È l’essere più orribile, cattivo e disumano di sempre. Ed è solo una bambina. È questo il fulcro di Ruby pleine of marde, il cortometraggio diretto da Jean-Guillaume Bastien. Quello che dovrebbe essere un tranquillo pranzo natalizio di una famiglia borghese e conservatrice diventa ben presto una commedia del grottesco tesa a minare dall’interno tutti i valori su cui quella stessa famiglia fa affidamento.

Ruby, adorabile bambina. Piena di merda.

Denis si ritrova a cenare in famiglia perché il suo ragazzo Carl, figlio e nipote prediletto, ha deciso di portarlo con sé in qualità di “amico”. La pressione psicologica e il compromesso imposti a Denis esplodono nel duello che l’uomo ingaggia con Ruby, l’“adorabile” nipotina di Carl.

La pungente ironia e la grande carica ironica del cortometraggio emergono dalle situazioni che un conflitto tra un adulto affermato e una bambina di sei anni generano necessariamente. Ruby, bambina simbolo di perfezione borghese tanto da assomigliare a una bambola, viene a incarnare per Denis tutto ciò che non gli piace: il meschino compromesso di presentarsi alla famiglia del suo uomo come “amico”, la necessità di sorridere e stare in silenzio quando si vorrebbe urlare, l’assurdità di assistere ad una familiarità che non ha niente di familiare.

In una sorta di sogno lucido, sempre a metà tra fantasia e realtà, Denis risponde alle offese di Ruby (“Tu mangi il coso di mio zio, andrai all’inferno”) attaccando a sua volta, fino ad attaccarla fisicamente: peccato, però, che il pugno che Denis assesta sulla faccia della piccola Ruby sia dolorosamente reale. Con il conseguente allontanamento dalla famiglia di Carl, Denis dice addio anche all’ipocrisia del suo compagno, riscoprendo la forza dei valori in cui crede.

Il cortometraggio si distingue per una regia frizzante, che ben si confà al tono della pièce teatrale di Sébastien David su cui si basa la sceneggiatura. Si distinguono, in particolare, l’uso di una fotografia ben equilibrata tra il calore che le feste natalizie dovrebbero evocare e le ombre che rappresentano le angosce del protagonista. Spiccano, inoltre, delle scene di evidente ispirazione teatrale: complice probabilmente la pièce originaria, il regista canadese Jean-Guillaume Bastien si diverte a improvvisare dei palchi surreali in cui i personaggi antagonisti rivelano la loro essenza più profonda.

Va fatta infine una menzione speciale alla recitazione: la scena in cui Denis urla il suo disgusto in faccia a Ruby non avrebbe avuto lo stesso impatto senza la performance di Sébastien Dodge.

Quello che cerca la trama nei porno. https://twitter.com/ilMus_

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