CORSIA TRE

Ad Andrea tutte le storie d’amore vanno male, principalmente per il fatto che non gli piace essere uno che finge di avere delle storie d’amore, come invece fanno tutti. O almeno secondo lui. Ad Andrea tutte le storie vanno male, anche quando nessuno glielo chiede l’amore, perché pensa che stiano fingendo di non avere storie d’amore con lui, per non farlo scappare. Così, scappa. 
Ad Andrea gli vogliono tutti bene e così succede che spesso e volentieri lo chiamino con dei soprannomi, dei nomignoli, mai col suo nome vero e proprio, che i nomi veri e propri vanno bene per i documenti, mica per piantare l’amore su qualcuno, così come quando si conquista con fatica la cima di un monte. A lui piacciono quei nomi affettuosi che gli danno, così può fingere di non essere uno a cui non piace fingere di avere storie d’amore.
Ad Andrea dunque, proprio nessuno lo chiama col suo nome, nemmeno suo nonno, che lo chiama Dante.

“Dai Dante! Dai con quelle gambe secche lì! Dai che i fiumi son traditori, Dante!”

Tutti i mercoledì pomeriggio nella corsia tre, Andrea porta in scena la storia fantastica di Dante che impara a nuotare, per non morire annegato nel Po, come effettivamente fece in quell’estate lontana del ’46, sotto gli occhi del nonno, che da quando gli è partita un po’ la brocca, ha ritrovato quegli occhi lì, che lo fanno viaggiare nel tempo.
Tutti i mercoledì pomeriggio, Andrea indossa come una muta il cuore di Dante, che era uno di quelli che dovevano darsi da fare a schivar le pallottole, non l’amore, che invece lo aspettava a casa pregando che tornasse. Con le stesse braccia nervose con cui il povero Dante reggeva un fucile e sparava ai tedeschi, Andrea fende un’acqua che finge di essere blu perché vestita di mattonelle. 
Tutti i mercoledì pomeriggio, Andrea si ricorda di essere Andrea, il ragazzo che non sa fingere l’amore.

Partendo dalla testa, Andrea è composto quasi esclusivamente da cuori, tenuti bene come tanti vestiti in un armadio. Si racconta che i più fortunati, quelli che ne hanno visto e toccato qualcuno, ne abbiano gioito e poi abbiano rimesso tutto a posto al riparo da sguardi indiscreti, come gentilmente richiesto dal proprietario.