Le donne e la famiglia di Italo Svevo

Lo scorso marzo mi sono laureata in lettere moderne con una tesi di letteratura di viaggio intitolata Corto viaggio sentimentale: il viaggio come ricerca e autoesplorazione.
La mia tesi è un’analisi della famosa novella incompiuta di Italo Svevo Corto viaggio sentimentale e, più nello specifico, è una ricerca del significato e del senso che il viaggio, fisico e interiore, può avere per il tipico personaggio sveviano.
Ma al di là di ciò, vorrei dedicare questo post al significato della donna e della famiglia borghese nell’opera di Svevo. Un argomento che ha occupato un intero capitolo del mio lavoro.

Le figure femminili sono spesso presenti nei romanzi e nelle novelle di Italo Svevo, ed esse hanno parte attiva e determinante ai fini della narrazione e del corso degli eventi.

Soprattutto nei tre romanzi che questo geniale scrittore ci ha lasciato, ovvero Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno, possiamo ben vedere come esistano due tipi di donne ben distinti e per molti versi opposti, seppur entrambi fondamentali: la moglie e l’amante.

Alla figura della moglie viene riservato l’importante ruolo di aiutare, sostenere e guidare il marito, ovvero l’inetto sveviano che noi tutti conosciamo, nelle scelte della vita e nelle decisioni che da solo non riuscirebbe mai a prendere. E’ quindi la moglie il principale motore che sostiene e alimenta il progredire del protagonista lungo tutta la vicenda. Ella è per suo marito sinonimo di stabilità, sicurezza, autocontrollo, famiglia, ma è allo stesso tempo sottomissione, noia, monotonia, senilità e ruggine. La moglie è la personificazione del perbenismo borghese, è quindi la migliore delle mogli possibili, quella che si prende amorevolmente cura del marito e che gli indica la giusta via da percorrere, senza pretendere troppo in cambio da lui, spesso neanche l’amore.

Italo Svevo con la moglie Livia Veneziani

Il matrimonio per Svevo è il primo vero passo verso l’inevitabile condizione di rigidità, di nausea e di paralisi. Infatti, proprio nel momento in cui l’individuo si sposa e crea una famiglia, geli diventa un ingranaggio dell’enorme macchina sociale che lo spersonificherà sempre di più allontanandolo dalla sua individualità, per costringerlo in ruoli che per indole non gli appartengono, condannandolo ad una vita di menzogna e finzione.

Che cosa sono io quest’oggi? Un padre, un nonno, uno zio. Mi designano per le mie relazioni con altre persone che sono attualmente i veri protagonisti in casa mia. E’ grande la mia virtù adesso. Vivo per gli altri. Finalmente. E’ stato il desiderio della mia vita. Ci sono arrivato, definitivamente. Posso dirmi veramente contento. Sono incline molto allo sbadiglio. Ma forse è questione che di sera si sbadiglia molto e la mia età è una sera prolungata.

In Corto viaggio sentimentale e nelle altre prose della maturità, uno dei temi principali è la polemica contro il nucleo familiare borghese, strettamente collegata alla polemica cittadina. Si tratta infatti di due tempi della stessa tematica che ha inizio con Una vita e che poi si svilupperà fino alla maturità dello scrittore.
La paralisi a cui induce il mondo domestico borghese altro non è che la proiezione di un sintomo di malessere che deriva dalla moderna società borghese, e tale sintomo di malessere viene qui impersonato dalla figura della moglie, che diventa in questo modo l’emblema della società stessa e di questa condizione di disagio e di impossibilità di adattamento.
Tale disagio provoca nei personaggi sveviani un vero e proprio sdoppiamento di personalità in due caratteri opposti: la personalità pubblica, ovvero la maschera da mostrare agli altri, e la personalità privata e nascosta, ovvero la reale essenza dell’io che non può manifestarsi nel quotidiano, ma solo in situazioni estranee ad esso, come il viaggio e il sogno.

Italo Svevo con la moglie Livia Veneziani e la figlia Letizia

L’unico modo per sfuggire a questa monotonia e sentirsi ancora vivi è infrangere i dogmi della moralità borghese, cedere alle proprie passioni, seguire l’istinto, innamorarsi veramente.
E’ qui che subentra la donna amante, che è l’esatto opposto della moglie. Questa donna è per Svevo la passione, il peccato, il rischio, l’instabilità, la precarietà, il desiderio, la felicità e la libertà, seppur momentanea, dalle catene della società e dalla ruggine della famiglia.
L’amante salva l’uomo sveviano dalla sua nevrosi e dal suo malessere, lo libera dal suo stato di senilità e risveglia in lui la passione e il desiderio.

I protagonisti degli scritti di Svevo sono degli uomini disperati e annullati, costretti a dover recitare ruoli che non gli appartengono e sono totalmente consapevoli di questa loro meschina situazione, ma nonostante tutto sanno di essere più fortunati di altri perché riescono ancora a mantenere vive le loro emozioni, e sanno di possedere ancora la propria individualità nonostante debbano continuamente tenerla nascosta al mondo.

La passione che arde per una giovane donna e il desiderio di una vita non più prigioniera delle barriere sociali, ma libera, è il legame che accomuna tutti i protagonisti della letteratura sveviana: è la loro autenticità addormentata ma allo stesso tempo ben presente, che li costringe ai margini di una società senza la quale non potrebbero esistere.