Meglio di Jim Morrison

Ho lavorato 6 mesi in una start up e ho incontrato le persone più brillanti. Una in particolare, dotata di grande creatività ma soprattutto di abilità logico-linguistiche sconosciute, che le consentivano, anche quando voleva esprimersi col senso comune, di partorire vere e proprie prodezze retoriche.

La faccio semplice: avete presente frasi come “mettere la pulce nell’orecchio” piuttosto che “darsi la zappa sui piedi” o altre simili? Beh, io conosco la persona in grado di trasformare queste espressioni, anche un po’ aride e trite, in grandi lampi di creatività: capolavori immaginifici di contorsione mentale che se le avesse dette Jim Morrison si sarebbe parlato di grande talento artistico dovuto molto probabilmente all’assunzione di sostanze.

E invece Lei certe espressioni le usa con la naturalezza del vagito di un pupo, di getto; che stia parlando di vicende private, quotidiane o che stia partecipando a riunioni importanti per il futuro dell’azienda.

Così “pisciare fuori dal vaso” diventa improvvisamente, nello stupore e nell’ammirazione di capi e colleghi, un meraviglioso “cacare fuori dal secchio”.

Perchè secondo voi? Noi mortali non abbiamo gli strumenti per decifrare i voli pindarici del genio.

E se mi dite che “darsi il martello sui piedi” invece che la “zappa” sia un errore veniale, io son d’accordo. Anzi, parlandone, faccio forse la figura di quello che vive con l’indice puntato e gode degli scivoloni altrui. Ma se dicessi che la persona in questione è in grado di parlare di “esplorazione estetistica” (invece che “statistica”) quando analizza i dati di un bando, cosa ne pensereste?

Secondo me andreste in difficoltà. Allora rincaro la dose e vi racconto del mio sgomento quando Lei, davanti al suo piatto di primo - con cui nutre il corpo, ma soprattutto il suo immenso spirito - pronunciava l’espressione: “che laudo pasto!!”

Vi lascio immaginare i momenti successivi. Giubilo ed estasi! L’unione tra “lauto e laudo” ha implicazioni metafisiche talmente profonde che tutti noi colleghi - poveri comuni mortali - ci siamo alzati applaudendo e abbiamo cominciato con orazioni e ringraziamenti. Non solo per il “lauto” pasto di cui effettivamente stavamo godendo, ma soprattutto per il privilegio di stare vicino a un simile gigante intelletual-spiritual-creativo-trallallà!

Che peraltro è molto consapevole di sé visto che dice spesso: “sfocio grandi idee”.

Lavorare con Lei è stato un privilegio. È in grado di analizzare sempre con lucidità le situazioni sia di particolare stress - “abbiamo il cane alle caviglie” - che quelle in cui, nonostante le cose non siano perfette, si deve comunque guardare oltre senza parlarne più - “stendiamo una pietra tombale”.

Dopo sei mesi mi vanto di potermi dire suo amico. Un rapporto che si è stretto non solo collaborando quotidianamente a lavoro, ma anche scambiandosi opinioni sulla vita. Come le volte in cui lei si professava “gialla di invidia”, non so più perchè, o parlavamo di “concepizione”, non so più di chi, o si voleva giocare a “chi si muove è una mosca”.

Oppure ancora quando le raccontavo dei miei trascorsi amorosi, durante i quali per breve tempo mi è capitato di frequentare due o tre ragazze contemporaneamente.

Invece di dire, chessò, che “tenevo il piede in due staffe” (o al limite “scarpe”) sapete che espressione ha usato lei? No!!! Non potete saperlo, perchè siete persone comuni, come me! Lei ha detto, e ripetuto più volte a mò di ritornello: “Chi lo pucia in due brioches?”

Ora probabilmente state pensando: “Ma al limite sono le brioches che si puciano. E poi, visto che si parla di un maschio, la metafora dovrebbe prevedere una sola brioche che viene puciata in più posti”

Tacete, sciocchi!!! Voi non potete neanche intuire le traiettorie del genio! È inutile che proviate a semplificarle con la vostra povera mente umana.

Potrei andare avanti per ore. Preferisco però dire che mi spiace non essere lì con Lei e con gli altri, oggi pomeriggio. Ma forse manco anch’io a loro, almeno un po’.

E allora, come direbbe Lei, “mal contento, mezzo gaudio”.


Andremo “di paro paro” finchè non ci si ribeccherà! ;)

Stefano