Caro Uomo di Cartapesta.

Vorrei tanto potermi crogiolare nel consolatorio pensiero che ,fosse fra un giorno fra due mesi o due anni o due lustri,arriverà quel momento in cui,guardandoti allo specchio,tu possa vederci qualcosa di diverso,rispetto al Nulla a cui sei abituato.

Invece,temo.

Che non appena il barlume remoto e timido ,di una qualche sorta di consapevolezza razionale,si affacci a disturbare il tuo atavico torpore cerebrale.

Qualcuna ti metterà difronte al naso,cotechino e lenticchie.

E tu ,sorridendo ebete,continuerai a vivere come hai sempre finora fatto.

A sbafo,fregandotene di chicchessia e lamentandoti con chiunque.

Infine,chiedendoti:

«Sarà mica avanzato del formaggio?».

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