Quando l’impegno si spinge su vette altissime, la fotografia diventa altro.

Una mostra che è anche un cammino verso il coraggio, la consapevolezza e il desiderio di fare la propria parte, anche con le fotografie.

E’ questa l’esperienza che si vive andando alla mostra di Letizia Battaglia, “Per Pura Passione”, al Maxxi. Si entra in una sorta di gigantesco labirinto dove sono sospesi, a intervalli regolari, oltre 120 scatti in bianco e nero e in grande formato che parlano, in modi diversi, della mafia in Sicilia. E di come si muoia di mafia. Tanto e spesso. Così che a un certo punto, camminando, ti ritrovi a voler calpestare a ogni passo una spiacevole sensazione che si fa strada, quella di una sconfitta che abbiamo subito tutti. Un sentimento inesorabile, come un verdetto.

Ma lo è davvero fino in fondo? Oppure una mostra del genere costituisce una sorta di riscatto, di vendetta e perchè no, di eroica chiamata alle armi? Non c’è solo sangue negli scatti di Letizia Battaglia, persona prima che fotografa, ma anche cuore, un racconto di passione e amore per la bellezza di una terra e di chi la abita. Cronaca violenta, ma anche spiragli di rinascita con una forza potentissima e incendiaria, quella dell’arte.

E allora si scopre in modo evidente che questa mostra è in realtà il racconto di una vittoria, quella contro l’insensibilità, contro la facoltà di immunizzarci dalla percezione del dramma. Al costo di stare male, di raccoglierci in silenzio e non trovare altro da fare che continuare a camminare, dentro le foto, ma anche fuori di esse, oltre la mostra, nelle nostre vite fragili tra persone fragili, cercando ogni volta di guardare in faccia la verità, sfidandola. Perché solo così vinciamo veramente. E in questa battaglia, la lucidità di visione è il nostro migliore alleato.