Oriente ed Occidente, fronte unito.

Potremmo affermare che sono lontani i tempi in cui un sito web giapponese sembrava arrivasse da un altro pianeta.

Il Giappone è un paese bellissimo, pieno di contrasti e di input visivi. È difficile non restare ammaliati e senza parole.

I giardini Zen convivono con una tecnologia molto spinta da sempre. Tutti gli elementi di quotidianità: il cibo, i manga — quella loro visione del futuro ormai sorpassata, ma che è stata per tutto l’Occidente degli anni Ottanta l’Idea di futuro — concorrono a creare un immaginario troppo difficile da definire ed etichettare.

Anche al capitolo web le cose sembravano complicarsi non poco e, pur riconoscendo i principi di minimalismo, pulizia ed efficienza del paese basta aprire i siti più famosi giapponesi per ritrovarsi dinanzi al… caos. I motivi di queste scelte non sono ovviamente casuali, ad una lettura superficiale occidentale appare come caos ma ci sono tantissime motivazioni adeguate a scelte del genere.

Rakuten, Goo e Yomiuri

I colori così forti, per esempio, li ritroviamo a Shibuya, il quartiere più trafficato di Tokyo: un continuo spettacolo di luci al neon pulsa per attirare costantemente attenzione sulle folle oceaniche che continuano a muoversi incessantemente verso chissà dove.

L’abbondanza di dettagli è specchio della cultura giapponese: il rischio di misunderstanding non è tollerato, la didascalizzazione delle informazioni è obbligatoria in una pagina web.

La tipografia nipponica non prevede l’uso delle maiuscole e dei grassetti quindi ai nostri occhi la veloce scansione di rapida lettura è ostacolata.

A quanto pare però negli ultimi mesi le gallery di settore (Awwwards, FWA, CSS Design Awards e simili) sembrano aver subìto una vera e propria invasione di submission (interessanti) made in Japan e di “paesaggi visivi alla Rakuten” (il più grande e-commerce tech del Giappone) e compagnia bella sembra non ci sia nemmeno l’ombra.

Quello al quale si sta assistendo è una contaminazione tra la cultura visiva (altissima) del Sol Levante e il metodo di progettazione grafica “alla occidentale”, per quanto riguarda la presentazione dei contenuti e la user experience. A questo si aggiunge la ben nota fama tecnologica orientale e la creatività incassa risultati sorprendenti.

Abbiamo raccolto una carrellata di 15 esempi di recenti best cases di web-design made in Japan. È evidente come un sempre crescente grado di fusione tra culture digitali, stia portando a esperimenti notevoli.

Non scontato sottolineare che gli esempi citati siano per lo più siti vetrina e naturalmente non vanno a incidere su meccaniche tipiche degli acquisti online o servizi rivolti al grande pubblico giapponese. Ad ogni modo, resta un probabile trend da seguire con interesse.

that’s a wrap, people!

Leggi tutto il numero 13 su “Il Mestiere”.