e tra le strade — la narrazione comune sul tema delle migrazioni. Tra le tante storie quella che ha ricevuto più attenzione è stata quella di Savane, giovane sarto ivoriano che con l’artista BR1 ha realizzato un magnifico abito in emergency blankets, le coperte termiche utilizzate durante gli sbarchi.

È accaduto così che — ancor prima che ce ne accorgessimo — le incredibili storie dei maestri artigiani della Silent Academy sono diventate una tappa irrinunciabile di gruppi di turisti alla ricerca non di Matera, ma di quello che di nuovo Matera poteva dire alle loro vite. La Silent Academy, le sue mille storie e la visione che gli artisti avevano costruito a partire da quelle, diventavano il “terzo Sasso” di Matera. I primi ad aver acceso la nostra attenzione su questo mondo sono stati gli (ormai) amici di Viaggi e Miraggi, agenzia di turismo responsabile.

Trasformative travel

L’industria dei viaggi negli ultimi anni è stata ossessionata dal “viaggio esperienziale”, che si concentra sull’esplorazione culturale e “esperienze veramente locali e autentiche”. Ma secondo gli esperti di viaggio, l’industria sta entrando in una nuova fase: è l’era dei “viaggi trasformativi”.

Vivere un viaggio provando la sensazione di stare prendendo parte a qualcosa di significativo. Partire per un transformative travel ha un’unica, tassativa regola: tornare a casa profondamente cambiati.

Foto di Marco Longari per Visions frome Europe, Silent Academy

Un sondaggio condotto da Skift su 1350 persone, rivela che il 54% dei viaggiatori attribuisce un elevato grado di importanza a questo modo di viaggiare. Ci sono molte ragioni. Ad esempio, le esperienze che permettono di vedere le cose sotto un’altra prospettiva (53% di risposte nel sondaggio SKIFT), imparare qualcosa di nuovo (43,5%) o aver tempo e modo per riflettere (30,3%). Tra i fattori esterni che favoriscono invece il processo di trasformazione 400 viaggiatori hanno indicato ai primi tre posti: le persone incontrate nel viaggio (38,8%), le avventure inaspettate (35,2%), le attività culturali, di intrattenimento e quelle legate al food (34,1%).

Sociale ad impatto turistico

Questo nuovo trend rappresenta un’incredibile opportunità per le tantissime realtà che operano nel terzo settore, che avrebbero tantissimo da racontare e offrire. E altrettanto da ricevere da questo tipo di turismo. La Silent Academy è solo uno dei tantissimi esempi che si potrebbero fare: si pensi all’incremento turistico che ha avuto Riace, solo per restare in tema.

Uno degli strumenti che ho imparato a conoscere, testimone della portata enorme di questo mercato è Esperienze per il sociale, di Airbnb.

Dalla condivisione delle tue abilità apicole alla guida di un corso di cucina tradizionale, puoi offrire un’esperienza per il sociale progettato per connettere gli ospiti alla tua missione. Airbnb non addebita alcun costo, quindi il 100% dei guadagni andrà alla tua organizzazione non-profit. Collegando le persone alla tua missione a un livello più profondo, puoi creare più volontari, donatori e attivisti che continueranno a promuovere la tua causa.

Cosa differenzierebbe allora il turismo ad impatto sociale dal sociale ad impatto turistico? Sono categorie profondamente differenti, a partire dalle finalità. Quando parliamo di turismo ad impatto sociale, restiamo comunque all’interno del settore turistico, di organizzazioni che fondano il proprio modello di business interamente — o quasi — sulle entrate derivante dalla vendita di servizi e prodotti a turisti. Diverso è il discorso per le organizzazioni che si occupano di comunità locali e persone, o di ricerca e tutela dell’ambiente, che non nascono per offrire servizi turistici, ma che in questa particolare forma di turismo trovano un’altra occasione utile al perseguimento della loro mission.

Giornalista e cooperatore sociale mi occupo di comunicazione e fragilità. Cerco parole che costruiscono comunità.

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